BAGNO A RIPOLI – E' stata davvero tanta la rabbia vissuta dai vertici e da tutti i volontari della Croce Rossa di Bagno a Ripoli, che lunedì 27 gennaio hanno visto imbrattati da scritte e con le gomme tagliate tre mezzi abitualmente utilizzati per i servizi alle persone.
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"Il mio pensiero – è la riflessione del presidente della Cri ripolese, Francesco Pasquinucci – va a quelle persone che lunedì non sono potute andare a scuola o all'ospedale per farsi degli esami, a causa di quanto accaduto. Ringrazio tutti coloro che ci hanno sostenuto e dimostrato la loro vicinanza denunciando anch'essi a gran voce l'ingiusto gesto subito dalla nostra comunità".
"Nel Giorno della Memoria – prosegue il presidente – il 27 gennaio, avremmo dovuto ricordare quanto è successo 70 anni fa invece di farsi ricordare per le assurde gesta compiute. Il diritto di protesta è lecito altrimenti si parlerebbe di censura. Resta il fatto che per poter dissentire, si deve per prima cosa avere ben inteso il problema".
E qui entra ne merito delle scritte trovate sui mezzi: "Croce Rossa e CIE: la Cri è all'interno ormai di un solo CIE in Italia che ospita meno di 100 migranti e gestisce la sola parte socio sanitaria".
"Due dei principi della Cri – dice Pasquinucci – sono l'imparzialità e la neutralità: questo significa che noi volontari (ebbene sì, siamo volontari), non facciamo differenze tra razza o religione; il nostro compito di assistenza lo portiamo fino in fondo senza distinzioni. Niente quindi è da imputare alla nostra associzione in merito alla gestione delle entrate e delle espulsioni da questi centri. Il nostro compito è anzi, quello di garantire gli standard fissati dalle Convenzioni di Ginevra in merito ai rifugiati".
"Secondariamente – continua – se siamo persone civili, dobbiamo stabilire un metodo per esprirere la nostra protesta. L'atto vandalico che ci ha duramente colpito, non solo esprime vigliaccheria e incoscenza in quanto perpretato di notte, senza che nessuno possa vedere chi sia stato, ma come un boomerang, va a danneggiare quelle categorie di persone socialmente in difficoltà e che più di tutte necessitano della nostra assistenza".
"Danneggiando tutte le macchine e il mezzo attrezzato – ricorda il presidente – non siamo stati in grado di coprire i servizi promessi alla popolazione".
"Scrivere a caretteri cubitali "NO ai CIE, NO alle ESPULSIONI" è un atto ingiusto – conclude – Ma squarciare più di una ruota dei mezzi tanto da renderli inutilizzabili, lo trovo un atto veramente di basso livello che dimostra una altrettanto basso livello di intelligenza".
di Redazione
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