Dopo aver smascherato i ladri-truffatori che nei giorni scorsi avevano suonato alla sua porta cercando di mettere a segno l'ormai famosa "truffa dell'acqua", riceviamo e pubblichiamo la lettera della sancascianese protagonista dell'episodio che, con grande amarezza, ci racconta come ci si sente… dopo.
Cara redazione,il tentativo della truffa dell’acqua di ieri mi ha invitato a certe considerazioni molto amare, specialmente per un anziano.
Prendiamo in esame l’aspetto della visita di uno sconosciuto, non necessariamente un malfattore, e vediamo quali reazioni è in grado di suscitare in me.
Primo: non apro la porta ma guardo dalla finestra e chiedo da lì il motivo della sua presenza.
Secondo: sono all’erta perché so di essere fragile per l’età e per l’isolamento della casa.
Terzo: diffido perché ormai si sa che non si presenta mai nessuno, che non sia il corriere il postino …., con buone intenzioni
Quarto: non sono disponibile a nulla e, di fronte a chi avesse davvero bisogno, non crederei una sola parola e gli chiuderei la porta in faccia (metaforicamente perché la porta io non l’apro mai).
I ladri e i truffatori mi hanno danneggiata?
Certamente, i ladri hanno preso cose mie alle quali tenevo molto e mi hanno privato anche di quelle che non hanno portato via materialmente e che ora contribuiscono al decoro di una cassetta di sicurezza di una banca, dalla quale non escono mai.
Mi hanno tolto sicurezze e le hanno rimpiazzate con paura e diffidenza.
Ricordo come venivano accolti gli sconosciuti nella mia casa di bambina: nessuno rimaneva sulla porta, tutti venivano inviatati ad entrare e a sedersi. Veniva loro offerto da bere e, solo dopo, veniva chiesto il motivo della visita.
Nessun povero usciva a mani vuote e tutti venivano ascoltati con attenzione.
Dunque io non ci ho rimesso nulla? Io direi che ci ho rimesso tutto.
Lettera firmata
di Lettera firmata
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