CHIANTI – Elisa Tozzi, consigliera regionale uscente per Fratelli d’Italia, ha annunciato nei giorni scorsi la sua ri-candidatura.
Una candidatura che guarda anche al territorio chiantigiano, sul quale andiamo a fare due chiacchiere con la stessa consigliera regionale.
Tozzi, il suo bilancio in questi anni da consigliera regionale, partendo dal suo percorso politico.
“Il mio bilancio è positivo, perché ho sempre cercato di rappresentare chi in Toscana non si sente ascoltato. Ho fatto opposizione seria e concreta, non limitandomi alle critiche ma proponendo soluzioni. E questo è stato da sempre il mio obiettivo, a partire dalla mia quasi decennale esperienza di consigliere comunale a Reggello, sempre coerentemente nelle file dell’opposizione di centrodestra. Ho posto al centro la sanità, la difesa delle famiglie, sostegno alla crescita e sviluppo dei territori, soprattutto quelli più marginali, come unica leva per creare lavoro. Senza dimenticare il tema sicurezza e quello sempre più attuale della tutela del territorio e della messa in sicurezza dal rischio idrogeologico. Ho sempre cercato di dare voce a chi è rimasto ai margini delle politiche regionali, portando in aula i problemi veri e non gli slogan. L’ho fatto da vice presidente della commissione bilancio e da presidente della commissione di inchiesta sugli eventi alluvionali. Purtroppo, mi sono trovata davanti una Regione immobile, che vive di rendita e non ha più visione. La Toscana arretra, e i cittadini pagano le conseguenze, a cominciare dall’aumento della pressione fiscale”.
Venendo al territorio, in che modo ha cercato di far sentire la sua presenza?
“Ho scelto di essere presente sul territorio e non solo a Firenze. Ho visitato aziende, presidi sanitari, ho incontrato cittadini, associazioni ed amministratori locali e ho trasformato le loro richieste in proposte concrete, presentate poi in consiglio regionale. Il problema è che qui nel Chianti vi sono solo servizi sanitari di base: piccoli presidi comunali che fanno il possibile, ma nessun investimento serio del PNRR. Tutto continua a gravare su Ponte a Niccheri, che è ormai sotto pressione. La sanità territoriale qui non esiste: è solo uno slogan lontano dalla realtà. Basta ricordare i tagli al 118, con il venire meno dei medici a bordo; era il 2022 e da allora nulla è cambiato. Chi ha bisogno di una prestazione sanitaria non banale deve spostarsi e affrontare attese, disagi e costi. È una disparità che ho denunciato più volte, senza che la Regione muovesse un dito”.
Parlando (ancor più nello specifico) di Chianti?
“Il Chianti è un patrimonio unico, conosciuto in tutto il mondo. È una delle locomotive del turismo toscano e un territorio dove l’identità si intreccia con la qualità della produzione vitivinicola. Ma anche qui ci sono difficoltà serie: le aziende agricole e le cantine soffrono i costi crescenti, la burocrazia e la mancanza di sostegno vero. È un paradosso: un territorio che rappresenta il brand Toscana nel mondo viene lasciato solo dalla Regione. Eppure turismo e vino sono un valore aggiunto straordinario, ma se non li accompagniamo con infrastrutture e servizi, rischiamo di bruciare questo enorme capitale. Nell’ultimo consiglio regionale ho ottenuto l’approvazione a maggioranza di un atto di indirizzo che impegnava la giunta a investire più risorse sul bando promozione, un atto frutto delle tante sollecitazioni del mondo agricolo. Nella prossima consiliatura l’obiettivo di un lavoro ancora più attento e capillare sui bisogni e le necessità del settore agricolo continueranno ad essere una mia priorità. Le nostre infrastrutture sono ferme agli anni ’80: ci reggiamo sulle strade provinciali, l’Autopalio è piena di criticità, la variante di Grassina – fondamentale anche per il traffico dal Chianti verso Bagno a Ripoli – è un’opera ultra decennale con costi abnormi: 50 miliardi di euro per 4 km, il kilometro più caro d’Italia. Non esiste una rete ferroviaria, e lo sviluppo infrastrutturale è rimasto al palo. Poi c’è la politica locale: finito il buon governo del centrodestra a Barberino Val d’Elsa, prima della fusione, i comuni del Chianti sono prigionieri di un monocolore che non conosce il dialogo. Lo abbiamo visto con la vicenda della scuola di Barberino Tavarnelle, dove sono note le polemiche tra me ed il sindaco Baroncelli. Già ad aprile avevo proposto un intervento sul bilancio per il finanziamento, ma la maggioranza lo ha ignorato. Dopo mesi, hanno portato avanti la stessa scelta, solo per intestarsi il risultato a fini elettorali. Una vera e propria ostinazione ideologica. Nel frattempo studenti e famiglie continuano a chiedersi se il plesso vedrà mai la luce. È la prova che il territorio è soffocato da una cappa politica che ne impedisce lo sviluppo. E infine la messa in sicurezza: il Chianti finora è stato risparmiato da alluvioni e frane come quelle che hanno colpito altre aree della Toscana, ma non per questo possiamo illuderci. Qui manca una vera programmazione di prevenzione: non possiamo vivere di fortuna, serve un piano serio contro il dissesto idrogeologico”.
Con quali obiettivi si ricandida e, guardando al nostro territorio, quali secondo lei le priorità che dovrebbe avere la Regione?
“Mi ricandido perché sono convinta che la Toscana abbia bisogno di una svolta vera, e il Chianti lo dimostra meglio di ogni altro territorio. Qui le priorità sono chiare: la sanità non può continuare a reggersi su piccoli presidi comunali lasciati soli, serve un investimento serio per dare ai cittadini servizi di prossimità reali, non promesse. La viabilità è ferma da decenni: ci si muove ancora su strade provinciali insufficienti, l’Autopalio è in condizioni critiche e la variante di Grassina è un’opera infinita. Non possiamo pensare al futuro del Chianti senza una viabilità moderna e un sistema integrato dei trasporti, che colleghi meglio il territorio con Firenze e con l’area metropolitana. Senza infrastrutture non c’è sviluppo, non c’è crescita ne’ lavoro; non e’ un caso che le aziende si trasferiscano in zone logisticamente più’ appetibili.
C’è poi un tema che tocca la vita quotidiana delle persone: la sicurezza. L’episodio di Panzano ha dimostrato che anche in un territorio conosciuto per bellezza e accoglienza possono verificarsi fatti gravi, e non è certo un bel biglietto da visita per chi viene qui da turista o per chi ci vive. La Regione deve smettere di minimizzare e iniziare a garantire più presenza, più controlli e più tutela. Infine, il Chianti ha un valore aggiunto straordinario, che è il suo turismo e la sua produzione vitivinicola. Ma oggi questo patrimonio è in difficoltà: le imprese agricole e le cantine soffrono costi eccessivi e una burocrazia pesante, e la Regione non le sostiene. È paradossale che un territorio che rappresenta nel mondo l’immagine stessa della Toscana venga lasciato indietro. Per me il compito è chiaro: liberare il Chianti da questa gestione ideologica che lo sta frenando, investire in servizi e infrastrutture, e dare finalmente a cittadini e imprese le condizioni per crescere e svilupparsi”.
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