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mercoledì 28 Settembre 2022
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    “Lo scorretto utlizzo ha creato un avvallamento diventato una sorta di bacino… di raccolta”

    GRASSINA-IMPRUNETA – "Il dipartimento Arpat di Firenze, verificata la situazione, ha inoltrato al comune di Impruneta una comunicazione affinché vengano adottati dalla proprietà del frantoio tutti i provvedimenti necessari ad eliminare le problematiche riscontrate, e venga, al contempo, realizzato un corretto utilizzo agronomico dei reflui oleari".

     

    A dirlo, in una nota, è l'Arpat che, nei giorni scorsi, ha attivato gli operatori del Dipartimento di Firenze, che hanno verificato che il torrente Grassina presentava una colorazione anomala, verde marrone, ed era percepibile un odore di olive.

     

    Se ne parla da giorni anche sul Gazzettino del Chianti, fra la preoccupazione dei grassinesi che vedono scorrere il torrente "nero" e l'arrabbiatura dei Verdi per Impruneta, che lamentano il silenzio dell'amministrazione comunale.

     

    Perché se da un lato la segnalazione del problema è avvenuta nel territorio comunale ripolese, le cause sono state riscontrate in quello imprunetino.

     

    "Dagli accertamenti effettuati – dicono da Arpat – è emerso che erano in corso operazioni agronomiche, ovvero lo spandimento di acque di vegetazione da parte di un frantoio posto non lontano dal torrente. In questo periodo dell’anno, con l’apertura della campagna olearia, si avviano le operazioni di utilizzo delle acque di vegetazione (acque di lavaggio delle olive e degli impianti)".

     

    "Durante i sopralluoghi effettuati – proseguono – è emerso che le acque di vegetazione del frantoio controllato venivano inizialmente stoccate in vasche e poi tramite una tubazione interrata convogliate in una cisterna, che, trainata da un trattore, distribuiva sul terreno le acque di vegetazione del frantoio. Il sistema mobile di distribuzione era posizionato nelle vicinanze di un canale di sgrondo, in cui erano chiaramente visibili tracce di acque di refluo oleario".

     

    "Il terreno dove veniva svolta tale pratica agronomica – si legge ancora nella nota di Arpat – si presenta in parte pianeggiante ed in parte collinare. Nelle zone pianeggianti si erano creati avalli con reflui di frantoio, che ristagnavano nei solchi lavorati dall’aratro, mentre nelle porzioni di terreno in declivio si erano formati dei ruscellamenti di reflui".

     

    "In prossimità del torrente Grassina – dice ancora Arpat – alla base di un pendio, si era addirittura formato un grosso ristagno sempre di reflui oleari alimentato dai continui ruscellamenti favoriti dalla pendenza del terreno e dalla mancata lavorazione dello stesso".

     

    In pratica "l’avallamento, posto nelle vicinanze del torrente, si presentava come un piccolo bacino di raccolta di reflui oleari, questo, favorito anche dalla medio bassa permeabilità del terreno per lo più argilloso, in condizioni di carico eccessivo, era presumibilmente tracimato nel vicino corso d’acqua, creando una situazione di inquinamento idrico e di cattivo odore".

     

    Da qui l'intimazione alla proprietà di adottare "tutti i provvedimenti necessari ad eliminare le problematiche riscontrate" e, al contempo, di realizzare "un corretto utilizzo agronomico dei reflui oleari".

    di Matteo Pucci

    © RIPRODUZIONE RISERVATA

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