“Io, cacciatore con 54 licenze, vi racconto tutti i problemi della caccia”

Ho 54 licenze di caccia e pur essendo un passionista della caccia vera ma scomparsa (setter e selvaggina stanziale) da qualche anno ho preso, superando gli esami l’autorizzazione per la caccia di selezione al cinghiale e al capriolo.

 

La decisione di effettuare questo tipo di caccia mi è venuta per il fatto che ho perso alcuni cani attaccati dal cinghiale e poi perché la considero un diversivo alla caccia cui sono appassionato perché, al contrario della battuta che odio per la confusione e i danni che fanno nei nostri boschi, senti, nei momenti che sei alla posta, tutti i rumori della natura, il canto degli uccelli, il muoversi di altri animali, il rumore delle foglie mosse dal vento e sei solo.

 

Dopo questa premessa, per me importantissima, rifletto su alcuni aspetti che ritengo utili alla buona riuscita di questo tipo di caccia e cioè:

 

Nel 2017 l’ISPRA ha proposto per la caccia di selezione al cinghiale la pasturazione mediante mais in piccole quantità (1 kg????) per dare modo al cinghiale (animale che predilige il bosco) di uscire allo scoperto, non sempre ma con qualche speranza in più, negli orari previsti dalla caccia di selezione.

 

La Regione Toscana ha espresso parere contrario e nella maggior parte dei casi succede che si sforano gli orari stabiliti o che bracconieri viaggino nelle strade di campagna al di fuori dagli orari consentiti con fari potenti al fine di raggiungere l’obbiettivo di sparare e sparare pericolosamente (vergogna anche per loro) ma vergogna anche per la Regione poiché la proposta dell’ISPRA non era così tragica

 

Ricordi di altri tempi.

 

Oggi in un momento in cui non ti va di pensare al lavoro e ad altre cose che quotidianamente ti riempiono la testa, mi viene in mente una parola che non è misteriosa ma molto comune e altrettanto bella e fa parte della mia vita da sempre 54 licenze e caccia con i cani da penna senza disdegnare e anche solo sentire, una vera canizza sulla lepre “LA CACCIA”.

 

Questa parola, lasciamo perdere la Brambilla e altri come lei, è così piena di fascino, fantasia, nostalgie, illusioni e sogni quanto nessuno può immaginare o quanto meno, se lo immagina, tutto si inserisce in un vortice di ricordi più o meno lontani che ti fanno vivere sensazioni lontane/vicine ma indimenticabili.

 

La CACCIAè l’anteprima della vita e della morte, è la voglia “non il potere” di confrontarsi con la natura, di viverla in ogni suo aspetto, di viverla da solo o con le persona/persone/animali/natura/ambienti/disagi e gioie che la stessa ti può regalare; è insomma qualcosa che non ha paragoni con nient’altro perché ti fa guardare dentro te stesso anche quando, sgombrata la tua mente dalle tragedie del mondo (che schifo), ti siedi in un bosco con accanto il tuo ausiliare senti il fruscio del vento, senti le piante che vivono, senti che intorno a te c’è qualcuno che ti vuol parlare e ti rendi conto che anche quello fa parte del tuo mondo, solo in quei momenti te ne rendi conto.

 

 

LA REALTA’

 

Già da diversi anni tutto quanto sopra è rimasto per pochissimi; lotte interne alle associazioni venatorie, lotte politiche per accaparrarsi i voti a livello regionale, lotte fra cacciatori per far prevalere le scelte sulle varie tipologie di caccia, bracconieri a iosa più o meno compiacenti con chi deve fare i controlli e/o chi i controlli non li fa di proposito.

 

Vedi migratoristi e altri che la mattina vanno allo spollo dei tordi e con quella scusa uccidono beccacce a iosa privando di questo ben di Dio chi ha passione per la caccia a questo bellissimo selvatico con il cane da ferma. E non mi si smentisca perché lo sanno tutti.

