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martedì 23 Aprile 2024
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    La scomparsa di Graziano Braschi nelle parole dell’amico scrittore Marco Vichi

    L'umorista e giallista si è spento il 13 ottobre: "Uomo d'altri tempi nel senso più bello del termine"

    BAGNO A RIPOLI – A un mese dalla scomparsa di Graziano Braschi (in foto), noto umorista e giallista che si è spento a Bagno a Ripoli il 13 ottobre scorso, lo scrittore Marco Vichi, suo caro amico, ha voluto lasciare al Gazzettino del Chianti un suo affettuoso ricordo.

     

    Non tutti sanno che per tutta la vita Braschi ha lavorato come bibliotecario al Gabinetto Vieusseux di Firenze, ma non solo.

     

    Nato a Compiobbi, ma residente da molti anni a Bagno a Ripoli, Braschi ai suoi esordi fu redattore dell’importante rivista satirica e di umorismo grafico di risonanza internazionale Ca Balà, fondata proprio a Compiobbi insieme a Berlinghiero Buonarroti e Paolo della Bella (Gruppo Stanza) nel 1971 e uscita per quasi 10 anni fino al gennaio 1980. 

     

    Suoi disegni satirici e scritti umoristici sono apparsi anche su Il Male, Carte segrete, Humor Graphic e sempre insieme a Buonarroti e Della Bella ha curato il volume antologico Humour mon amour (1982), fondamentale per conoscere un certo tipo di umorismo.

     

    Braschi ha collaborato poi con prestigiose riviste e numerosi giornali, tra cui L'Europeo, L'Indipendente, L'Unità, Max, La Nazione, Carnet, Il Giornale, Liberazione e altri.

     

    Verso la fine degli anni Ottanta arrivò poi la folgorazione per il giallo, in seguito alla quale iniziò a collaborare con mensili dedicati all'horror, al fantastico, al poliziesco.

     

    Tra le altre cose nel 1990 ha curato, insieme a Massimo Moscati, l’antologia critica Stephen King: da Carrie a La Metà Oscura. Al grande narratore americano ha infatti dedicato diversi interventi critici.

     

    Nel 1997, insieme a Cristina Proto, ha scritto Il quaderno di Stephen King. Vita opere idee del “Re dell’Horror”. Nel 2000 uscì, sempre curato da lui, l'antologia di racconti gialli di autori toscani, Toscana, delitti e misteri.

     

    Del 2001 è Delitti per ridere in cui partecipa, oltre che come curatore, con un racconto. In seguito ha curato una raccolta di racconti storici ambientati nella Toscana tra Otto e Novecento. Insomma un infaticabile appassionato dall’ironia decisamente graffiante, di cui è difficile riassumere in poche righe interessi e collegamenti col mondo della scrittura e della satira.

     

    Vichi, quando e come ha conosciuto Graziano Braschi?

    "Di preciso non ricordo, ma credo intorno al 2002, dopo la pubblicazione del primo romanzo con il commissario Bordelli, probabilmente a un festival letterario".

     

    Che tipo era e qual era il rapporto che vi ha legato?

    "Graziano era un uomo di altri tempi, nel senso più bello che si possa dare a questa definizione. Uno di quelli per cui una stretta di mano vale più di un contratto. Gentile e appassionato, integro e discreto, ma con una grande ironia a pervadere ogni cosa".

     

    E’ veramente lungo l’elenco delle attività di Braschi e delle pubblicazioni da lui curate, ma quale secondo lei la più significativa, che vuole qui ricordare che possa darci un’idea del suo importante lavoro?

    "La sua passione per il giallo, il poliziesco, il noir, il thriller lo ha portato a scrivere saggi, a curare antologia, a collaborare con riviste, a fare centinaia di presentazioni".

     

    E’ esistita tra di voi una qualche forma di collaborazione? Ce la vuole raccontare?

    "Mi ha coinvolto in più di un’occasione in antologie di genere (anche se sapeva che non avevo la sua stessa passione), e devo dire che spesso, se non fosse stato lui a invitarmi e dunque a darmi la garanzia della bontà dell’avventura, non avrei partecipato".

     

    Improvvisamente a 78 è scomparso non solo l’uomo e l’amico, ma anche forse un grande disegnatore e scrittore italiano, capace di svegliare gli animi con sottile genialità e capace di destare l’attenzione di grandi nomi come Eco, Oreste del Buono, Zavattini, Fo. Che cosa le ha lasciato come scrittore? E cosa come amico?

    "Gli amici e le “belle persone” che se ne vanno lasciano un vuoto, è vero, ma ci affidano anche il loro bagaglio e il loro esempio, che ci portiamo dietro tutta la vita".

    di Cecilia Barbieri

    © RIPRODUZIONE RISERVATA

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