lunedì 13 Luglio 2020
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    Occupazione della Fattoria di Mondeggi: durissimi gli agricoltori della Cia

    Lettera del presidente Legnaioli: "Attività di commercio dei prodotti illegale, in spregio a ogni norma"

    BAGNO A RIPOLI – Una lettera dura, durissima, scritta dal presidente della Cia (Confederazione Italiana Agricoltori) dell'Area Metropolitana Firenze e Prato, Filippo Legnaioli, e spedita ai sindaci del territorio e alla Città Metropolitana.

     

    Al centro della riflessione del presidente la fattoria di Mondeggi e l'occupazione in atto: che ha generato una concorrenza sleale nei confronti di chi, agricoltura, la fa tutti i giorni. Rispettando tutte le leggi e le regole.

     

    "Già a partire dal lontano 2007- ricorda Legnaioli – l’azienda cominciò ad essere percepita dall’istituzione proprietaria (la Provincia di Firenze) come un peso, le risorse economiche da investire erano terminate. In seguito a scelte adottate a suo tempo e a nostro giudizio discutibili, un patrimonio immenso e ricco di potenzialità veniva di fatto abbandonato a se stesso".

     

    "La Provincia – prosegue – per liberarsi di quello che oramai veniva considerato unicamente un problema, decise nell’anno 2009 di mettere l’azienda in liquidazione. Questo ha significato che a partire da quel momento non sono più stati saldati molti dei debiti contratti con i professionisti, i rivenditori e gli artigiani che hanno fornito i propri servizi o i propri beni di consumo, in attesa che si realizzasse la vendita del bene o l’affidamento in gestione".

     

    "Fino ad oggi – ricorda Legnaioli- né l’una né l’altra cosa sono andate a buon fine a causa delle richieste rivendicate dalla proprietà: quale imprenditore si sarebbe avventurato nell’acquisto di un bene di cui poi in ultima analisi non avrebbe potuto pienamente disporre? Così come difficile ritenere possibile trovare qualcuno interessato a gestirlo su simili presupposti".

     

    Poi, ecco arrivare l'occupazione. E la rabbia degli agricoltori, quelli che ogni giorno si alzano con tasse da pagare, vincoli, obblighi di legge, che sale, sale… . 

     

    "In questo grande vuoto – scrive il presidente Legnaioli – è comparso sulla scena un gruppo di persone, autoproclamatesi “Mondeggi Bene Comune – Fattoria senza Padroni”. Un gruppo che ha occupato le case aziendali, ha iniziato ad abitarci, allacciandosi alla rete della corrente elettrica, ristrutturando senza nessuna autorizzazione alcuni fabbricati, iniziando a “coltivare” la terra".

     

    "In pochi mesi – ricorda Legnaioli – la popolazione del gruppo è cresciuta ed ha iniziato a rivendicare dal punto di vista mediatico la terra di Mondeggi come un bene loro spettante. Le istituzioni, duole riconoscerlo, non hanno preso posizione sulla delicata questione. Hanno sonnecchiato, ritenendo evidentemente che si trattasse di un fenomeno che di lì a poco si sarebbe estinto".

     

    "E invece così non è stato – incalza Legnaioli – Gli occupanti, che inizialmente si presentavano come interessati a prendere in gestione un bene finalizzando la loro attività alla produzione di prodotti agricoli destinati all’autoconsumo, hanno man mano messo in atto una vera e propria attività commerciale vendendo senza alcun titolo e in assenza delle necessarie autorizzazioni i beni da loro prodotti".

     

    "La produzione di ortaggi, di formaggio, dei beni derivanti dalla coltivazione del suolo – denuncia – appare oggi per lo più destinata ai GAS (Gruppi di Acquisto Solidale) e a privati cittadini. L’attività produttiva, così come la vendita, avviene nel mancato rispetto delle elementari norme di igiene e di commercio".

