spot_img
spot_img
spot_img
spot_img
lunedì 15 Agosto 2022
spot_img
spot_img
Altre aree
    spot_img

    La monumentale “Sfera Celeste”, simbolo delle Nazioni Unite, restaurata dagli artigiani del Chianti

    Il capolavoro Art Déco di Paul Manship torna a nuova vita grazie all'opera di restauro, commissionata dall'ONU e realizzata da un'impresa storica di Barberino Tavarnelle

    BARBERINO TAVARNELLE – Il Chianti fiorentino stringe una relazione speciale con le Nazioni Unite: nel segno dell’Art Déco.

    E’ tornato a risplendere uno dei più importanti capolavori al mondo, realizzato negli anni Trenta dal celebre scultore americano Paul Manship, grazie al complesso intervento di restauro realizzato dalla Fonderia Artistica Ferdinando Marinelli di Barberino Tavarnelle.

    Luce, bellezza e funzionalità ritrovate della scultura “The Celestial Sphere”, la “Sfera Celeste”, simbolo delle Nazioni Unite a Ginevra, in Svizzera, legano a doppio filo la Toscana e l’emblema internazionale che ispira e rappresenta i temi di accoglienza, multiculturalità, speranza per il futuro, evocati dall’opera, realizzata nel 1939.

    E’ un orgoglio tutto italiano, chiantigiano, che porta alta la bandiera dell’artigianato artistico toscano nel mondo il lavoro, commissionato più di un anno fa dall’ONU alla Fonderia chiantigiana, vincitrice di uno specifico bando. L’intervento è stato appena concluso.

    La Fonderia Artistica Ferdinando Marinelli è una realtà unica al mondo che possiede una gipsoteca con calchi originali del ‘400, un tesoro raccolto dal nonno dell’attuale proprietario, Ferdinando Marinelli.

    Il complesso intervento di ripristino e rifacimento di alcune parti dell’opera, seguito e coordinato da Ferdinando Marinelli e dal suo staff, ha permesso di salvare dai segni del tempo il monumento in bronzo e oro, dedicato al presidente statunitense Wilson, padre fondatore della Società delle Nazioni.

    L’opera, ferma dagli anni ’40, riprenderà a muoversi e a ruotare come aveva previsto nella fase progettuale il suo autore.

    L’enorme Sfera Celeste, di oltre quattro metri di diametro, è il capolavoro dello scultore americano Paul Manship (1885 –1966).

    Fu donata nel 1939 dalla Woodrow Wilson Foundation a quello che allora era l’edificio della Società delle Nazioni. Conosciuta anche come la sfera commemorativa di Woodrow Wilson del Palais des Nations, è oggi un simbolo della sede internazionale di Ginevra, come centro del dialogo e della pace.

    “The Celestial Sphere”, Woodrow Wilson Memorial di Paul Manship è una monumentale opera scultorea in bronzo a forma di sfera armillare caratterizzata da figure dello zodiaco in alto rilievo e altri simboli astrologici e stendardi, avvolti da nastri di stelle e altre decorazioni destinate a ruotare all’interno di una gabbia sferica.

    La Sfera rappresenta ottantacinque costellazioni dell’universo e mostra quattro stelle delle prime quattro magnitudini. Le costellazioni in bronzo sono dorate con foglia oro a 24Kt ad alto spessore e le circa mille stelle presenti sono argentate. Tra le costellazioni anche l’autoritratto di Manship con i suoi strumenti, di profilo.

    L’INTERVENTO DI RESTAURO

    L’intervento ha previsto il restauro e la doratura in foglia oro 24 Kt di ogni singola scultura bronzea (85) del complesso monumentale e nella ripatinatura delle parti bronzee.

    In una fase parallela è stato effettuato il consolidamento della struttura portante della sfera armillare che aveva subito dei danni a causa della vetustà, oltre al ripristino delle parti meccaniche, idrauliche ed elettriche.

