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mercoledì 5 Ottobre 2022
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    La presa di posizione della comunità Cristo è la Risposta sulla spinosa vicenda

    BAGNO A RIPOLI – Hanno affidato a una nota ufficiale la loro presa di posizione in merito alla notizia uscita nei giorni scorsi, secondo la quale Michelle Martin, moglie del mostro di Marcinelle, Marc Dutroux, condannata a 30 anni di reclusione per la complicità con il martito negli omicidi di sei ragazzine, sarebbe venuta in visita alla loro comunità per prendere accordi per scontare lì un periodo della pena (clicca qui per leggere l'articolo).

     

    La comunità in questione è quella di "Cristo è la Risposta", che da mesi con i suoi container e tendoni occupa uno spazio pubblico a Ponte a Niccheri, di fronte a biblioteca, scuola, stazione dei carabinieri.

     

    In cambio la comunità religiosa itinerante svolge tutta una serie di laviri di piccola manutenzione davvero preziosi per l'amministrazione comunale ripolese.

     

    E' Paul Schafer, per la comunità di "Cristo è la Risposta", a "diffondere qualche precisazione per fare chiarezza sulla vicenda".

     

    "Nel mese di agosto dello scorso – inizia Schafer – anno abbiamo ricevuto una richiesta preventiva da alcuni credenti evangelici belgi che conosciamo da svariati anni. Richiesta concernente una loro breve visita in cui avrebbero accompagnato una cittadina belga recentemente scarcerata".

     

    "Il motivo della visita – prosegue – era quello di offrire a questa persona un breve tempo (5-7 giorni) di preghiera e riflessione in un luogo tranquillo e riservato. Nella comunicazione non ci veniva fornito il nominativo della persona e venivano espressi dubbi riguardo la possibilità di un eventuale permesso di espatrio della persona stessa".

     

    "Abbiamo da subito espresso le nostre perplessità in merito – continua – ma, come abitudine del nostro Centro, non abbiamo escluso a priori l’ipotesi, rimandando ogni decisione agli eventuali sviluppi della vicenda. Nei mesi seguenti le rare comunicazioni con i nostri interlocutori vertevano sul fatto che non vi erano novità in un senso o nell’altro, e a nostro parere ciò stava a indicare che il progetto non avrebbe avuto un seguito".

     

    "Il 10 dicembre 2013 – continua il racconto – abbiamo ricevuto la visita senza preavviso di due giornalisti provenienti dal Belgio che ci comunicavano che, secondo loro fonti riservate all’interno del tribunale belga di competenza, la persona in questione avrebbe effettivamente potuto ottenere dal giudice di sorveglianza un permesso di espatrio per un breve periodo tempo, ma allo stesso tempo ci confermavano che tale permesso non era ancora stato concesso".

     

    "Dopo il colloquio con i giornalisti belgi – precista Schafer – e solo a quel punto, venivamo a conoscenza del nominativo e della situazione pregressa della cittadina belga su cui verteva la vicenda, e questo contribuiva a chiarire le dimensioni della questione".

     

    "In seguito a questo sviluppo – tiene a precisare – nella serata stessa del 10 dicembre comunicavamo ai nostri interlocutori in Belgio (le uniche persone con cui, nei mesi precedenti, sono intercorsi contatti in merito) la nostra impossibilità a ricevere la cittadina belga, in quanto mancavano le condizioni per garantire la sua incolumità fisica e la tranquillità necessaria ad avere quel tempo di preghiera e riflessione personale".

     

    "Il 2 gennaio – dice ancora – alla persona in questione veniva concesso un permesso per l’espatrio della durata di 7 giorni, a nostra totale insaputa, e conseguentemente si scatenava, prima in Belgio e a seguire in Italia, una “tempesta mediatica” di vaste proporzioni. Non siamo a conoscenza del motivo per cui la nostra dichiarazione di rifiuto alla visita della cittadina belga, che, rimarchiamo, è stata comunicata il 10 dicembre 2013, non sia pervenuta alle autorità di competenza".

     

    "Esprimendo il nostro rincrescimento per quanto accaduto – conclude – auspichiamo che questa nostra comunicazione possa fare ulteriore chiarezza in una situazione quanto mai difficile e delicata".

    di Matteo Pucci

    © RIPRODUZIONE RISERVATA

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