     

    E' tanta la rabbia degli agricoltori e della Cia, che rappresenta molti di loro: "Coloro che si dedicano alla produzione di questi beni lo fanno su una terra di cui, a quanto ci risulta, non hanno nessuna disponibilità, in assenza di contratti di locazione o comodato, violando anche in questo caso la norma che prevede la piena disponibilità da parte dell'agricoltore della terra che coltiva".

     

    Anche perché devono "digerire" addirittura la promozione… on line: "Proprio la scorsa settimana – scrive Legnaioli – è apparso in rete un post che informava della vendita di frutta e verdura, conserve e trasformati a Mondeggi".

     

    "E’ nostra convinzione – rilancia Legnaioli – che il bene pubblico, quel bene pubblico, potesse avere altra destinazione, o comunque non dovesse essere lasciato a chi, inizialmente e presumibilmente animato da una condivisibile volontà di recupero di un bene prezioso, di fatto si trova adesso ad agire in una condizione di illegalità, realizzando sostanzialmente una concorrenza “sleale” a scapito degli agricoltori del territorio".

     

    "Perché – chiede Legnaioli – non dare la possibilità alle aziende agricole locali, carenti di risorse economiche e di strutture, ma in massima parte guidate da agricoltori esperti che, per quanto costretti quotidianamente a fare i conti con una soffocante burocrazia, con costi di gestione difficilmente sostenibili, con un mercato che consente marginalità ridottissime, hanno tuttavia scelto di fare impresa nel rispetto delle regole?".

     

    "Noi agricoltori – ricorda Legnaioli – siamo tenuti ad avere una partita Iva, dobbiamo aprire una posizione Inps, abbiamo l’obbligo di dichiarare se il nostro terreno sia stato acquistato o se vi sia un contratto di locazione o comodato. Fare e essere agricoltore significa, nei limiti delle possibilità e capacità di ciascuno, decidere di realizzare investimenti che consentano in tempi così difficili come quelli attuali di ottenere un reddito, seppur esiguo, nel rispetto della legalità, ovvero emettendo scontrini e documenti fiscali, compilando appositi registri, obbligatori per legge, sia che si operi in regime di agricoltura convenzionale, così come integrata o biologica".

     

    Il presidente della Cia di Firenze e Prato è un fiume in piena: "La trasformazione dei prodotti agricoli, è bene ricordarlo, richiede locali attrezzati e rispondenti alle normative attualmente vigenti dettate dalle Asl di competenza. L’assoggettamento alle norme in materia di sicurezza, sacrosante per tutelare coloro che svolgono l’attività agricola, così come la salute dei consumatori, l’adozione di rigorosi protocolli di lavorazione che garantiscano la salubrità dei prodotti agricoli avviati al commercio devono riguardare tutti!".

     

    "Non accettiamo – tuona Legnaioli – che passi un messaggio dannoso e fuorviante, ovvero che la legalità possa essere percepita come un optional e che coloro che non la rispettano possano comunque esercitare liberamente la loro attività con maggiori facilitazioni rispetto a coloro che invece faticosamente e fra mille difficoltà si impegnano per rispettarla".

     

    "Ciò a cui assistiamo – tiene a dire- è il prodotto di scelte sbagliate, di una politica incompetente e assente, distante dal territori, dagli agricoltori e dai cittadini, ultimi fruitori dei prodotti della terra".

     

    "Non accettiamo – conclude Legnaioli – che questa situazione possa esaurirsi in una sterile e dannosa polemica tra chi ha buoni e condivisibili propositi, ma nel tentativo di realizzarli passa il confine della legalità e chi arranca ogni giorno per far crescere la propria azienda nel rispetto della legge convinto che alla base di ogni comunità vi debba essere il rispetto di regole condivise. Seguirle è dovere di tutti coloro che si dedicano all’attività agricola, pretendere che questo avvenga senza distinzioni è compito delle istituzioni".

    di Matteo Pucci

    © RIPRODUZIONE RISERVATA

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