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domenica 25 Settembre 2022
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    Aiutò il marito a uccidere sei ragazzine: aveva scelto la comunità Cristo è la Risposta. Che l’ha respinta

    PONTE A NICCHERI (BAGNO A RIPOLI) – Sembra che le sia stata data un'autorizzazione di una settimana per venire in Italia, e segnatamente a Bagno a Ripoli, per visitare la comunità di "Cristo è la Risposta", stabilitasi da mesi a Ponte a Niccheri, proprio davanti alla biblioteca, alla scuola e alla Stazione dei carabinieri. A poche centinaia di metri dall'ospedale Santa Maria Annunziata.

     

    Lei è Michelle Martin, ex moglie del "mostro" di Marcinelle Marc Dutroux: che adesso vorrebbe venire a vivere in Italia, e appunto all'interno della comunità itinerante che adesso si è stabilita a Bagno a Ripoli (con i suoi container e i suoi tendoni), dopo aver scontato la sua pena per reati inenarrabili.

     

    La donna infatti è stata condannata a 30 anni di carcere nel 2004 (il marito all'ergastolo), per aver ucciso in complicità con l'uomo ragazzine fra i sei e i diciotto anni, i cui resti vennero trovati nel giardino della loro abitazione (i due vennero arrestati nel 1996). Che venne subito ribattezzata "la casa degli orrori".

     

    Il tribunale di Mons l'avrebbe autorizzata a venire in Italia per visitare la comunità "Cristo è la Risposta". La donna infatti, che ha scontato più o meno metà della sua pena, starebbe cercando un luogo alternativo in cui risiedere in alternativa al carcere (oggi vivie in una comunità di suore).

     

    La comunità di "Cristo è la Risposta" (che ha già preso le distanze dalla vicenda dicendo di aver respinto la richiesta in dicembre) è ormai di casa a Bagno a Ripoli, segnatamente nello spazio assegnatole dal Comune a Ponte a Niccheri. In cambio del quale svolge numerosi lavori per conto dell'amministrazione comunale, in particolare piccole manutenzioni.

     

    Secca la presa di posizione del sindaco di Bagno a Ripoli Luciano Bartolini: "Siamo stati bombardati da telefonate di giornalisti di tutta Italia e del Belgio. Avevo parlato nel pomeriggio con il Prefetto Luigi Varratta, che in mattinata era stato contattato dall'ambasciatore italiano a Bruxelles, ed avevamo stabilito assieme il da farsi (documenti della magistratura belga e atti necessari di quella italiana, misure di sorveglianza)".

     

    "Avevo chiesto al Prefetto – ricorda – di far presente immediatamente al nostro Ministero degli Esteri e al Ministero degli Interni l'opportunità di un rifiuto all'accoglienza (come ha fatto la Francia) non per questioni ideologiche o pregiudiziali ma perché il percorso di reinserimento la signora Martin avrebbe potuto realizzarlo in tanti altri luoghi del Belgio e non necessariamente in Italia. Avevo preparato una lettera ai due ministri".

     

    "Nel frattempo – dice ancora Bartolini – non riuscivo a parlare con i responsabili della comunità di "Cristo è la Risposta". Finalmente il contatto è avvenuto (erano da tempo in una riunione di preghiera) e loro hanno smentito categoricamente di aver dato l'assenso per accogliere la signora. ma il rifiuto, su richiesa di una analoga comunità belga, è avvenuto settimane fa e non oggi!".

     

    "Centinaia – ricorda il sindaco – sono le persone in difficoltà che la comunità di Ponte a Niccheri, nel corso degli anni, accoglie per brevi periodi nel loro villaggio ma, mi assicurano, a suo tempo avevano respinto la richiesta una volta saputo chi era la signora Michelle".

     

    "Ma allora – si chiede in conclusione Bartolini – è tutta una montatura mediatica? La signora ha fatto "la furba" pensando: intanto vado in Italia e poi si vedrà? Oppure c'è stato un gigantesco equivoco? Nei prossimi giorni ne sapremo di più".

    di Matteo Pucci

    © RIPRODUZIONE RISERVATA

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