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martedì 28 Giugno 2022
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    I dubbi dei residenti anche sulle “requisizioni” temporanee

    "L’unica cosa che abbiamo ottenuto è stato l’annullamento della nuova strada vicinale che avrebbe devastato i campi, ma è magra consolazione".

     

    Un preoccupato Gilberto Lazzeri srotola il nuovo progetto ricevuto dalla Società Autostrade, dove in effetti quella lingua gialla che si infilava fra oliveti e pendii di Antella, non c’è più. Gilberto, come altre decine di abitanti della zona, vive da anni con la spada di Damocle dell’esproprio di terreni o abitazioni, per far spazio alla terza corsia della A1.

     

    Una storia iniziata nel 2005 con i primi contatti fra Autostrade e amministrazione, passata per le prime raccomandate ricevute nel 2007, poi esplosa nelle tumultuose assemblee popolari. L’ultima, dell’aprile 2010, denotò un forte contrasto fra cittadinanza e amministrazione comunale e regionale (l’allora Assessore Conti fu contestato apertamente), tanto che da allora nessun incontro è più stato indetto.

     

    "Purtroppo – continua Lazzeri – oltre al mantenimento del ponte di via Romanelli, non abbiamo ricevuto rassicurazioni su nessuno dei dubbi sollevati. Quanto dureranno i lavori? In che stato ci verranno resi i terreni espropriati in via temporanea? L’unica certezza è che fra due settimane ce li porteranno via».

     

    Già, perché la novità è arrivata via posta. Con una lettera dei primi di novembre, i residenti vengono informati che il prossimo 23 novembre perderanno i possedimenti soggetti ad esproprio, "ma senza sapere altro sulle modalità. Ci dicono solo che per quella data dobbiamo sgombrare le aree interessate".

     

    E arriveranno “finalmente” i tecnici, quelli che non si sono mai affacciati ufficialmente, salvo rari casi, alle porte degli abitanti della zona, per descrivere l’iter del progetto. "A me toglieranno 11.700 metri quadri di oliveto – dice Lazzeri – oltre all’accesso alla strada dal civico 41 (nella foto piccola), posso solo sperare di poterlo spostare a monte, ma la vedo difficile. Ma il danno peggiore potrebbe riguardare la rete idrica interna che collega tutte le case del Cisale (nella foto grande l'ingresso) ai pozzi, dato che qui non arriva la rete comunale. Se i lavori la danneggiassero, resteremmo tutti senz’acqua».

     

    In mezzo a una selva di “forse” e “speriamo”, in che modo il Comune di Bagno a Ripoli deciderà di porsi a difesa dei diritti dei propri cittadini? «Durante l’ultimo consiglio comunale se ne è parlato – racconta Beatrice Bensi, capogruppo di Cittadinanza Attiva – esortando l’assessore competente (Claudio Tonarelli, n.d.r.) a rimettere in piedi un contatto efficace con coloro che stanno vivendo, ormai in diretta, la sparizione dei terreni o addirittura delle abitazioni. Anni fa fu istituito uno sportello apposito nel palazzo comunale, penso che si possa e si debba riaprire, in una situazione come questa».

     

    E sarebbe un bel gesto se magari qualcuno dell’amministrazione ripolese presenziasse al momento degli espropri, il 23 mattina.
     

    di Leonardo Pasquinelli

    © RIPRODUZIONE RISERVATA

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