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martedì 5 Marzo 2024
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    I Cobas: “Ogni giorno code, ressa e litigi. Un far west. Disagi per utenti e rischi per i lavoratori”

    PONTE A NICCHERI (BAGNO A RIPOLI) – "L'edificio che ospita il Cup dell'ospedale Santa Maria Annunziata di Ponte a Niccheri non è a norma: ogni giorno fra code, ressa e litigi è il far west".

     

    Lo dicono i Cobas Sanità della Asl 10, per bocca di Andrea Calò: "Postazioni front office sprovviste di separatori dal pubblico,   sala non insonorizzata, mancanza di privacy nella prenotazione, schermi dei servizi offerti al cittadino rotti. Gli operatori costretti a fare accoglienza e a dare informazioni agli sportelli. Una situazione insostenibile e poco dignitosa". 

     

    "Da tempo – ricorda Calò – gli operatori del Cup dell’OSMA hanno segnalano alle direzioni competenti tutta una serie di difficoltà logistiche e strutturali nelle quali sono costretti a lavorare. Primo fra tutti gli  ambienti non realizzati a norma e contestualmente le condizioni di lavoro. Non ricevendo alcuna risposta si sono rivolti al sindacato, per obbligare in qualche modo l’azienda a intervenire senza alcun indugio al fine di riconferire decoro e dignità ad un luogo ad alto impatto di utenza".

     

    "Il Cup OSMA – spiega il referente dei Cobas – è aperto dalle 7.30 fino alle 18.30 per 5 giorni e si occupa principalmente di richieste di visite e accettazioni ambulatoriali, esenzioni per reddito e patologie, tessere sanitarie. L’afflusso va dai 400-450 cittadini al giorno che scelgono il rapporto diretto con gli operatori".

     

    "Spesso al Cup – prosegue – data la complessità delle procedure, si trovano file, ressa e disagi di ogni sorta. Che malcapitati cittadini sono costretti a subire, nonostante che la direzione generale dichiari che sono ridotti i tempi di attesa delle prenotazioni".

     

    Calò entra poi nei dettagli: "Le cinque postazioni realizzate per le attività di front office con il pubblico sono sprovviste di adeguati separatori di materiale trasparente con fessura, idonei ad assicurare nell’espletamento delle attività, una adeguata prevenzione igienico sanitaria e di  protezione  da rischio biologico".

     

    "Le postazioni e gli spazi assegnati alle relazioni con il pubblico – rimarca – non garantiscano alcuna privacy nell’atto della prenotazione, creando difficoltà e imbarazzo all’operatore e all’utente; la sala di attesa contigua ai front office non adeguatamente insonorizzata amplifica ogni sorta di rumore, brusio e richiesta. E i malcapitati utenti nei momenti di affollamento e di ressa sono costretti ad urlare".

     

    E ancora: "Lo schermo con il quale vengono elencati i servizi offerti ai cittadini è irrimediabilmente rotto da tantissimo tempo, quindi gli operatori si trovano costretti a fare accoglienza e informazioni agli sportelli".

     

    "Dunque – tira le somme Calò – oltre alla violazione della carta dei servizi, alla persistente violazione della privacy e a una serie preoccupante di inconvenienti igienico sanitari per gli operatori esposti al rischio biologico, c’è un servizio che per come è ubicato, attrezzato e organizzato che non funziona e non agevola il rapporto operatore utente". 

     

    "Abbiamo richiesto un sopralluogo urgente al servizio di prevenzione e protezione  aziendale (Sepp) – annuncia – che dovrebbe svolgere attività di prevenzione degli infortuni lavorativi e delle malattie professionali, vigilando  sulla corretta applicazione, nei luoghi di lavoro, delle norme di protezione e di tutela della salute dei lavoratori. Sopralluogo che a tutt’oggi non è avvenuto. Mentre ai responsabili dei servizi amministrativi generali e allo stesso direttore generale abbiamo richiesto interventi urgenti di merito: cosa che a tutt’oggi si sono ben guardati di fare".

     

    "Esasperati per questo comportamento omissivo – rilancia – abbiamo inviato formale richiesta al dipartimento della prevenzione, che contrariamente a quanto ha fatto il Sepp interverrà per verificare le condizioni di igiene e sicurezza nelle postazioni di lavoro".

     

    "Auspicando – conclude Calò – che obblighi l’azienda a rispettare almeno le leggi che riguardano la salute dei lavoratori".

    di Redazione

    © RIPRODUZIONE RISERVATA

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