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domenica 3 Luglio 2022
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    Il Gazzettino incontra l’anima dell'”Osteria del Rosso”, storico locale grassinese

    La tradizionale cucina toscana e la simpatia genuina e contagiosa sono gli ingredienti del successo di Paolo Sani, esuberante titolare, insieme a Gino Barbieri, dell’Osteria del Rosso, ristorante, pizzicheria e gastronomia in via Costa al Rosso a Grassina.

     

    L'incontro con Paolo inizia subito con una sua frizzante battuta sul nome scelto per l’ormai nota attività grassinese, aperta nel 2002: "Si chiama Osteria del Rosso perché siamo sempre in rosso in banca e perché qui c’è il vino buono – ci dice scherzando – No in realtà io e Gino abbiamo deciso  di chiamare così la nostra attività per il nome della via dove siamo, Costa al Rosso, dal nome del personaggio grassinese che aveva il cambio di posta da queste parti, che pare si chiamasse Rossi o che era rosso di capelli. O… tutti e due".

     

    Questo locale fra l’altro, situato nei pressi della piazza Umberto I, ha sede dove prima esisteva il forno storico del paese. "Io – racconta Paolo – ci sono praticamente nato in questo luogo, frequentavo il forno fin da piccolo, si può dire che sono cresciuto in queste stanze, dove ho imparato a fare il fornaio e il pizzicagnolo. Oggi il forno a legna non esiste più, ma voglio pensare che la gente pensi a questo come a un luogo dove si trovano prodotti di qualità come una volta".

     

    La trattoria è nella guida 2012 delle Osterie d’Italia ed è stata selezionata in un articolo di Quattroruote come osteria dove mangiar bene vicino all’uscita dell’Autostrada del sole: "In più – sottolinea Paolo – questo è diventato un posto d’accoglienza, dove si accettano tutti, un vero ritrovo per gli amici».

     

    Classe 1958 Paolo ci racconta una fase importante della sua vita, quella di quando interpretava lo Jesus della Rievocazione storica di Grassina. Un Gesù d’eccezione, quello impersonato da Paolo Sani, che tutti in paese ricordano per i vari aneddoti legati alla sua figura, che era poi quella centrale di tutta l’ormai nota e attesa manifestazione pasquale grassinese.

     

    "Ero ancora giovane – ricorda – quando ho interpretato il protagonista della Rievocazione storica.  L’ho fatto per circa dieci anni, fino a quando ho raggiunto l’età limite, i 33 anni, gli anni di Cristo. Decisi quindi di lasciare perché mi sembrava giusto dare spazio anche ad altri ragazzi del mio paese. Per me è stata davvero un’esperienza unica, intensa e anche molto divertente. C’era un bello spirito ed era davvero tutto molto coinvolgente".

     

    "In quegli anni Grassina era ancora un paese -continua – dove tutti si conoscevano e si formavano gruppi di ragazzi affiatati. Ci piaceva riunirci e ridevamo tantissimo. Era un impegno certo serio e importante, ma ci si divertiva anche molto. Ho molti bei ricordi legati a quegli anni giovanili e spensierati. Per esempio all’epoca portavo capelli lunghi e mi facevo crescere la barba proprio per l’occasione. Ma quando un giorno me li tagliai, decisero di mettermi una parrucca e sinceramente non stavo esattamente bene".

     

    "Oppure – dice ancora – mi ricordo, quando ancora la cosa non era così organizzata come oggi, si saliva al monte Calvario camminando al buio così a memoria e una volta infilai tra i rovi, scomparendo dalla scena. In un’altra occasione mi si ruppero i sandali durante la salita e non fu facile terminare la rappresentazione. Begli anni!".

     

    "Oggi mi dedico completamente al lavoro – conclude – che nonostante il periodo di crisi, mi dà tante soddisfazioni. Come avere dei clienti abituali come l’artista Silvano Porcinai, un amico che viene spesso a trovarci, o veri vip d’eccezione come Brian Johnson, famoso cantante dello storico gruppo hard rock AC/DC, che quest’estate risiedeva in una villa a Colline ed è venuto con la moglie e il suo entourage di circa 10 persone spesso a mangiare da noi. Il fatto che la gente decida di tornare ci fa pensare che si siano trovati bene e questo ci fa felici. Soprattutto gli stranieri come Brian, che con noi parlava inglese naturalmente, a cui noi si rispondeva molto professionalmente in “anglo-grassinese”!!!".
     

    di Cecilia Barbieri

    © RIPRODUZIONE RISERVATA

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