SAMBUCA (TAVARNELLE) – "In seguito all’apertura ufficiale della procedura di mobilità per 55 persone negli stabilimenti di Tavarnelle ed Inveruno, e dopo aver preso atto delle motivazioni che spingono l’azienda ad effettuare tale passo, l’Rsu intende esternare tutte le sue preoccupazioni al riguardo".
Inizia così il documento ufficiale emesso dall'Rsu della Carapelli di Sambuca, il giorno dopo l'ufficializzazione, da parte della proprietà (Gruppo Deoleo), delle 55 mobilità (clicca qui per leggere l'articolo) fra lo stabilimento tavarnellino e quello lombardo.
"E’ sotto gli occhi di tutti – spiegano i lavoratori (in foto sopra uno sciopero dei mesi scorsi) – ed ognuno di noi la vive sulla propria pelle, la situazione di crisi economica che ormai da alcuni anni sta attraversando il nostro paese e l’intera area europea. Sicuramente l’importante calo dei consumi non agevola l’azienda nel suo piano di rientro del debito, e l’andamento oscillante dei prezzi di mercato della materia prima rende il contesto ancora più difficile".
"E’ su questi argomenti – sottolineano – e sulla riduzione dei costi, che l’azienda ha deciso di licenziare 55 persone, per il semplice motivo che sono solamente un “pezzo di debito”. E’ triste vedere come solo i lavoratori vengano considerati costi, mentre questi andrebbero ricercati in altri ambiti aziendali; un'azienda in crisi non viaggia con macchine costose né tantomeno in prima classe. Una azienda veramente in crisi, e con importanti valori etici come amano ricordare al mondo intero, prima di tagliare il personale taglia gli sprechi, non la forza lavoro che gli permette di stare in vita".
"Un’azienda veramente in crisi – rilanciano – non rifiuta a priori gli aiuti che la Regione Toscana, proposti grazie a importanti fondi pubblici, mette sul piatto per aiutarla. Siamo sicuri di stare così male? Cosa pensano gli investitori che hanno capitale in questo gruppo in difficoltà, di questo rifiuto?".
"Un’azienda che si considera leader mondiale – dice ancora l'Rsu di Carapelli – all’alba del 2014, anno in cui a detta dell'amministratore delegato non riuscirà a far fronte agli interessi che il debito andrà a generare, come risponde e come affronta le sfide che gli si presenteranno? Siamo senza la più pallida idea di un piano industriale, anche di breve periodo. Non ci basta sentirci dire che apriranno su nuovi mercati, vogliamo garanzie per il nostro paese e per i nostri stabilimenti".
"E’ per questi motivi – annunciano – e perché riteniamo profondamente ingiusta la procedura appena aperta, che vengono indette due ore di sciopero, da effettuarsi nelle ultime ore di ogni turno, nella giornata di lunedì 29 luglio. Per chiarire che i lavoratori non ci stanno ad accettare questa politica aziendale".
"Nessuno di noi – concludono – deve sentirsi salvo o al sicuro, serve l’aiuto di tutti e la partecipazione di ogni lavoratore, anche se sappiamo che le iniziative che andremo a realizzare comporteranno sacrifici economici. Sarà una battaglia sindacale lunga, della quale ogni lavoratore dovrà sentirsi parte attiva. Come ci insegna il gruppo Deoleo… del doman non v’è certezza".
di Matteo Pucci
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