“Ecco i punti su cui dovrebbe puntare il futuro sindaco di Impruneta”

Caro direttore, molte sono le cose che complicano la vita dei sindaci: popolazioni sempre più rancorose, burocrazie perditempo e un sistema giudiziario paralizzante.

 

Mentre le competenze richieste si moltiplicano, sono pochi coloro disposti a candidarsi anche perché la mentalità imperante dell’uno vale uno allontana le persone qualificate equiparandole a chi sa solo spargere invettive becere e scemenze irresponsabili o ad altri che pensano che fare il sindaco consista nel postare chiacchiere e selfie sui social.

 

A Impruneta i candidati validi sbattono anche contro l’abulia di una popolazione distratta dalle feste e l’ostilità dei capetti della sinistra che da sempre sponsorizzano candidati inadatti ma fedeli, salvo poi smarcarsi alla fine di disastrosi mandati… per proporre equilibri più avanzati.

 

Per rianimare questo paese moribondo dopo decenni di gestione amatoriale, il sindaco avrebbe bisogno di cultura e capacità di ascolto e soprattutto di esperienza gestionale e leadership per scegliere assessori e dirigenti orientati all’iniziativa e all’innovazione.

 

I compiti del Comune sono definiti e circoscritti dalla legge che limita le risorse e irrigidisce la destinazione della spesa. Una politica di solidarietà sociale e di sviluppo può essere quindi attuata solo da persone che utilizzano i pochi soldi con efficacia e senza sprechi in una visione di lungo termine.

 

Le liste dovrebbero quindi puntare meno su improbabili “programmi dal basso” e più sulla personalità del futuro sindaco che dovrà:

 

– fissare  gli obiettivi secondo le vocazioni culturali del paese.

 

– creare un gruppo di comando piccolo, entusiasta e competente e non etero diretto dai partiti o dalle cricche.

 

– assicurare che le decisioni di spesa siano coerenti con le priorità complessive senza l’assegnazione di risorse discrezionali a singoli assessorati o uffici onde evitare feudi clientelari.

 

– trasmettere al personale una volontà unica, assegnare a ognuno specifiche responsabilità delle quali risponde e imporre sistemi premianti basati su obiettivi semplici e verificabili, non più stabiliti dagli stessi burocrati.

 

– esigere legalità assoluta in materia di edilizia, tributi e CDS per recuperare il controllo del territorio.

 

– garantire la veridicità dei bilanci senza addossare alle successive amministrazioni il peso delle scelte spenderecce.

 

– confrontarsi con i cittadini, singoli o associati senza filtri burocratici.

 

Poiché la qualità degli eletti dipende dal livello di consapevolezza degli elettori, per cambiare le cose, gli imprunetini dovrebbero lasciare da parte il menefreghismo e il mugugno e partecipare alla vita politica e culturale del paese, interessarsi ai problemi ed essere disposti a rompere le abitudini di voto rivelatisi improduttive.

 

Dopo tutto si tratta di scegliere a chi affidare le migliaia di sudatissimi euro che ogni famiglia versa al Comune annualmente, per ottenere così poco.

 

Gli elettori potrebbero sostenere credibili candidati indipendenti o, meglio, irrompere nei partiti di riferimento per imporre criteri seri di scelta e per pensionare i “grandi elettori” che tanti danni hanno fatto.

 

D’altro canto, coloro che, per giusta ambizione o per senso civico, vogliono impegnarsi in prima persona devono farsi avanti da subito e marcare con convinzione una netta discontinuità con il passato, senza tabù né di destra né di sinistra, raccogliendo il consenso attorno a poche ed essenziali priorità come la riorganizzazione della macchina comunale, il recupero delle risorse e l’efficacia delle spese.

 

Inoltre il candidato deve indicare subito un gruppo di persone riconosciute come competenti per rassicurare i cittadini che la giunta che propone, possiede complessivamente le necessarie competenze.

 

Accordicchi sottobanco con i soliti personaggini che zampettano da una cordata politica all’altra per tenersi a galla con ripicche e polemiche personali, alimenterebbero solamente l’astensione col rischio di mandare al potere una confraternita ancor più ristretta.

 

Giuseppe Aglietti

di Giuseppe Aglietti

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