“Molti giudicano le parole di don Francesco senza neanche essere andati a una Messa”

Esprimo immediatamente il mio apprezzamento per il “tono" usato da Luna Piazzini nella sua lettera su don Francesco, tono che la distingue – in modo evidente e meritorio – da coloro che hanno alzato invettive ed improperi contro il parroco di Mercatale, utilizzando l'ospitalità del Gazzettino del Chianti.

 

# ARTICOLO / Sessualità, divorzio, fine vita: le posizioni del parroco di Mercatale dividono i fedeli. Alcuni si sono allontanati dalla chiesa di Santa Maria, in disaccordo con don Francesco. Noi lo abbiamo incontrato

 

Questo apprezzamento, tuttavia , non mi impedisce di commentare in modo critico il “metodo" ed il  “merito" della lettera di Luna Piazzini.

 

In essa vi sono molti elementi, che meriterebbero di essere attentamente esaminati, il che comporterebbe un commento lungo ed esorbitante rispetto alle consuetudini di questo Gazzettino.

 

# LETTERA / Mercatale: "Impressiona la descrizione dell'omosessualità da parte di don Francesco"

 

Mi limiterò, quindi, a commentare solo alcune parti di “metodo" della lettera di Luna Piazzini, le quali sono comuni ad altre lettere critiche nei confronti di don Francesco .

 

La conoscenza del pensiero di don Francesco

 

Molti critici del parroco di Mercatale ammettono candidamente di non frequentare la chiesa, ovvero, di non andare a Messa.

 

Ne deriva che la loro conoscenza del pensiero di don Francesco è indiretta, ovvero, il pensiero (soprattutto le singole frasi) di quest'ultimo è stato loro riferito da terze persone . Il che non è un buon metodo di lavoro .

 

# LETTERA / "Le parole di don Francesco? Tensioni che percorrono tutta la comunità cattolica"

 

Consiglio a Luna Piazzini di fare ciò che pochi giorni fa ha fatto una coppia sancascianese: è venuta a Mercatale a sentire – con le proprie orecchie e la propria intelligenza – l'omelia di don Francesco durante una Messa.

 

Lo consiglio anche perché tra i principii liberali ve n'è uno che recita così: “Conoscere per deliberare" (in questo caso, conoscere per criticare).

 

Libera Chiesa in libero Stato

 

Sì, Luna Piazzini incentra la sua lettera su questo ulteriore principio liberale. Ed allora
non solo è utile citarlo ma, se lo si condivide, anche praticarlo .

 

Quindi, chiedo alla mia interlocutrice , se ha notizia di interventi vocali di don Francesco in eventi pubblici, esterni alla sua funzione di parroco. Personalmente ho via via conosciuto il suo pensiero solo partecipando alla Messa da lui celebrata ed alla Catechesi per adulti da lui tenuta periodicamente.

 

Ancora, personalmente non conosco un articolo scritto da don Francesco né per La Repubblica, né per il Corriere della Sera.

 

Può darsi che siffatti interventi vocali o scritti vi siano stati , epperò, siccome – al momento – nessuno li ha citati, mi permetto di ragionare su questo dato per me fattuale: don Francesco ha manifestato il suo pensiero nell'ambito della sua funzione di parroco.

 

Ciò significa che egli ha messo in atto nell'ambito della Chiesa il principio liberale di “Libera Chiesa in libero Stato"!

 

Sarebbe ben strano che nel 2018 vi fosse qualche esponente politico, che – immemore delle battaglie fatte anche dalla sinistra risorgimentale, laica e socialista per l'affermazione di tale principo liberale – volesse – sulla scia del Partito Comunista Cinese – dei sacerdoti guidati dal motto “Serva Chiesa in libero Stato" .

 

Papa Francesco e don Francesco

 

La lettera di Luna Piazzini si apre con le famose parole di Papa Francesco sugli omosessuali:“Chi sono io per giudicare?".

 

Sono parole “semplici e potenti"; sono parole di un uomo dotato di grande autorità, tuttavia, sono parole di un uomo e come tali analizzabili, discutibili e, infatti, discusse.

 

Qui occorre domandarsi se esse esprimono un concetto valido per tutti e per tutte le circostanze. Osservo subito che, se esse fossero ritenute valide in ogni circostanza, cadrebbe ogni possibilita' di “ giudicare" un ladro, un omicida, uno stupratore, un prete pedofilo.

 

Insomma, crollerebbe, insieme a tribunali e giudici, l'intera “giustizia umana". Ciò dimostra che esse esprimono un concettonon applicabile sempre e comunque, bensì applicabile solo in alcune circostanze e con la dovuta intelligenza.

 

# LETTERA / Mercatale, il dibattito: lettera aperta a don Francesco da un mercatalino

 

Ammettiamo, ora, che una di queste circostanze, in cui tale concetto (tali parole) sia applicabile, sia quella del pensiero (filosofico, religioso, morale).

 

Ebbene, non vedo come Luna Piazzini possa approvare ed apprezzare Papa Francesco nel momento, in cui si sente così modesto da non poter “giudicare gli omosessuali" sul piano religioso, e – di contro – possa non approvare e disprezzare Don Francesco, allorché afferma – sul piano religioso – che il Vangelo  non ammette la pratica carnale omosessuale.

 

Qui non interessa ricordare il racconto biblico di “Sodoma e Gomorra"; qui interessa capire se il “Chi sono io per giudicare?"  valga solo per Papa Francesco o valga anche per Luna Piazzini. Voglio sperare che valga per entrambi (con le dovute conseguenze).

 

Vorrei chiudere, dicendo che per me la questione religiosa è la più delicata e misteriosa della vicenda umana, per cui dico a me stesso ed a quelli con cui vengo in contatto, che essa va affrontata con serietà, senza giudizi preconfezionati, anzi con l'arma del dubbio, ovvero, ricordando ciò che scrisse nel 1986 Richard Dawkins (il capostipite del neodarwinismo): “I sistemi viventi danno l'impressione di essere stati progettati per uno scopo".

 

Aggiunse , però, che si trattava sicuramente di una impressione sbagliata. Si noti, però, il termine “impressione" in bocca ad uno scienziato, il quale lavora sempre su dati verificabili e non su impressioni o sensazioni.

 

Alessandro Sardelli

 

IL DIRETTORE RISPONDE

 

Come direttore del Gazzettino del Chianti mi sento di spendere due righe per rispondere a una piccola parte della lunga (e molto interessante) lettera che ci ha scritto Alessandro Sardelli. Che ho letto con molta attenzione.

 

Con una premessa: come giornale ci siamo occupati delle emozioni e delle questioni sollevate dalle omelie di don Francesco, a Mercatale, nell'unico modo in cui (secondo me) si può fare questo mestiere.

 

Documentandoci di persona (e quindi andando a seguire le omelie). E poi, prima di scrivere, suonando alla porta di don Francesco e facendosi raccontare da lui le sue sensazioni, impressioni, idee.

 

E' nato da quell'articolo un dibattito che so sta animando nel profondo la comunità mercatalina. E se è un dibattito positivo, teso a capire, confrontarsi, non può che portare a qualcosa di buono.

 

Tengo solo a dire al buon Alessandro Sardelli che il nostro giornale non ha mai ospitato "invettive ed improperi contro il parroco di Mercatale".

 

Anzi, le lettere che abbiamo pubblicato (come tutte le lettere e gli interventi che pubblichiamo), ognuna con il suo pensiero, è sempre stata rispettosa delle persone. Basta andare semplicemente a rileggersele: anche in questa pagina ci sono tutti i link.

 

Matteo Pucci

di Alessandro Sardelli

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