IMPRUNETA – La cosa che sorprende nella tormentata vicenda della lottizzazione delle fornaci Ref e Pesci è la quasi totale assenza della politica. Un intervento urbanistico che stravolge l’assetto sociale del paese con centinaia di nuovi appartamenti, che compromette l’identità del paese – la città del cotto, ricordate? – e che cementifica un’area fragile e paesaggisticamente protetta, ha generato solo discussioni tecnico-legali. Invece di collegare, come sarebbe stato giusto, l’intervento edificatorio al destino e alla vocazione del paese, la questione è degenerata in una discussione in punto di diritto fra burocrati e tecnici per accertare se l’intervento rispetti la legge oppure la circuisca.
Eppure l’Urbanistica è la disciplina che progetta gli equilibri del territorio comunale e indica gli obiettivi di lungo periodo per il suo sviluppo e le regole essenziali per conseguirli. La materia è quindi troppo complessa e delicata per lasciarla agli architetti che, per mestiere, sono spesso inclini a costruire sempre e dovunque; la politica, invece che porsi ai margini e avallare supinamente scelte altrui, dovrebbe rivendicare il suo ruolo di scelta, guida e controllo dell’Urbanistica cioè del futuro del paese.
Invece da questa discussione si sono tirati fuori i rappresentanti politici e il sindaco il quale, una volta cadute le giustificazioni della urgenza di costruire le scuole e/o di conservare il lavoro a operai ormai probabilmente in età pensionabile, si è appiattito sulla ricostruzione fatta dai suoi burocrati delle contorte vicende burocratico-legali.
E’ impressione di molti che il contraddittorio fra la burocrazia e gli immobiliaristi avrebbe potuto essere più stringente in un intervento di queste dimensioni. Qualcuno, nelle osservazioni, ha persino adombrato il pericolo di un possibile conflitto di interessi del tecnico che doveva accertare la questione chiave cioè la sostenibilità idro-geologica del progetto, pericolo che avrebbe potuto essere evitato con il coinvolgimento di esperti “esterni” per confermare le risultanze del tecnico e fornire così una garanzia ulteriore ai preoccupati residenti.
Il popolo sovrano e i suoi rappresentanti sembrano essere stati tagliati fuori da queste discussioni soprattutto mediante l’uso di una lingua diversa dall’italiano e cioè il burocratese legale, il latinorum dei giorni nostri.
In effetti sono le opere più controverse quelle che devono essere corredate da voluminosi faldoni di pareri tecnici, legali e burocratici proprio perché le opere evidentemente utili a tutti e comprensibili non hanno bisogno di un mare magno di carte che si puntellano a vicenda.
I burocrati (e i legali e i tecnici ben retribuiti dei privati) finiscono sempre per prevalere perché solo essi sono in grado di interpretare e utilizzare il flusso magmatico di leggi e regolamenti. E questo non è un bene per la democrazia e per la trasparenza.
Nel caso in questione un supertecnico respinge con sussiego le osservazioni di semplici cittadini, giustamente terrorizzati da un intervento cha appare rischioso visti i precedenti, osservazioni che sarebbero secondo lui “generiche, indirizzate ad un imprecisato catastrofismo, e mettono insieme luoghi e realtà geologiche, geomorfologiche e geotecniche ben diverse tra loro … nulla di più errato! … Se gli osservanti “avessero letto ed analizzato” quanto contenuto nei documenti di Piano sotto forma di dati e di conclusioni, avrebbero compreso l’inopportunità di determinate osservazioni di carattere meramente tecnico … Il monitoraggio geotecnico, dunque, è ineludibile e non può essere scalfito da asserzioni estremamente generiche e non corrette sotto il profilo tecnico-scientifico”.
Ma di chi è la colpa se non abbiamo capito? Invece di richiamare ossessivamente una presunta persecuzione politica, il Sindaco avrebbe fatto meglio a istruire e obbligare i suoi burocrati a dialogare con continuità, in un italiano piano e comprensibile, con la popolazione per eliminare i timori e i sospetti. Non ne è mancato certo il tempo. Convocare una frettolosa conferenza a cose fatte serve solo a eccitare gli animi e i sospetti. Infatti.
Comunque i cittadini, residenti nell’area, saranno ora contenti di sapere che i controlli sulla realizzazione dell’opera saranno a fine lavori, pena … la non concessione della abitabilità. Tranquilli, ci assicurano che ci saranno anche controlli sulle case del vicinato per i tre anni successivi. Se daranno esito negativo c’è sempre lo Zamberletti di turno, pronto a intervenire per puntellare.
Una politica sana con amministratori accorti non avrebbe eccitato sedici osservazioni di cui molte puntuali e ben argomentate che sfoceranno sicuramente in contenziosi amministrativi che si protrarranno ben al di là dell’attuale mandato e serviranno solo ad arricchire ulteriormente i consulenti. Se così tanti cittadini si fidano così poco della propria Amministrazione è sicuramente segno di un pericoloso scollamento al quale ha contribuito il continuo ondeggiamento di scopi e strumenti, tutti però poi dirottati verso una cementificazione insensata in un abitato già saturo di case invendute.
Maria Teresa Lombardini
di Maria Teresa Lombardini
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