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domenica 29 Gennaio 2023
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    Sciopero all’ospedale Meyer: quando a rimetterci sono solo bambini, famiglie e contribuenti

    Dall'Antella una mamma (e medico) denuncia con una riflessione i disservizi della sanità. E gli scioperi che mettono in difficoltà malati e famiglie

    ANTELLA (BAGNO A RIPOLI) – Chiara, antellese, oltre ad essere medico di famiglia, si definisce madre e cittadina italiana.

    Ci racconta, con profonda delusione e avvilimento, i risultati dello sciopero indetto per lo scorso venerdì 30 luglio. Che non ha avuto altro effetto che chiudere una sala operatoria dedicata, in quella giornata, a 6 interventi ad altrettanti bambini.

    “Lo scorso 22 luglio – ci spiega Chiara, medico di famiglia – sul sito dell’Azienda Ospedaliero-Universitaria Meyer, comparve la comunicazione di uno sciopero indetto per la data di venerdì 30 luglio. Nella comunicazione non venivano date informazioni riguardanti orari, reparti coinvolti che avrebbero aderito allo sciopero e nemmeno le motivazioni. Per quel giorno mio figlio avrebbe dovuto sottoporsi ad un intervento programmato”.

    “Il giorno prima, come da prassi per i controlli anti Covid – prosegue – mio figlio ed io ci siamo sottoposti al tampone. La mattina di venerdì, con il bambino digiuno dalla sera prima, alle 7 ci siamo presentati all’accettazione dell’ospedale che ci ha fatto tutti i regolari documenti d’ingresso. Di lì a poco si sente bisbigliare la caposala al personale nel corridoio,
    ma come, gli avete già fatto l’accettazione?! Così rimane scritto!”.

    “In poco tempo – dice ancora – ci è stato comunicato che non sarebbe stato possibile effettuare l’intervento perché alcuni, anzi pochissimi infermieri di sala operatoria avevano aderito allo sciopero. Per questo motivo una sala operatoria era stata chiusa”.

    “Nella stessa giornata – racconta Chiara – erano previsti altri interventi, sei in totale. I bambini, con il proprio genitore accompagnatore, erano lì tutti presenti e con il documento d’accettazione già consegnato. Un bambino, arrivato da Bologna, in viaggio dalle 4 di mattina. Un altro in lista d’attesa da ben 3 anni”. 

    “Un intervento chirurgico – ci spiega Chiara da medico di famiglia – prevede digiuni forzati per molte ore, stress emotivo del bambino e della propria famiglia. Senza contare una non sempre facile organizzazione familiare in cui si debbono prendere permessi e ferie per poter accompagnare e poi per poter accudire il malato. Sottolineo di nuovo che sono stati rimandati a casa 6 bambini, con genitori che hanno preso ferie, cambiato turni, coinvolto nonni per piazzare fratellini o sorelline preoccupati”.

    “Da medico di famiglia quale sono – riprende – capisco quanti e quali problemi ci siano in questo momento nella sanità. Li vivo in prima persona e, da lavoratrice, sono convinta che lo sciopero sia un diritto dei lavoratori. Ma al tempo stesso mi chiedo a cosa può mai servire chiudere una sala operatoria e mandare a casa 6 bambini? Che disagio si spera di ottenere per la popolazione tale da smuovere Direzioni Sanitarie e amministrazioni? I pochi che hanno aderito (forse 4 persone) avranno avuto sicuramente motivazioni valide e giuste visto lo sfacelo del SSN, ma sono certa anche del fatto che se fossero stati motivi davvero giusti e importanti a questo sciopero avrebbero aderito in molti di più”.

    “E poi gli scioperi, classicamente posti in calendario di venerdì – si sfoga Chiara – mi fanno tanto riflettere. Chissà dove sono a protestare gli infermieri che hanno fatto sciopero. Io, visto che all’improvviso mi trovo, mio malgrado, questo venerdì libero, perché ho trovato qualche collega disponibile a coprirmi il turno, non mi resta che tornare a casa, magari a fare la lavatrice che non farò domenica perché lavoro 12 ore”. 

    “Sono un medico – sottolinea Chiara – e quando si sceglie questo lavoro sai oneri e onori. Non si fanno le battaglie sulla salute delle persone e non si toccano i bambini! In guardia medica dobbiamo trovarci i reperibili/sostituti da soli, non ci pagano festivi e super festivi. Copriamo anche 2 o 3 postazioni senza dire niente ma non fai sciopero perché ci rimetterebbe il paziente e basta. Come i medici di famiglia che si pagano il sostituto per andare in ferie oppure vanno malati in ambulatorio perché non è prevista la malattia”.

    “Purtroppo – osserva con amarezza – al disagio psicologico di bambini, malati, genitori e famiglie e l’aver sprecato il proprio tempo e il proprio denaro in viaggi e organizzazioni familiari, si aggiungono i tanti sprechi di denaro pubblico: i tamponi fatti il giorno precedente per le restrizioni anti Covid, la perdita di tempo del personale per la documentazione all’accettazione e l’organizzazione interna, la nuova sanificazione alla nostra uscita dall’ospedale”.

    “In tutto questo sono fortunata – conclude Chiara – perché l’intervento di mio figlio può essere tranquillamente rimandato, rimangono solo tanta amarezza e delusione. Sono veramente avvilita come madre, medico e cittadina italiana”.

    @RIPRODUZIONE RISERVATA

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