    “Dopo il restauro effettuato per la mastodontica Fontana dei Tritoni, la più importante opera scultorea dell’isola di Malta, situata alle porte della città La Valletta – spiega il proprietario della Fonderia Ferdinando Marinelli – abbiamo ottenuto un nuovo incarico istituzionale di rilievo mondiale e per oltre un anno ci siamo dedicati al recupero di questo straordinario monumento, un ponte tra passato e presente, capolavoro di Art Déco, oggi simbolo di dialogo e pace nella sede di Ginevra delle Nazioni Unite”.

    “La scultura – precisa – che è tornata a nuova vita grazie ad un lavoro complessissimo che ci ha impegnati senza sosta è consistito nel restauro della scultura in bronzo e oro, nello svolgimento di tutte le operazioni di carattere tecnico, legate alla struttura e alla meccanica, che permetteranno all’opera di tornare a muoversi e ruotare”.

    Sono parole di orgoglio quelle che esprime il sindaco di Barberino Tavarnelle, David Baroncelli: “Un lavoro esemplare che rimarrà nella storia del nostro territorio e del Paese intero, l’opera evidenzia la centralità e l’unicità dell’artigianato artistico nell’economia italiana”.

    “Siamo fieri – tiene a dire – di poter vantare nel comune di Barberino Tavarnelle la presenza di un’attività storica, nata ai primi del Novecento, che è diventata un’eccellenza mondiale, come testimoniano le sue proficue relazioni internazionali intessute sul piano artistico-culturale”.

    “Il restauro della Sfera Celeste – rilancia – è la testimonianza concreta di un’Italia talentuosa che lavora e si esprime ad altissimi livelli, distinguendosi per il valore ineguagliabile delle sue maestranze, costituisce un tesoro tutto chiantigiano il fatto a mano degli artigiani e degli scultori della Fonderia Artistica Marinelli che operano secondo antiche tecniche utilizzate nel Rinascimento”.

    CAPOLAVORO ART DECO

    La Sfera Celeste, adornata con costellazioni e stelle, è montata su un albero centrale che è orientato verso Polaris, la “Stella Nord”, e ruota su quell’asse.

    L’opera ha uno schema decorativo complesso che mescola forme e metalli colorati in un modo del tutto singolare, caratteristico dello stile Art Déco.

    La scultura si trova all’interno di una piscina situata nel Lago di Ginevra dell’edificio del Palais des Nations presso l’Ufficio delle Nazioni Unite a Ginevra, in Svizzera.

    COSA RAPPRESENTA

    La sfera, simbolo di ospitalità delle Nazioni Unite. La Sfera Celeste, sia per dimensioni che per importanza, costituisce uno dei principali punti di riferimento per la città di Ginevra, il Cantone di Ginevra e per il popolo svizzero a livello nazionale.

    Celestial Sphere non è solo il capolavoro di Paul Manship, uno degli artisti più famosi del periodo “Art Déco”, è il simbolo della speranza per la comunità globale di un mondo pacifico secondo il diritto internazionale, stabilito dall’ONU e sottoscritto dai suoi Stati membri, compresa la Svizzera.

    E‘ l’emblema svizzero dell’ospitalità a garanzia della stabilità globale: le Nazioni Unite. In quanto tale, l’opera rappresenta il Quartier Generale delle Nazioni Unite in Europa, l’ufficio più grande e attivo delle Nazioni Unite a livello mondiale, nonché il centro del più esteso conglomerato mondiale di organizzazioni legate alle Nazioni Unite, tra cui OMS, WTO e UNHCR.

    La Sfera Celeste è collocata nel luogo più importante dell’edificio: la Cour d’Honneur, nel parco del Palais des Nations.

    DIMENSIONI

    La sfera celeste misura 410 cm di diametro e pesa circa 5.800 kg. La sfera fu installata nell’attuale sede, il Palazzo delle Nazioni a Ginevra nell’agosto del 1939.

