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lunedì 26 Febbraio 2024
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    “No allo spostamento della Milani”, il preside Panti contro le ipotesi del Comune

    Al vaglio dei tecnici un possibile accorpamento della Milani alla Masi di Bubè o uno spostamento a Ponte a Niccheri

    GRASSINA (BAGNO A RIPOLI) – Novità future per le scuole grassinesi? Una ipotesi al vaglio dei tecnici del Comune prevederebbe l'accorpamento delle scuole dell'infanzia Milani e Masi, nella sede di quest'ultima in via Pian di Grassina a Bubè, oppure lo spostamento della Milani a Ponte a Niccheri.

     

    A parlare, con qualche preoccupazione, dell'argomento è Marco Panti, dirigente scolastico dell'Istituto Caponnetto: “Senza nessuna consultazione, e nella consapevolezza della completa opposizione alla proposta da parte delle scuole interessate e del loro dirigente, nella mattina di giovedì scorso un gruppo di assessori e tecnici edili del comune di Bagno a Ripoli, guidati dal sindaco Casini, si sono recati nei locali della scuola dell’Infanzia Manuela Masi di Bubè-Grassina per prendere misure e prospettare alle docenti presenti una novità non del tutto inaspettata ma sicuramene del tutto non gradita: il Comune di Bagno a Ripoli intende smobilitare la scuola dell’infanzia Lorenzo Milani, dalla sua attuale sede in via Tegolaia a Grassina (nella foto), per trasferirla in nuove strutture da edificare all’interno della attuale scuola dell’infanzia Manuela Masi, in via Pian di Grassina a Bubè”.

    Ma ci sarebbe anche un'altra ipotesi: “Se il territorio della scuola Masi non permettesse tale nuova edificazione – continua il dirigente scolastico – il Comune costruirebbe un nuovo edificio per accogliere la scuola Milani niente meno che a Ponte a Niccheri".

     

    "Le quattro scuole dell’infanzia, Cocchi, Franci, Masi, Milani – osserva Panti –  lasciate in eredità dalla antica storia scolastica del comune, rappresentano un piccolo gioiello di vivibilità educativa, anche per la loro piccola dimensione e il loro collocamento strategico e funzionale nel territorio. Sono ospitate tutte in edifici moderni ed efficienti, ovviamente migliorabili e adeguabili con lavori di modernizzazione che però non implicano demolizione, trasferimento o riedificazione. Ci pare pertanto del tutto fuori da ogni richiesta e prospettiva di miglioramento educativo l’accorpamento di due di queste scuole lasciate in eredità dal precedente percorso storico in un solo edificio, nuovo e da costruire, oppure, ancora peggio, il trasferimento di una di esse con tutti i suoi utenti, alunni e genitori, e ovviamente anche insegnanti, da una sede centrale come Grassina, il maggior aggregato abitativo del comune, che si può raggiungere facilmente anche a piedi, ad una località decentrata e non urbanizzata come Ponte a Niccheri, per di più in un momento in cui il comune privatizza e riduce gradualmente i servizi di scuolabus”.

    Panti si augura che ci sia ancora margine per un ripensamento: “Speriamo che il Comune di Bagno a Ripoli voglia ascoltare operatori e utenti prima di pensare operativamente ad una nuova costosa opera di edilizia scolastica del tutto inutile e controproducente come sarebbe una mega-scuola-infanzia Masi-Milani a Bubè o una nuova sede decentrata della scuola Milani a Ponte a Niccheri, così come ormai palesemente sembra essere anche la nuova inutile palazzina costruita negli ultimi mesi d’avanti alla scuola Granacci".

     

    Il preside torna sul problema dei container: "Semmai voglia ricordarsi che innanzitutto ci sono scuole del suo territorio che sono costrette a operare da anni in spazi realizzati in container prefabbricati, come la scuola Michelet e la scuola Redi, e che quest’ultima opera da molto tempo, e per di più molto bene nonostante tutto, in situazione di assoluta ristrettezza di ambienti didattici, visto che ha la metà della superficie ad alunno rispetto all’altra scuola omologa del comune di Bagno a Ripoli, la scuola Granacci. Tutti noi dell’istituto comprensivo Caponnetto siamo a disposizione di qualunque autorità locale per tutto ciò che può riguardare il miglioramento a beneficio degli utenti, dei genitori e degli operatori, anche se ovviamente non per l’ingiustificato arretramento delle condizioni di vita e lavoro dei medesimi”.

     

    di Redazione

    © RIPRODUZIONE RISERVATA

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