Progetto presentato nei giorni scorsi da Casini. Calvelli: “Ci ho lavorato tanto, neanche invitato…”

BAGNO A RIPOLI – E' proprio vero, nelle campagne in vista delle primarie a un certo punto iniziano a volare anche… gli stracci.

 

A Bagno a Ripoli la contesa fra Alessandro Calvelli e Francesco Casini presenta all'ordine del giorno una tensione, neanche tanto nascosta, sul progetto di recupero degli abiti usati, con l'inserimento di cassonetti anche nelle scuole ripolesi (clicca qui per leggere l'articolo).

 

Presentato nei giorni scorsi dallo stesso Casini e dall'assessore ai servizi scolastici Rita Guidetti, vede una coda polemica.

 

"Mi fa molto piacere – dice il vicesindaco Calvelli – l’accordo stretto dal Comune di Bagno a Ripoli per portare i cassonetti Ri-Vesti della Caritas nelle scuole. Purtroppo non sono stato invitato insieme ai miei colleghi assessori Guidetti e Casini a presentarlo come avevo chiesto".

 

"Peccato – dice Calvelli amareggiato – perché avrei potuto spiegare bene che non si tratta di cassonetti qualsiasi per una raccolta differenziata. In un primo momento pareva che il Comune volesse affidare a un privato la gestione della raccolta di abiti usati nelle scuole, ed è per questo che in giunta ho insistito tanto perché si potesse proseguire la collaborazione con la Caritas".

 

"Anche perché – ricorda – dietro questi cassonetti gialli c’è un progetto che permette di far lavorare persone in difficoltà e anche di finanziare, con il ricavato di vestiti e stracci, importantissimi progetti sociali della Caritas".

 

"Sono passati ormai oltre 15 anni quando un piccolo gruppo di volontari sviluppò il progetto per le raccolta dei vestiti usati – tiene a precisare – Annamaria, Paolo e io, insieme all’allora presidente Caritas, ideammo la cooperativa San Martino pensando al Santo che donò il mantello ai poveri,e chiamammo il progetto Ri-Vesti".

 

"Grazie a una convenzione con Quadrifoglio in diversi comuni della provincia di Firenze passammo in due anni da 7/8 cassonetti a oltre 250".

 

Insomma, dall'essere quello che, insieme ad altri, ha dato vita al progetto Ri-Vesti a non essere nemmeno invitato alla presentazione di una sua estensione nelle scuole ripolesi… .

 

"Il primo anno – ricorda ancora Calvelli – finanziammo un asilo per bimbi extracomunitari e fiorentini, il secondo anno una casa famiglia per malati terminali di aids, poi una casa-famiglia per madri con bambini feriti dalle bombe-giocattolo durante la guerra del Kosovo e a seguire tanti altri progetti".

 

"Questo – conclude – era lo scopo per cui io e i miei amici avevamo ideato la Cooperativa San Martino e lo facevamo come volontari. E da volontario sono stato promotore, operatore e presidente della Cooperativa San Martino. Sono felice che ancora oggi il progetto Ri-Vesti prosegua con successo a far lavorare giovani (e non) in difficoltà e a sostenere attività sociali della Caritas sempre più necessarie".

di Matteo Pucci

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