TAVARNELLE – Un Comune unico, che nasca presto dalla fusione fra Tavarnelle e Barberino Val d'Elsa. Una scelta strategica, da sintetizzare magari con la costruzione di un nuovo e unico palazzo comunale a metà strada fra i due capoluoghi.
A lanciarla è il consigliere comunale della maggioranza di centrosinistra a Tavarnelle, Alberto Marini, che ha letto con attenzione le riflessioni del suo collega barberinese Giacomo Trentanovi (clicca qui per leggere l'articolo).
Che in un lungo e complesso approfondimento sul futuro politico di Barberino e delle forze di centrosinistra non fa nemmeno un accenno alla possibile fusione con Tavarnelle: un tema che a Barberino è, nel versante Pd-centrosinistra, una sorta di tabù fino al voto del prossimi maggio.
"Traggo spunto – dice Marini – dalle conclusioni di Giacomo.La prossima legislatura vedrà a Barberino un consiglio di otto membri, solo tre assessori in giunta e il sindaco. In queste condizioni e con le sempre più stringenti strette al bilancio dei comuni, come si può evitare di parlare di fusione? Fusione con il comune di Tavarnelle che si trova a meno di 2 km!".
"I cittadini di Barberino – rincara Marini – che non sono scemi, tutt'altro, sanno capire che questo tipo di politica (negare l'estrema urgenza di fare un solo comune) è destinato a far fallire proprio la loro comunità. Il domani nei nostri comuni ci porterà a negare servizi importanti alle famiglie, agli anziani, per mancanza di fondi. Ci porterà a negare servizi negli uffici comunali per mancanza di personale".
Insomma, Marini la vede in maniera del tutto diversa da Trentanovi: "Però – dice spiegando la situazione senza fusione – manterremo aperti due Urp, due anagrafi, due assetti del territorio, due ragionerie. Va nell'interesse della gente?".
Poi lancia una provocazione: "E se il problema è di natura psicologica, vale dire quale "palazzo" sarà scelto per la sede del comune, bene lancio una proposta eccitante: facciamo un nuovo palazzo a metà strada, che serva i cittadini dei due comuni".
"E' arrivato il momento di pacificare gli animi bellicosi ancora surriscaldati dalle vicende di 120 anni faa – conclude Marini – Il bene comune non si crea guardando al passato, alle nostalgie, alle rivendicazioni. E' ora di guardare il presente e gettare un ponte verso il futuro: e dei buoni amministratori devono fare scelte che daranno un futuro ai cittadini e non inseguire i pensieri più retrivi".
di Matteo Pucci
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