    Era motorizzata e, nelle parole dell’artista, è stata progettata “in modo che ruotasse lentamente” e doveva essere illuminata di notte.

    STRUTTURA

    La scultura è realizzata principalmente in bronzo fuso.

    La struttura è rinforzata con un’armatura interna in acciaio forgiato che si estende dal cemento in quattro punti all’interno della base sotto quattro tartarughe in bronzo fuso per supportare travi ad arco, una che corre all’interno della metà inferiore dei bracci della gabbia della Sfera Celeste nord/sud fino al cuscinetti dell’albero centrale e una trave ad arco perpendicolare più corta all’interno dei bracci della gabbia est/ovest.

    COLLOCAZIONE

    La Sfera Celeste si trova su una piscina riflettente costruita nel 1939 e progettata dall’artista che ha una varietà di scopi estetici e pratici. Il vasto giardino del Palais des Nations contiene una vasta collezione di importanti sculture.

    COME NASCE IL CAPOLAVORO DI MANSHIP

    Nel 1927 venne bandito il concorso per la progettazione del Palazzo delle Nazioni di Ginevra e fu scelto il progetto del team di architetti tra cui Carlo Broggi e Jozsef Vago. Fu selezionato lo stile neoclassico francese, detto Beaux Arts.

    I lavori iniziarono nel 1931 e terminarono nel 1938. Successivamente, negli anni ’50 e negli anni ’60 è stato ingrandito.

    Fino dagli anni ’30 del ‘900 la direzione dei principali membri della fondazione americana Woodrow Wilson Foundation, il cui presidente era Franklin Delano Roosevelt, pensava alla possibilità di donare un monumento da porre nel parco del costruendo Palazzo sede della Lega delle Nazioni.

    L’idea prese corpo nel 1935, quando fu contattato il celebre scultore Paul Manship. La prima sua proposta fu quella di modellare per poi far fondere in bronzo una monumentale porta per la sala delle Assemblee.

    Il progetto non piacque, in quel periodo Manship si era innamorato delle sfere armillari e le stava studiando, in particolare si era concentrato sulla gigantesca sfera armillare costruita nel 1593 da Antonio Santucci, cosmografo del Granduca Ferdinando I dei medici, al Museo Galileo di Firenze, e propose quindi una grande Sfera Celeste in bronzo con il telaio in acciaio, la cui superficie era costituita dalle sculture di tutte le costellazioni zodiacali in bronzo fuse a cera persa e dorate; la sfera doveva avere un movimento rotatorio astronomico come quello dell’asse terrestre.

    DALLA FONDERIA BEARZI ALLA FONDERIA MARINELLI

    Negli anni Trenta la costruzione del monumento astronomico presentava non pochi problemi e fu affidata alla fonderia Vignali di Firenze che iniziò la costruzione, diretta dal fonditore-restauratore Bruno Bearzi. 

    Anche per Manship la creazione del modello era stata un’impresa non da poco. L’opera venne terminata nel 1939: nell’agosto di quell’anno la Celestial Sphere partì dalla fonderia di Firenze per Ginevra. Un trattore portava il carro ferroviario alla stazione. L’opera venne installata al centro di una vasca con l’acqua nella parte del parco vicino al Palazzo.

    Le condizioni atmosferiche avevano alterato e abraso l’opera in tutte le sue parti. Le circa mille stelline applicate sulle sculture si sono in parte staccate e perse. Nel 2019 la direzione del Palazzo delle Nazioni Unite emise un bando per restaurare l’opera.

    Il lavoro è stato assegnato alla Fonderia Artistica Ferdinando Marinelli di Barberino Tavarnelle che lo ha completato in poco più di un anno effettuando un restauro che ha riportato il capolavoro di Manship alla bellezza e alla funzionalità originarie.

