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giovedì 8 Dicembre 2022
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    Una lettera, un romanzo, una lettura folgorante: il Gazzettino lo incontra con Anna Maria Falchi

    E’ uscito il 21 febbraio in tutte le librerie “L’isola delle lepri” (Ed. Guanda), il primo libro di Anna Maria Falchi, nata a Firenze, vissuta in Sardegna durante l’infanzia e l’adolescenza, e tornata nel 1988 a vivere a Firenze, stabilendosi a Bagno a Ripoli, dove ha vissuto per tanti anni.

     

    Il libro, che è stato presentato il 18 aprile scorso dallo scrittore fiorentino (ma ormai pienamente… impruentino) Marco Vichi (creatore dell’amato personaggio del Commissario Bordelli, ma non solo) alla casa del popolo di Osteria Nuova, durante una delle serate “…A cena con Marco Vichi…”, ha già riscosso un notevole successo. Ci siamo fatti raccontare direttamente da Anna e da Marco, in una doppia intervista  in esclusiva per Il Gazzettino del Chianti, com’è nata la loro amicizia e questa loro recente collaborazione.

     

    Anna come nasce il progetto di questo libro?

    A.M.F.: "Tutto è nato veramente per caso. Un paio di anni fa vivevo un momento molto particolare della mia vita ed ho sentito forte il bisogno di scrivere. Ho iniziato a liberare con un’energia inaspettata tutto quello che avevo dentro, raccontando storie che da piccola avevo sentito raccontare da mia nonna. In quel periodo la scrittura è stata per me una sorta di vera e propria terapia. Poi ho messo questo mio scritto in un cassetto per un po’ di tempo. Nel frattempo ho iniziato a leggere i libri di Marco, dei quali uno in particolare mi ha colpito moltissimo, Un tipo tranquillo. Dopo averci pensato un bel pò ho voluto dirglielo e gli ho scritto una lettera".

     

    Che cosa è successo dopo?

    M.V.: "Io mi sono visto recapitare a casa una vera lettera postale, in cui Anna mi spiegava quali erano le cose che l’avevano tanto colpita del mio libro. Mi ha meravigliato molto che questa persona nell’era di internet ancora si servisse delle lettere cartacee e le ho risposto di inviarmi per favore una mail. Da li è iniziata una conversazione piacevole, ma abbastanza dilatata nel tempo. Solo dopo molti mesi ho capito che lei aveva scritto qualcosa e che voleva farmelo leggere. Ho voluto incoraggiarla e l’ho invitata a mandarmi una copia del suo scritto, dicendole anche che se avessi avuto tempo lo avrei letto. Dato che ricevo tantissimi scritti, non volevo che avesse troppe aspettative".

    A.M.F.: "Non ero sicura che trovasse il tempo di leggerlo e mai avrei pensato che poi lui potesse dargli tanta importanza. In fondo quello era una cosa che avevo scritto per me e non con l’intenzione di pubblicarlo".

     

    Cosa ha pensato quando ha letto lo scritto di Anna?

    M.V.: "Non riuscivo a smettere di leggerlo. L’ho letto tutto d’un fiato e sono rimasto stordito per una settimana. La cosa che più mi ha colpito è la lingua bellissima, classica e moderna allo stesso tempo. Erano tanti anni che non leggevo uno scrittore così. Allora ho deciso di farlo leggere al direttore di Guanda, Luigi Brioschi. Anche lui è rimasto molto colpito e ha deciso subito di pubblicarlo".

     

    Come ha saputo che l’editore Guanda voleva pubblicare il suo scritto e come ha reagito?

    A.M.F.: "Diciamo che Marco ha voluto farmi una sorpresa e ci è riuscito in pieno. Mi ha invitato a cena. Io ho subito pensato – vuole dirmi in faccia cosa pensa del mio libro, che non gli è piaciuto! – In realtà ha voluto giocare un po’ con le mie paure. Non ha detto nulla durante tutta la cena e poi ha ricevuto una telefonata e mi ha passato Laura Bosio, la editor di Guanda, che mi ha confermato la volontà dell’editore di pubblicare il mio libro. Io proprio non me lo aspettavo e sono stata sopraffatta dall’emozione. Mille pensieri e mille timori mi hanno assalito".

     

    Di cosa tratta a grandi linee "L’isola delle Lepri"?

