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domenica 16 Gennaio 2022
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    Le sue mani sapevano creare: a 87 anni San Donato in Poggio dice addio a Gian Piero Lensi

    Era un grande falegname, un artigiano come quelli di una volta. Il ricordo di Filippo Ninci, presidente della Filarmonica, e della nipote Sonia

    SAN DONATO IN POGGIO (BARBERINO TAVARNELLE) – Il 4 gennaio se n’è andata un’altra istituzione per San Donato in Poggio, una delle colonne portanti del paese, uno di quei personaggi che tutti conoscevano.

    All’età di 87 anni (li avrebbe compiuti di lì a… due giorni), Gian Piero Lensi si è spento per un malore proprio nel suo paese, dove ha sempre abitato e lavorato. 

    “Gian Piero era una persona dal carattere schivo – a parlare è Filippo Ninci, compaesano, amico, presidente della Società Filarmonica – Ma, anche se era un po’ burbero, era buono. E per questo era amato da tutti”.

    “In vita sua non ha perso un funerale – ci racconta un aneddoto, sorridendo – Tutte le persone, che le conoscesse molto o poco, le… portava al cimitero”.

    “Il suo lavoro lo sapeva fare e fare bene – dice Filippo – Era un artista: ha realizzato tante opere d’arte”.

    Gian Piero infatti era un falegname, uno di quegli artigiani (purtroppo) in via di estinzione. Aveva la bottega proprio sotto casa, davanti alle Poste.

    E lì cominciò a realizzare porte e finestre, poi mobili, tavoli, scale. Mentre nell’ultimo periodo si dedicava a sculture particolari, come delle teste.

    # L’architetto e l’amico falegname: Antonio Aiazzi (dal Brasile) ricorda così Gian Piero Lensi

    “Mio zio – interviene la nipote Sonia Lensi (che è stata anche sindaco di Tavarnelle all’inizio degli anni Novanta, n.d.r.), a nome anche del fratello Fabio e del cugino Paolo Grazzi – non si è mai sposato: ha potuto trascorrere ogni giorno come ha voluto”.

    “Suo fratello Aldo (mio babbo), sua sorella Sira e noi nipoti eravamo la sua famiglia – aggiunge – Ma in fondo tutto San Donato lo era”.

    Sì perché i tipi come lui sono di famiglia per l’intero paese: da quando era in pensione, usciva la mattina per andare al Bar Pieri, poi “si trasferiva” al circolo” dice Sonia, acquistava il giornale e tornava al bar per leggerlo.

    E ogni pomeriggio non poteva mancare la sua giratina. O a piedi, con il suo ombrello incerato che usava come bastone, o in bici, a sfrecciare per le vie della frazione.

    “Era un tipo particolare, un po’ scontroso – riprende Sonia – Se gli proponevi di fare qualcosa, in prima battuta diceva sempre no. Poi ritornava e allora se ne poteva ragionare”.

    “Oppure se lo chiamavi ti rispondeva che stava mangiando, lasciando intendere che quasi lo disturbavi – ricorda – Ma poi ti chiedeva perché non eri passato a trovarlo. Perché in fondo gli avrebbe fatto piacere”.

    “Era un’autodidatta – aggiunge – Sebbene avesse la quinta elementare (come normale a quei tempi), aveva alle spalle una preparazione culturale tale che io, che sono laureata, mi sentivo un’analfabeta a confronto”.

    Negli ultimi tempi stava leggendo un volume consistente sul declino dell’impero bizantino. E, sebbene fosse ateo, in casa aveva la Bibbia e il Corano, oltre che l’abbonamento a Civiltà Cattolica: perché era curioso ed era aperto a comprendere il punto di vista altrui.

    “Era estremamente leale e coerente, integerrimo. Era un comunista rimasto fedele alla linea: non era fazioso, credeva nell’uguaglianza”, si commuove Sonia al ricordo di quello zio che per lei era come un secondo babbo.

    “Dal 1971 scriveva dei diari – conclude la nipote – E all’inizio dell’anno metteva nero su bianco le disposizioni che noi parenti avremmo dovuto seguire in caso di morte: sempre le stesse”.

    E, proprio nel rispetto dei suoi ideali, si è svolto ieri mattina – davanti alle tante persone presenti – il rito funebre civile.

    Con una passeggiata per San Donato in Poggio, come quelle che faceva lui. E con la bandiera del partito comunista della sezione del paese insieme a lui: per sempre. 

    @RIPRODUZIONE RISERVATA

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