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domenica 2 Ottobre 2022
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    Angioplastica in Day Hospital al Santa Maria Annunziata: primo ospedale in Toscana. Con dimissioni in giornata

    La dottoressa Tania Chechi, direttore cardiologia interventistica: "Turn over di posti letto strategico durante la pandemia"

    PONTE A NICCHERI (BAGNO A RIPOLI) – La cardiologia interventistica dell’ospedale Santa Maria Annunziata è fra i centri con il più alto numero di procedure di angioplastica coronarica in Toscana.

    Ed è uno dei pochi centri in Italia – l’unico a livello regionale – che realizza questi interventi in regime di Day Hospital.

    Attraverso la procedura mininvasiva dell’angioplastica percutanea viene trattata la malattia coronarica, sia nei pazienti con sindromi coronariche acute (come l’infarto), sia in pazienti più stabili con episodi di angina da sforzo.

    La cardiologia interventistica dell’ospedale di Ponte a Niccheri è diretta dalla dottoressa Tania Chechi ed è polo aziendale per la cardiologia interventistica e per il percorso di angioplastica primaria nell’infarto miocardico acuto.

    L’approccio adottato nelle sale di emodinamica dai cardiologi interventisti dell’OSMA, è per il 90% quello radiale (l’altro è quello femorale): le procedure vengono eseguite attraverso le arterie radiali, un trattamento che consente la deambulazione immediata del paziente e quindi di poter applicare il programma di angioplastica in Day Hospital.

    I tempi di recupero per il paziente trattato attraverso l’arteria radiale sono davvero molto brevi per cui già il giorno stesso in cui è stato sottoposto a angioplastica, può lasciare l’ospedale e tornare a casa.

    Il comfort del paziente è maggiore, ma il beneficio di questa pratica clinica si è manifestato in questi anni anche a livello organizzativo.

    “Abbiamo una casistica fra le prime in Toscana di procedure di angioplastica con turn over di posti letto importante – spiega la dottoressa Chechi – che ci ha indotto a usare il regime di day-hospital per le procedure di angioplastica coronarica”.

    “Questa modalità – rimarca – non solo trova apprezzamento da parte del paziente ma si è rivelata molto sicura. Tale approccio ha permesso durante la pandemia di continuare a trattare i pazienti elettivi e di avere una minore riduzione di interventi rispetto ad altre strutture”.

    “Poter trattare i pazienti attraverso il regime del Day Hospital – specifica ancora la dottoressa Chechi – ha consentito di non intaccare quei posti letto che potevano servire ai malati Covid”.

    Risultati del genere sono frutto anche dell’evoluzione tecnologica che la cardiologia interventistica ha conosciuto in questi anni, grazie a una sempre minore invasività delle procedure e a interventi sempre più “minimalisti”.

    Consolidando in maniera definitiva il ruolo dell’ospedale di Ponte a Niccheri nel trattamento della cardiopatia ischemica sia nella fase acuta che cronica.

    @RIPRODUZIONE RISERVATA

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