    A.M.F.: "E' la storia di una famiglia, ambientata in una Sardegna selvatica, generosa, talvolta aspra. La protagonista, che poi è l'io narrante della storia, ha lasciato l'isola da tanti anni, ma quando torna è costretta ad affrontare un grande dolore. E' in questo momento che, all'improvviso, i ricordi sembrano riaffiorare con prepotenza dal passato e si uniscono al presente, in un altalenarsi di emozioni. La voce narrante racconta così la storia di suo padre, Antonello, figlio di una guardia carceraria e nato proprio su un'isola-carcere, vicina alle coste della Sardegna, un'isola nell'isola. Inizia raccontando di un bambino gioioso, scalmanato, voglioso di libertà e poco rispettoso delle regole. Questo suo desiderio di libertà lo porterà a vivere una vera odissea, lo catapulterà improvvisamente e con durezza nel mondo degli adulti. Antonello cresce, con la sua famiglia lascerà l'isoletta per l'isola più grande. Una terribile tragedia colpirà la sua famiglia, che sarà costretta a spostarsi in vari luoghi della Sardegna alla costante ricerca di una serenità ormai perduta. Antonello diventerà adulto, seguirà le orme del padre e diventerà una guardia carceraria, nel continente.  Si sposerà, avrà dei figli, uno di questi con problemi mentali volutamente negati. E la storia prosegue fino ai giorni nostri, quando la protagonista si troverà ad affrontare un grande dolore, e cerca proprio nel passato le risposte di cui ha bisogno per affrontare il presente".

     

    Si può considerare autobiografico?

    A.M.F.: "Non è un romanzo autobiografico, non del tutto almeno. Credo che ogni scrittore riversi nelle storie che racconta una parte di sé, delle proprie esperienze. Io volevo affrontare paure che mi tenevano in uno stato di angoscia da troppo tempo. Per farlo ho parlato di una famiglia che per certi versi assomiglia alla mia, ma ho narrato di cose delle quali avevo sentito parlare o che mi erano state raccontate, principalmente da mia nonna. Nonna era analfabeta, ma sapeva raccontare molto bene. Diceva sempre che erano tutte “cose vere”, in realtà ogni racconto si arricchiva di volta in volta di particolari diversi, nonna mescolava le storie, confondeva il nome dei protagonisti, alla fine non riuscivo più a capire se ciò che raccontava fosse vero o se fosse invece frutto della sua fantasia".

     

    A cosa si riferisce in particolare il titolo?

    A.M.F.: "All'isola nell'isola, l'Asinara, ma poi esteso anche all'altra isola, la Sardegna. Antonello, il padre della protagonista, si riconosce spesso in questo animale, lo osserva e lo ammira, sebbene sia timoroso, perché è anche abile, veloce e soprattutto libero".

     

    Come è cambiata la sua vita, se è cambiata?

    A.M.F.:  "Mi ci vorrà un po' di tempo prima di capire se e come è cambiata la mia vita. Per ora non è cambiata, ho scritto un romanzo e con molta riluttanza solo dopo quasi due anni l'ho fatto leggere. Inizialmente temevo di peccare di presunzione nel cedere a esperti uno scritto mio, per la prima volta avevo deciso di renderlo pubblico e questo mi rendeva dubbiosa. L'idea di pubblicarlo sulle prime mi è piaciuta, ero entusiasta. Poi, quando l'ingranaggio della casa editrice si è messo in moto, ho avvertito forte il senso di responsabilità e non ho dormito per tante notti. Ora va un po' meglio, ma ogni volta che leggo una recensione o rispondo a qualche intervista il timore ritorna, tornano le insicurezze. Mi sento più responsabile, nei confronti della casa editrice, ma anche dei lettori. E’ un po' come sostenere un esame, ciò che più temo, e che in parte ha già cambiato la mia vita, è proprio il fatto di dovermi mostrare in pubblico, parlando di me e del mio romanzo".

     

    Quali sono i suoi progetti adesso? C’è già nel cassetto un secondo libro?

    A.M.F.: "Cerco di pensare il più possibile a questo momento, nonostante le paure. Raccolgo spesso spunti e storie che archivio in una cartella e poi tiro fuori, per leggerle a distanza di tempo. Non appena una di queste storie prenderà il sopravvento sulle altre inizierò a pensare a un secondo libro, quando sentirò forte la necessità di scrivere e di raccontare, com’è accaduto per questo mio primo romanzo".

     

    Marco com’è stata la vostra collaborazione? Ci sono altri progetti insieme in programma?

    M.V.: "Da ora in poi, ogni volta che sarà possibile cercherò di coinvolgere Anna Maria in progetti editoriali. Mi piace molto come scrive, è leggera e profonda, sa raccontare le emozioni e sa far vedere ciò che racconta".

     

    Ultima domanda di rito: a quando l’uscita della prossima avventura del Commissario Bordelli?

    M.V.: "La prossima avventura di Bordelli dovrebbe essere pronta verso novembre".

    di Cecilia Barbieri

    © RIPRODUZIONE RISERVATA

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