“Meno famiglie, commercianti e artigiani: una riflessione per lo sviluppo urbanistico”

Nella vita delle comunità, siano esse piccole come un paese o grandi come una nazione, i fenomeni sociali spesso avvengono inizialmente con un movimento poco visibile perché molto lento, ma che poi gradatamente aumenta, fino a diventare la classica palla di neve che, scivolando dalla montagna, finisce per diventare una valanga.

 

Per l'Italia e – nel nostro piccolo – per il Comune di San Casciano, i fenomeni sociali, che stanno cambiando il volto delle nostre comunità sono dati dalla “crisi delle nascite" e dall'invecchiamento della popolazione.

 

Su questi due fenomeni sociali, che adesso sono sotto gli occhi di tutti, per le piccole comunità collocate ad una certa distanza dai grandi centri urbani si è innestato un altro processo sociale, quello della rarefazione dei commercianti e degli artigiani.

 

Per i primi esso è dovuto alla proliferazione dei grandi centri commerciali ed ora anche alla crescita delle vendite via Internet.

 

Per i secondi esso è dovuto ancora una volta ai grandi centri commerciali (si pensi ai lavori
in legno), oppure alla necessità di avere spazi di lavoro completamente diversi dalle vecchie botteghe artigiane; spazi i quali  normalmente sono collocati in più o meno grandi zone produttive.

 

Cosa rappresentano per una  comunità,  per un paese i negozi e le botteghe artigiane? Essi rappresentano – assieme ai servizi di pubblica utilità –  il tessuto connettivo, ossia connettono, “tengono insieme" gli abitanti del paese – giovani e vecchi, ricchi e poveri – e  i fabbricati in cui questi abitanti vivono.

 

Non solo. Quando un negozio chiude c'è sì una forma di “vitalità" che cessa di essere presente in paese per 12 ore il giorno, ma c'è anche la perdita di un posto di lavoro e – spesso  – conseguentemente la perdita di uno o due abitanti di quel paese.

 

Ed è cosìche inizia il suo declino.

 

Senza una scuola, senza l'ufficio postale, senza un negozio i paesi prima si svuotano e poi iniziano a morire.

 

E che questo sia vero ce lo testimoniano di tanto in tanto i giornali e le televisioni, parlando di paesi ove sono rimasti solo pochi ottuagenari, che vogliono attendere la morte laddove hanno sempre vissuto: nella propria casa, nel proprio paese.

 

Ed allora, di fronte ai negozi, che aprono e chiudono a San Casciano, ai negozi che chiudono per non più riaprire a Mercatale ed alla Romola, all'ufficio postale chiuso e non più riaperto di Montefiridolfi, alla tentata chiusura dell'ufficio postale de La Romola, alla lenta ma continua diminuzione del numero delle classi della scuola elementare nell'intero nostro comune, il compito dell'amministrazione comunale è quello di tenere sotto stretto controllo tutti questi dati, al fine di mettere in atto delle politiche urbanistiche, tributarie, culturali e sportive, che tentino di arginare (se lo si vuole arginare) il fenomeno del declino e poi della morte dei nostri paesi.

 

In questi giorni il nostro Comune sta per programmare attraverso il Piano Strutturale ed il Piano Operativo la vita urbanistica, edilizia, sociale della comunità sancascianese per i prossimi 10 anni .

 

E' possibile fare questa programmazione con i dati sulla popolazione, sulle classi demografiche,  sulle presenze commerciali, artigianali, professionali, ricettive risalenti – in gran parte – al 2007, ovvero a quando fu impostato il primo Piano Strutturale di San Casciano?

 

E' possibile, ma non corrisponde alla sfida che il tempo attuale con le sue trasformazioni ci presenta.

 

Tale sfida può essere affrontata solo conoscendo perfettamente le linee di tendenza che in questi anni sono venute avanti a San Casciano, a Mercatale, a La Romola ed in tutte le altre frazioni, che storicamente caratterizzano il nostro comune.

 

Dobbiamo conoscere queste linee per sapere se questa o quella comunità (questo o quel paese) è entrata in quella fase per cui la palla di neve ha iniziato a diventare una piccola valanga.

 

E' in forza di tale conoscenza che è possibile (non certo) fermare la piccola valanga, spezzarla e renderla innocua attraverso interventi, che adesso possono  essere solo dei punti di domanda: è utile o no consentire nuove costruzioni residenziali? E' utile o no impedire nei nostri centri storici la trasformazione in residenza di ex negozi, ormai inutilizzati da anni?

 

E' utile o no favorire la sopravvivenza nei nostri centri storici dei negozi ancora funzionanti ed incoraggiare la riapertura di alcuni di quelli, che non lo sono più, attraverso una politica  tributaria di favore (ad esempio sulla tassa  per la nettezza urbana)? 

 

E' utile o no mantenere ad ogni costo in ognuna delle nostre storiche frazioni  – per lo meno – un plesso scolastico (di scuola materna, o elementare o media)? 

 

Questi punti di domanda potrebbero essere anche molti altri se si muove, però, da un "centro" preciso e si danno delle risposte , che a questo “centro" riconducono: l'uomo.

 

Le case, le chiese, le strade, le scuole, i circoli sono stati costruiti nel passato e lo saranno anche in futuro in funzione dell'uomo, delle sue necessità di vita materiale, spirituale, sociale.

 

E queste necessità si sono da sempre concretizzate in luoghi, che si chiamano paesi.

 

Programmare la vita degli uomini sancascianesi per i prossimi 10 anni significa prima di tutto conoscere i bisogni di questi uomini e poi dire in forma pubblica se si vuole che tali bisogni siano soddisfatti – per lo meno in buona parte ed in quale modo –  nei paesi, che storicamente contraddistinguono il nostro comune.

 

Alessandro Sardelli

di Alessandro Sardelli

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