E’ un continuo rincorrersi di notizie di lavoratori usati come schiavi dei secoli scorsi.
Addirittura gli schiavisti sono loro conterranei che hanno saltato il fosso, mettendo a loro profitto la conoscenza acquisita e il bisogno dei disperati.
Così anche imprenditori senza scrupoli allungano la catena dei malcapitati sfruttando la situazione e non assumendo operai in zona.
I tanto celebrati prodotti “Made in Italy” sono anche prodotti col sacrificio di poveri “cristi/musulmani/ buddisti” spremuti fino allo sfinimento.
Noi, “cristiani europei” facciamo finta di non vedere e in piccola parte fruiamo di questo sacrificio, acquistando quei prodotti realizzati a basso costo.
Se al momento dell’acquisto lo riteniamo vantaggioso, a lungo andare si ritorcerà contro di noi perché molti lavoratori regolari resteranno disoccupati.
Questo è accaduto nel settore abbigliamento quando comparvero sui mercati prodotti a prezzi stracciati provenienti da paesi orientali, da quel momento iniziò il declino e il trasferimento dei laboratori italiani verso paesi a economia povera, dove la manodopera costava poco. Il nuovo capitalismo “nomade” è alla ricerca continua di investimenti redditizi e a basso costo di gestione.
Quando questi parametri si discostano si abbandona il loco e si trasferisce l’impresa. Per l’agricoltura non è possibile trasferire l’azienda, anche se vengono fatti impianti in paesi extra europei, e allora si punta sul massimo ribasso del costo della manodopera ricorrendo a quanto dicevamo all’inizio.
Noi italiani siamo stati abbagliati dal grande balzo in avanti fatto dagli anni '60 del secolo scorso fino al 2007 anno dal quale è iniziata la nostra discesa economica, con chiusure di fabbriche e licenziamenti di operai.
Oggi ci troviamo in mezzo al guado: pochi addetti all’industria, pochissimi all’agricoltura perché negli anni '60 c’è stata la “disfatta” e ormai siamo tutti vecchi.
I giovani, pochissimi sono stati indirizzati verso tale settore ritenuto “povero, la maggior parte e stata attratta dal settore tecnico/industriale che oggi non è in grado di assorbire tali professionalità.
A lungo andare, se non trovano occupazione dovranno vedersela con quanto è stato prodotto con i salari al ribasso, restando esclusi anche dal consumo dei classici prodotti made in Italy”.
Roberto Borghi
di Roberto Borghi
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