venerdì 7 Agosto 2020
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    Eccidio di Pratale, celebrazioni 2020 sempre più emozionanti: ritrovo nel bosco, letture a San Pietro in Bossolo

    I dodici contadini trucidati dai tedeschi il 23 luglio del 1944 nella radura di Pratale, ricordati (ancora una volta) con impegno, passione, dedizione e commozione

    TAVARNELLE (BARBERINO TAVARNELLE) – “Era caldo come oggi quella domenica del 23 luglio 1944, il giorno prima era piovuto, nessuno si aspettava che di lì a poco avremmo vissuto una tragedia dopo che nel boschetto di Pratale furono ritrovati i copri trucidati dai tedeschi di Angiolo Cresti, Attilio Cresti, Oreste Cresti, Bruno Gori, Giuseppe Gori, Livio Gori, Marcello Gori, Omero Gori, Serafino Gori, Carlo Lotti, Giuliano Lotti, Giovanni Raspollini“.

    LA CERIMONIA A PRATALE

    Queste le parole pronunciate da Francesco Vermigli, marito di Mirella Lotti, che in quella strage perse la vita il padre Giuliano Lotti e il nonno Carlo Lotti.

    Alle 9 di giovedì 23 luglio si sono ritrovati in quel boschetto, a Pratale, il sindaco si Barberino Tavarnelle David Baroncelli, l’assessore Roberto Fontani, il luogotenente dei carabinieri Giuseppe Cantarero, padre Rosario Landrini (parroco di Fabbrica, Montefiridolfi e del Bargino).

    E poi Mirella Lotti e il marito Francesco, oltre ad altri parenti delle vittime. E l’attore Massimo Salvianti.

    Prima che il sindaco Baroncelli deponesse la corona al monumento, padre Rosario ha “rotto” il silenzio che solo il canto delle cicale animava la radura.

    “Quando veniamo qui – ha detto il sacerdote – sembra che non sia mai un buon giorno, perché quella giornata del 23 luglio è come se fosse un giorno sospeso. Inizio nel segno cristiano di questo ricordo e quando dico che pestando questo terreno è come se toccassimo il sangue, si ricorda come nelle prime basiliche romane veniva costruita la chiesa sopra la tomba o il luogo del martirio dei martiri”.

    “Come altre volte vi ho detto – ha proseguito – quando il Papa portava le scarpe rosse, il segno era che pestava il sangue. Dovremmo venire qui con le scarpe rosse: qui c’è sangue, qui c’è ingiustizia, qui c’è violenza ingiustificata, però il perdono parte da Dio”.

    “Noi non siamo capaci di perdonare – ha detto ancora il parroco montigiano – spetta a Dio perdonare e fare giustizia. A noi il compito di ricordare e di tramandare, perché la violenza è una parola che dal vocabolario non è stata ancora tolta nella nostra quotidianità. E, soprattutto, non è stata tolta nemmeno un’altra parola: che è la parola persona. La persona ha il diritto di essere rispettata sempre, non si può giocare con la vita delle persone perché la vita per noi cristiani è sacra. Anche per i non credenti la persona è inviolabile”.

    “Con la benedizione – ha concluso padre Rosario – affidiamo a Dio non le loro vite perché sono già in Dio; ma affidiamo a noi perché possiamo essere capaci di andare oltre quello che è il risentimento, per saper cogliere anche da questa esperienza il senso della bellezza della vita. E anche una preghiera per coloro che sono stati protagonisti di questa violenza. Io non riesco a perdonarli, però Dio li perdonerà sicuramente. E forse anche noi riusciremo a guardare con diversità la nostra vita ed essere più rispettosi e accoglienti verso gli altri, senza mai usare la violenza”.

    “Quest’anno – ha proseguito il sindaco David Baroncelli – è una celebrazione ridotta a causa della pandemia, ma non per questo meno sentita. Vi ringrazio per essere qui, possiamo sembrare pochi, ma è il segno importante di una presenza, di una memoria, un segno importante di un tempo che scorre: a noi è dato il compito in questo tempo di portare avanti il ricordo, i valori, il sacrificio”.

    “Quindi – ha concluso il primo cittadino – in questo momento di difficoltà è ancora più importante essere qui ad accompagnare la memoria. La mattina del 23 1944 luglio i neozelandesi entravano nel paese di Tavarnelle. Trovatolo vuoto ricordiamo come entrarono nella stanza della Banda del paese, presero gli strumenti e si misero a suonare per le strade. Mentre la sera i tedeschi, senza alcuna ragione, trucidavano delle persone inermi. Questo è il senso e il momento più profondo, la verità che distingue la nostra liberazione in questo momento drammatico della tragedia che noi viviamo ma che ci ha dato a tutti quanti la libertà”.

    Subito dopo il sindaco ha letto i nomi dei martiri di Pratale e ha deposto una corona al monumento. Poi, con uno squillo di tromba, sono stati resi gli onori ai caduti con il silenzio.

    LA MESSA E LE LETTURE ALLA PIEVE DI SAN PIETRO IN BOSSOLO

    Nel pomeriggio poi, la Santa Messa nella Pieve di San Pietro in Bossolo officiata dal parroco di Barberino Tavarnelle don Franco del Grosso. Alla presenza di autorità, i gonfaloni, l’associazione dei carabinieri in congedo.

    Sull’altare è stata posta una composizione di fiori raccolti a Pratale da Francesco Vermigli.

    Alla fine il prato della Pieve, in un magnifico scenario naturale, ha visto il decimo anno della rappresentazione de “Il sangue e l’erba”, con Massimo Salvianti, promosso dal Comune e prodotto da Arca Azzurra Eventi, arricchito dalle musiche di Emiliano Benassai (fisarmonica) e Angela Tempestini (violino), mentre i significativi disegni firmati da Lorenzo Bojola seguivano i vari momenti delle letture.

    Tra i (tanti) lettori sono intervenuti i rappresentanti dei comitati per la memoria delle Stragi di Castagno D’Andrea, San Pancrazio di Bucine, dell’Associazione Martiri Sant’Anna di Stazzema, e dell’Associazione Familiari Eccidio di Marzabotto e dell’eccidio del Padule di Fucecchio.

    Alla fine un grande e interminabile applauso da parte dei presenti verso chi ha letto.

    Tutti in piedi, rivolti in direzione del luogo degli eccidi di Pratale, Fabbrica e Badia a Passignano. Mentre gli ultimi raggi di sole illuminavano la vallata.  

    @RIPRODUZIONE RISERVATA

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