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sabato 10 Dicembre 2022
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    La storia del tifo viola a Bagno a Ripoli ha radici profondissime: il racconto

     

     

    Il tifo viola ripolese ha radici profondissime. Il Viola Club Bagno a Ripoli "G.Nocchizzi" prende luce nel 1965, gli anni d’oro fra il primo e il secondo scudetto. Sede stabilita nel bar Gori, oggi meglio noto come pasticceria Maioli.

     

    Di lì a poco, il trasloco al bar Mario e l’ingresso nel club di Roberto Andorlini, calciatore ripolese arrivato fino alla C, vera "attrattiva" del capoluogo ripolese: club in crescita fino alla metà degli anni '70, quando la Fiorentina iniziò la flessione.

     

    Giunti al 1981, l’ingresso dell’attuale presidente Giuseppe Urso e il rinnovo del consiglio direttivo (presidente onorario nel 1981 era un certo Guido Gratton) produssero il rilancio del club. Iniziarono le trasferte di massa, ma fiorì  anche l’aspetto della socialità, con cene, feste, tornei di carte o di calcetto. Anni segnati purtroppo anche dalla scomparsa di Giovanni Nocchizzi, socio del club morto per un malore durante una trasferta a Milano. Il club è ancora oggi intitolato a lui.

     

    Con gli anni ’90, inizio dell’era Cecchi Gori, ancora un trasloco: si attraversa la strada e ci si stabilisce al circolo Arci. Il gruppo cresce, raggiungendo il massimo storico di quasi 200 soci. E mettendo a segno qualcosa di storico: andare in visita al cospetto di Giovanni Paolo II, Papa Wojtyla.

     

    "L’idea venne durante una cena della settimana prima – racconta Giuseppe, per tutti Beppe – parlando con Roberto Natrice (ad della Fiorentina ai tempi dei Cecchi Gori, n.d.r.). Commentavamo la visita della Lazio al Papa, avvenuta poche settimane prima, e ci venne l’idea di proporla a nostra volta. Poi, la capacità e l’influenza di Mario Cecchi Gori, ci aiutò a coronare quella che sembrava un’idea un po’ pazza: la squadra viola si recò in visita ufficiale dal Pontefice, e io feci parte degli accompagnatori come rappresentante del tifo organizzato, l'ACCVC.  Non vi dico che emozione. Eravamo noi, il Ds Roggi, e la squadra. Addirittura Lazaroni, il mister dell’epoca, non se la sentì di venire e mandò un suo delegato".

     

    Oggi anche il club ripolese, come i “cugini” del Niccolò Galli e in generale tutto il tifo organizzato, vive una fase di flessione: poco più di cinquanta gli iscritti "e di ripolesi non ce ne sono poi tanti", confessa con un sorriso Beppe.

     

    Ma in fondo confida che la rinascita Viola, sancita da una stagione che dopo anni ha nuovamente riempito lo stadio Franchi, farà di nuovo riempire lo schedario di uno dei Viola Club più longevi ancora in attività.

    di Leonardo Pasquinelli

    © RIPRODUZIONE RISERVATA

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