BAGNO A RIPOLI – "In consiglio comunale, a Bagno a Ripoli, sul caso Sea Watch 3 ci pare si sia materializzata la saga della banalità e della strumentalizzazione politica".
A dirlo è Potere al Popolo Bagno a Ripoli, che fa una lunga riflessione sul grande tema di dibattito, di scontro, delle ultime settimane: "Il caso Sea Watch è strettamente giuridico e come tale va trattato – inizia la riflessione – Il 24 giugno un gommone con a bordo 42 migranti è stato visto in grave difficoltà in mare aperto da un aereo francese. Questo ha lanciato l'SOS ed è in base a questa richiesta di soccorso che è intervenuta la Sea Watch".
"Nel momento in cui i migranti sono saliti sulla nave – riprendono – hanno perso la qualità di migranti ed acquisito quella di naufraghi. Cosa fare in caso di raccolta di naufraghi lo dispone un regolamento internazionale sottoscritto anche dall'Italia, la legge del mare. Questa legge dice e che i naufraghi devono essere consegnati nel porto sicuro più vicino".
"Per sapere cos'è un porto sicuro – rimarcano – occorre rifarsi alla Convenzione di Ginevra, altro trattato internazionale. Questa dispone che sono da considerarsi sicuri i porti di quelli nazioni che l'hanno sottoscritta. Per onor di cronaca Turchia, Libia e Tunisia non sono tra i firmatari. Questo conduce direttamente all'esclusione di tali paesi come porti sicuri. La Sea Watch quindi non poteva che condurli in Italia. Malta in questo caso rispetto al luogo di ritrovamento del gommone risultava più lontana di Lampedusa e quindi l'Italia non poteva non far sbarcare questi naufraghi: chi ha violato i trattati internazionali è il nostro Paese".
"In realtà – sottolinea PaP Bagno a Ripoli – a Malta sbarcano tantissimi migranti e tantissimi naufraghi raccolti dai soccorritori in mare. Nel caso specifico, ripetiamo, il porto più vicino era quello di Lampedusa. Per questo il comandante della Sea Watch ha deciso di forzare il divieto di ingresso nelle acque territoriali italiane in modo tale da ottemperare alle normative di legge che operano in materia (adottate dall'Italia)".
"Ma perché Salvini non ha ragione? – domandano – Proviamo a spiegarlo esulandoci da mediocri pietismi e vacui riferimenti ai dettami alle sacre scritture. Per chi non la conoscesse esiste in ogni ordinamento giuridico quella che si chiama gerarchia delle fonti normative. Si tratta di un ordine di importanza delle leggi per cui le leggi di ordine inferiore non posso modificare quelle di ordine superiore. Nell'ordinamento italiano partendo dalla più importante troviamo prima la Costituzione italiana poi i trattati internazionali firmati e ratificati dall'Italia e solo in terza posizione le leggi ordinarie dello Stato ovvero le leggi parlamentari, i decreti legislativi e i decreti legge".
"Di conseguenza – dicono ancora – il decreto Salvini non può andare contro a quanto è scritto nella legge del mare e nella convenzione di Ginevra perché norme di ordine superiore e quindi non modificabili dal decreto stesso. Questo spiega anche la decisione del p.m. di non procedere contro la comandante Rackete né l'impedirle di trattenersi in territorio italiano. Veniamo ora alle riflessioni di ordine politico".
"Stona molto – e qui parte l'attacco politico – vedere che esponenti del Pd si profusino nell'accogliere la risoluzione proposta dalla consigliere Baragli; sembra quasi che con un colpo di spugna abbiano dimenticato che i decreti Salvini in tema di immigrazione non sono altro che i figli del decreto Minniti per poi ritornare a limitare il loro eccesso di bontà dichiarando che questa risoluzione riguarda esclusivamente il salvataggio dei naufraghi e non il problema dell'accoglienza dei migranti".
"Dall'altro lato invece – dicono ancora – abbiamo avuto una scenetta al limite del ridicolo regalataci dagli esponenti della Lega. Da un lato la consigliera Frosali che, arrampicandosi sugli specchi nel tentativo di leggere un documento pervenutole sul cellulare di cui non riusciva nemmeno ad interpretarne il senso, ha cercato di difendere le posizioni di Salvini facendo mettere agli atti che né lei né alcun altro esponente della Lega Salvini compreso è razzista e discrimina sulla base del colore della pelle. Dall'altro il consigliere Martinelli, suo compagno di squadra, partendo da un esempio, peraltro decontestualizzato, ha tentato di dimostrare come non possiamo accogliere tutti in quanto aventi culture troppo diverse da quella cattolica, come se questa fosse l'unica portatrice di verità assoluta. Insomma si decidano quelli della Lega, sono o non sono discriminatori?".
"Non migliore figura – glissano – ha fatto il consigliere Acanfora proponendosi come l'unico portatore della parola evangelica. Al di là del fatto che lo Stato italiano è e deve rimanere laico per cui fa specie vedere i vari esponenti politici rifarsi inappropriatamente al vangelo, quello che è accaduto su questo tema ieri sera in consiglio comunale è a dir poco farsesco".
"Se veramente vogliamo dare un segnale di vera accoglienza – concludono – facciamo che quanto detto e sottoscritto in consiglio non rimanga parole al vento. Bello sarebbe pensare a Bagno a Ripoli come un comune che, grazie anche alla sua ricchezza, riuscisse a mettere a disposizione di persone meno fortunate strutture di accoglienza senza alcuna forma di discriminazione. Ringraziamo per questo la consigliera Redini per il tentativo che ha fatto di dare un senso al dibattito scoppiato in consiglio proprio con una proposta analoga, a cui ci è parso nessun altro abbia dato credito o espresso la chiara volontà di prendere un impegno concreto in tal direzione".
di Redazione
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