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giovedì 25 Luglio 2024
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    “Urbanistica a Bagno a Ripoli: tanta comunicazione, poca condivisione, nessun coraggio”

    Sonia Redini (Cittadinanza Attiva) da sempre oppositrice della politica urbanistica della giunta Casini, commenta i nuovi piani di governo del territorio

    BAGNO A RIPOLI – “Tanta comunicazione, poca condivisione e nessun coraggio! Questa è la sintesi del consiglio comunale del 6 aprile con cui sono state approvate le osservazioni ai nuovi piani di governo del territorio (Piano Strutturale e Piano Operativo). Ma a ben vedere è la sintesi di questi ultimi cinque anni, è la cifra di questa amministrazione”.

    Durissima. Come è stata in tutti questi anni sulla politica urbanistica dell’amministrazione comunale di Bagno a Ripoli, guidata dal sindaco Francesco Casini.

    Sonia Redini, capogruppo di Cittadinanza Attiva, rimane una accesa oppositrice della pianificazione prevista. E lo esprime con una articolata riflessione.

    “L’ampio percorso di coinvolgimento della popolazione (per usare le parole del sindaco) – inizia Redini – si è risolto in tre incontri pubblici tra la fine del 2019 ed inizio 2020, in un incontro nel 2021 (solo per la richiesta scritta dei cittadini di Osteria Nuova) e in due incontri riservati alle associazioni e categorie economiche. Tutti quanti in una fase assolutamente embrionale e preparatoria dei piani. Poi, null’altro!”.

    “Cosa c’è di “ampio” allora? – domanda – Il principale atto del Comune non meritava una maggior partecipazione? Non abbiamo mai smesso di chiedere che le scelte fossero costruite per e con la cittadinanza, ma l’orecchio di questa amministrazione è sempre stato sordo: nessun processo partecipativo, nessun passo concreto per garantire un maggior grado di conoscenza generale di questi atti”.

    “Quale visione del futuro di Bagno a Ripoli? – domanda ancora Redini – Ancora una volta si è persa l’occasione per una riflessione coraggiosa su quale poteva essere una strategia di sviluppo sostenibile vero, e non solo dichiarato, che tenesse conto del nostro patrimonio territoriale, della risorsa idrica, dei suoli, che sono risorse irriproducibili e vanno usate al meglio”.

    “Perché non è una questione di dove, quanto o come costruire – incalza la consigliera comunale – ma di costruire ciò che serve! Per quello che serve davvero, non abbiamo mai fatto mancare il nostro contributo, che fosse l’ampliamento di un’azienda, il recupero abitativo, la mobilità sostenibile o nuovi parchi. Ma alla base di tutto dev’esserci un interesse pubblico da perseguire, reale ed effettivo, in un rapporto equilibrato fra attività economica, bisogni sociali e contesto che orbita attorno all’uomo”.

    “Non è vero – puntualizza – che ci sono stati dei ripensamenti da parte delle forze di maggioranza, almeno se s’intendono quelli spontanei, perché la più parte delle modifiche sono state indotte dai rilievi degli enti sovraordinati (Regione e Città Metropolitana), sotto pena di “bocciatura” dei piani. Serve davvero, oggi, la saturazione edilizia del Pian di Ripoli? Che natura ha l’interesse che conduce alla costruzione di una palazzina di 5 piani, con funzione residenziale, commerciale e direzionale?”.

    “Certo – sottolinea – c’è anche una porzione che verrà ceduta al Comune, ma che al momento non sa ancora cosa farci. Allora, è l’interesse pubblico che si tira dietro quello privato o è l’inverso? Serve davvero lo “svuotamento” di una collina per trovare 9.500 mq dinuovi spazi (un’enormità!) per consentire l’ampliamento di una scuola, in un’area ambientalmente fragile, di pregio paesaggistico, oltretutto in una zona dove la struttura viaria è totalmente insufficiente a reggere quel sovraccarico urbanistico? Seppur con dispiacere, bisogna saper dire di no, che non si può fare!”.

    “Servono davvero – domanda ancora pubblicamente – 25 nuove abitazioni all’Antella oltre alle 34 già previste da recupero? Eppure lo stesso sindaco aveva dichiarato alla stampa che 18 di quelle nuove si sarebbero potute cancellare. Si è trattato di un annuncio accattivante, per un’immagine “green”, o c’era del fondamento? I cittadini non lo sapranno mai, visto che nessuno li ha mai coinvolti”.

    “L’urbanistica – riflette Redini – non può ridursi ad un “chiedete e vi sarà dato!”. È prendere in considerazione le varie esigenze e filtrarle con le possibilità che il territorio offre, con il coraggio politico di fare delle scelte lungimiranti”.

    “Se ancora questo non viene capito e si continua a pensare che le risorse siano illimitate – conclude – allora non guardiamo a chi stiamo lasciando domani il nostro territorio”.

    ©RIPRODUZIONE RISERVATA

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