    PAUL MANSHIP: L’IDEA E LA LAVORAZIONE

    Manship propose una versione su larga scala dell’attuale sfera celeste, che aveva sviluppato dopo anni di studio. Si basa su diverse versioni precedenti, tra cui l’Aero Memorial a Filadelfia, in Pennsylvania.

    Le tartarughe rappresentano la tartaruga cinese dell’immortalità (Ao) – un simbolo di buon auspicio dai tempi dei Tang in poi. Altri segni zodiacali provengono dalle principali civiltà del mondo, sia passate che presenti.

    Manship descrive così l’opera: “La rappresentazione delle costellazioni celesti è derivata da Babilonia e Assiria: Greci e Latini hanno aggiunto i loro nomi e hanno dato alle costellazioni un significato locale in alcuni casi e io ho aderito il più possibile alle forme antiche. Così la stella, Aldebaran, che rappresenta l’occhio del Toro, detta il carattere del disegno, come è anche il caso di Regolo, del Cuore del Leone, e così con tutte le costellazioni. Le forme e gli atteggiamenti delle figure sono stati fatti corrispondere in primo luogo alle posizioni e ai significati degli emblemi stessi. Successivamente l’interrelazione delle costellazioni è stata progettata per creare un insieme armonioso”.

    In una lettera scritta da Ham Armstrong ad Arthus Sweetser del 30 giugno 1935, si legge che il comitato edilizio considerava la Sfera Celeste, che avevano visto a Parigi, superba, non solo nell’originalità del concepimento, ma nella delicatezza dell’esecuzione e nella spiritualità di significato.

    Contattato alla fine del 1935 dal consiglio della Woodrow Wilson Foundation, a Manship fu chiesto di fornire un’idea per un memoriale al presidente degli Stati Uniti Woodrow Wilson come padre fondatore della Società delle Nazioni. A quel tempo il Palazzo delle Nazioni era ancora in costruzione.

    La proposta di Manship per una sfera celeste monumentale fu accettata e nell’aprile 1936 gli fu assegnata una commissione per il progetto. Nella primavera del 1936, subito dopo l’approvazione da parte del comitato, Manship iniziò a lavorare su un modello in cera di grandi dimensioni

    Nel suo atelier, ha riunito un team di scultori e altri artisti per lavorare sui vari aspetti del design. Il team comprendeva nomi famosi come Angelo Colombo, Giuseppe Massari e Richard Pousette-Dart, il famoso pittore, che ha collaborato con Herbert Kammerer al lettering della sfera.

    Gli stampi in gesso originali, eseguiti da Flitzer, erano pronti nel 1938 e furono inviati all’Atelier Bruno Bearzi di Firenze per la colata. Gli elementi della sfera sono stati fusi da questi stampi in gesso da Bearzi utilizzando un processo a cera persa in una lega bronzo ad alto tenore di stagno con aggiunta di piombo e zinco. Le costellazioni erano originariamente dorate e vi furono applicate delle stelle, argentate al cromo.

    @RIPRODUZIONE RISERVATA

    Sostieni il Gazzettino del Chianti

    Il Gazzettino del Chianti e delle Colline Fiorentine è un giornale libero, indipendente, che da sempre ha puntato sul forte legame con i lettori e il territorio. Un giornale fruibile gratuitamente, ogni giorno. Ma fare libera informazione ha un costo, difficilmente sostenibile esclusivamente grazie alla pubblicità, che in questi anni ha comunque garantito (grazie a un incessante lavoro quotidiano) la gratuità del giornale.

    Adesso pensiamo che possiamo fare un altro passo, assieme: se apprezzate Il Gazzettino del Chianti, se volete dare un contributo a mantenerne e accentuarne l’indipendenza, potete farlo qui. Ognuno di noi, e di voi, può fare la differenza. Perché pensiamo che Il Gazzettino del Chianti sia un piccolo-grande patrimonio di tutti.

    Leggi anche...