 

Meno chi dovrebbe controllare e, al proposito, ora si potrebbe trovare la scusa che i controllori sono pochi perché destinati ad altri servizi. Ma alcuni anni fa, non così tanti, quando erano sufficientemente numerosi cosa facevano… niente.

 

Tutti ne parlano e se ne vantano, e ne consegue che ci siano minacce verbali e di più verso chi contrasta o giudica o si esprime contro chi pensa di avere dei diritti ingiustificati e inammissibili. O addirittura chi pensa che un determinato territorio sia solo suo ed altri sono fuori luogo e/o non ne abbiano titolo (macchine danneggiate, cani avvelenati, diverbi verbali e più con promesse di…).

 

Dopo quanto sopra, già deludente, ATC che effettuano lanci di animali pagati dai cacciatori in periodi in  cui le volpi si fanno i baffi, animali abituati ai farinacei e alla rete delle voliere tanto che quando ne trovano una sorridono perché gli sembra di essere ritornati a casa.

 

Non ci sono lanci di fagiani da cova nel periodo giusto, ripopolamenti lasciati in gran parte al loro destino, non ci sono scambi di selvatici tra i vari ripopolamenti, importantissimo per evitare consanguineità e quindi renderli molto più resistenti alle malattie, riserve private affittate senza controllo o addirittura affittate giornalmente non per caccia su animali decentemente veri ma su animali lanciati 10 minuti prima, con un foglino bianco per far vedere dove è stato messo il selvatico.

 

Questo e altro ancora sarebbe già sufficiente per far perdere l’amore per un qualcosa che i nostri nonni e babbi hanno tramandato ai figli. E invece, ad aggravare tutto ciò, ecco la ciliegina sulla torta, “LA CACCIA AL CINGHIALE IN BATTUTA”; questa ultima richiederebbe pagine di considerazioni e valutazioni, ma, nella certezza che starò sulle palle a tanti mi voglio limitare al minimo indispensabile.

 

Premesso che non ho niente contro questo tipo di caccia e con chi la  pratica, vorrei però provarmi a puntualizzare alcune cose e proporre alternative considerato che oltretutto, negli anni, sia per la colonizzazione da parte del cinghiale di nuovi areali, sia per le profonde modificazioni ambientali e socio-culturali cui è andato incontro il mondo rurale e quello naturale.

 

In molti contesti ambientali la braccata ha dimostrato la sua inadeguatezza: il prelievo è quasi sempre rivolto esclusivamente verso soggetti adulti (quelli che, in corsa fra la vegetazione, si vedono meglio) e invece sono proprio le bande di giovani appartenenti a popolazioni fortemente destrutturate, magari allontanati da mute totalmente fuori controllo decine di chilometri dai territori conosciuti, a creare i maggiori danni alle colture agricole.

 

E’ davvero grottesco che, da determinate associazioni, giungano accuse scandalose, pregne di falsità, demagogia e interessi di bottega, nei confronti della caccia di selezione “che non ha assolto i compiti che si era prefissata”, in quanto gli ungulati sono aumentati in modo esponenziale diventando la nemesi dell’agricoltura e il pericolo pubblico numero uno, quando sono proprio i cinghiali non gestiti o, per essere più precisi, gestiti in modo assolutamente inadeguato, a provocare il 90% dei danni.

 

Perché nessuno ha il coraggio di dire apertamente queste cose? Perché i cinghialai sono tanti? Certo, è vero, i cinghialai sono tanti, ma questo non vuole dire che molti di loro non comprendano la realtà delle cose e che non siano attenti ai cambiamenti e alle necessità di un mondo, quello naturale, in continua evoluzione.

 

E’ un errore credere che le braccate siano indispensabili: sono certamente possibili se condotte con giudizio, in un contesto più ampio di gestione della specie, ma assolutamente non indispensabili, come ci insegnano tutte le nazioni dove, pur con situazioni orografiche e vegetazionali paragonabili alla nostra, la gestione del cinghiale è davvero condotta con pragmatismo e senza clientelarismi, con massima soddisfazione di tutte le componenti sociali che dal territorio traggono il loro interesse, sia economico (e penso ovviamente agli agricoltori), sia ludico.

