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giovedì 30 Giugno 2022
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    La storia delle sarte, delle mascherine cucite, della beneficenza all’OSMA

    Tutto è iniziato da Grassina per "irradiarsi" nel territorio comunale. Una delle belle storie in mezzo alla pandemia

    BAGNO A RIPOLI – Siamo a Grassina. Dove, come in molti altri paesi, nell’emergenza alcune donne del paese si sono messe a fare quello che hanno fatto per tutta la vita. Alcune per mestiere altre per necessità.

    Abituate ad usare le mani e capaci nel farlo, hanno risposto nei primissimi giorni alla necessità che incalzava: cucire mascherine di protezione anti contagio Covid-19.

    Lo hanno fatto privatamente, ognuna a casa propria, per la comunità. E le distribuivano inizialmente a chi ne aveva bisogno, dagli operatori delle associazioni di volontariato a coloro che svolgevano mansioni al pubblico.

    Poi hanno continuato a farlo allargando il numero di sarte cucitrici, dislocate sul territorio in tre gruppi tra Grassina, Antella e Bagno a Ripoli. Tre le staffette incaricate di trasportarle tra di loro per l’avanzamento della lavorazione.

    Un lavoro di squadra che è stato possibile fare, dopo aver chiesto ed ottenuto il consenso dell’amministrazione pubblica, grazie a tutti coloro che hanno finanziato l’acquisto dei materiali necessari: varie associazioni come il CCN Grassina e le sue Botteghe, CAT, Fratellanza Popolare e Croce d’Oro di Grassina ed alcuni negozi di merceria, dal Comitato Vivere all’Antella alla Coop.Chianti Edile. E da un gruppo di amiche particolarmente generose (oltre che dalle cucitrici stesse).

    Non vogliono essere identificate, ci dicono quasi infastidite, perché per loro è stato un senso di responsabilità attivarsi nel fare qualcosa per la comunità; “niente a confronto di medici o infermieri che in anonimato curano le persone”.

    Le mascherine sono realizzate con materiali impermeabili, con cotone idrorepellente e possono essere lavate e stirate a vapore. E sono inoltre corredate di istruzioni per il mantenimento.

    Vengono distribuite attraverso i commercianti dei negozi aperti nel territorio comunale: ad offerta libera, il ricavato sarà devoluto completamente all’ospedale di Santa Maria Annunziata di Ponte a Niccheri.

    Una organizzazione composta da circa cinquanta donne di età diverse, che hanno solo premura nel far sapere che tutti possono contribuire nel raccogliere offerte per l’ospedale, acquistando le mascherine.

    Mascherine che adesso sono state realizzate anche per bambini e ragazzi, in vari colori, oltre che ancora per gli adulti.

    Una bella storia di nuove amicizie ci raccontano, nate dalle retrovie delle loro macchine da cucire attraverso i gruppi whatsapp creati per tenersi in contatto. Dove l’impegno ha anche allontanato la solitudine.

    © RIPRODUZIONE RISERVATA

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