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PUNTUALIZZAZIONI

 

Chi ama questa caccia, e sono gli stessi che hanno immesso animali non autoctoni, che hanno condizionato ambienti, tradizioni e tutto il mondo venatorio vero dovrebbero essere così modesti e intelligenti da rivedere alcune “regole” fondamentali.

 

PROPOSTE

 

Il loro calendario venatorio dovrebbe limitare la cacciata un solo giorno alla settimana e mai di seguito nella stessa zona dove hanno cacciato la volta precedente; questo al fine di dare la possibilità alla selvaggina stanziale di rientrare nei boschi e/o nelle aree che abitualmente hanno frequentato da quando sono nati o lanciati

 

Essere così modesti da riconoscere che sono privilegiati rispetto a tutti gli altri cacciatori perché sono tanti e fanno gola sia allo Stato che alle Regioni alle ATC e alle Assicurazioni per i contributi in €. che versano condizionando le scelte in fase di redazione di Calendari Venatori, di riunioni di cacciatori associati e quant’altro…chi si fa comprare non scomparirà mai

 

Essere così modesti da mettere a loro pari altri cacciatori che non amano questo tipo di caccia ma che desiderano una caccia più modesta ma piena di quei principi che ha sempre dato la caccia tradizionale

 

ALTERNATIVE

 

Questa è la caccia da un decennio ad oggi e in parte ancora prima di un decennio e non credo sia giusto, e vale per tutti i cacciatori, che continui in questo modo poiché così finirà tutta la caccia e per tutti;

 

Visto che ogni cacciatore ha un tipo di caccia che predilige vedi migratoria, stanziale, cervidi e bovidi in battuta, alla cerca e/o in selezione propongo quanto segue.

 

Ognuno di noi dovrebbe praticare solo la tipologia di caccia che lo soddisfa, quella che sceglie e solo quella in modo tale che, chi per esempio ha scelto la caccia alla migratoria nel caso della preapertura e in seguito solo chi ha scelto la migratoria può andare e non può fare nient’altro che la migratoria per tutta l’annata venatoria; chi sceglie la stanziale non può andare alla migratoria ma può cacciare solo la stanziale, chi sceglie i bovidi può andare solo a quelli in battuta ad eccezione della caccia di selezione che può essere effettuata da tutti quelli che ne hanno titolo e sono registrati nella propria Regione come selettori.

 

Potrà sembrare una proposta limitativa ma vi sembra migliore quanto succede ora e cioè che alla preapertura ci siano migliaia di cacciatori che quel giorno o quei giorni aggrediscono le campagne e poi della migratoria non gli interessa più nulla e di seguito, all’apertura generale, cacciatori che della stanziale non gliene frega nulla ma invadono le campagne e uccidono animali stanziali che invece sono l’essenza della caccia per chi ama questo tipo di selvaggina e ancora all’apertura della caccia ai bovidi (Cinghiale), migratoristi e stanzialisti per modo di dire vanno a incrementare le squadre e i cacciatori che amano la caccia in battuta.

 

In poche parole sui tesserini venatori ci dovrebbe essere questa distinzione che premierebbe sicuramente tutti i cacciatori e nel contempo si eviterebbe di danneggiare, per i migratoristi chi ama la tortora, il colombo, il tordo, il merlo e le anatre in generale e per questo fa sacrifici enormi per l’addestramento, le chiuse dei richiami e quant’altro li riguarda, per gli stanzialisti e per i cacciatori di cinghiale in battuta l’addestramento e la preparazione dei cani con tutto quello che ne segue.

 

E con questo chiudo “rispettiamoci e ne trarrà beneficio la caccia in generale e soprattutto quella passione che oggi è stravolta da chi fa tutte le caccie e tutte generalmente male e come principio c’è solo quello di imbracciare il fucile e sparare”. Mi sono dilungato troppo e scusatemi.

 

Aldo Romei

di Aldo Romei

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