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mercoledì 21 Febbraio 2024
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    Impaurita e amareggiata: “Lasciamo San Donato, torniamo in Inghilterra”

    Più di due mesi fa, Mathilde Van der Willebois, 42enne abitante nella periferia di San Donato in Poggio, ha rischiato di morire in seguito all'aggressione di un lupo cecoslovacco di proprietà di una famiglia residente sulla strada provinciale per Castellina in Chianti, vicino a San Donato.
     

    A più di due mesi di distanza, le gravi ferite alla testa provocate dai morsi (32 punti di sutura, ve li mostriamo nelle foto forntiteci da Mathilde per far sapire il dramma che ha vissuto) si sono rimarginate; quelle interiori però, la paura, la sensazione di esser stata vicina alla morte, la beffa per aver visto lo stesso animale camminare al guinzaglio senza museruola per le vie del paese il giorno dopo l'aggressione, rimangono aperte.

     

    Dopo due mesi, due ordinanze del sindaco di Tavarnelle, una petizione popolare con quasi duecento firme e varie perizie veterinarie, negli ultimi giorni il cane è stato allontanato: adesso si trova in una clinica specializzata per la rieducazione. Ma le cose per Mathilde e la sua famiglia, non sono più come prima.
     

    Tanto da costringerli a prendere la decisione di trasferirsi in Inghilterra, alla fine della prossima estate: “Avevamo già pensato di trasferirci, perché mio marito Alex che fa il decoratore ad alti livelli qui non ha molto lavoro”, spiega Mathilde. “L'aggressione è stata la goccia che ha fatto traboccare il vaso, non ho più quella tranquillità che si ha quando si vive in campagna”.

     

    Di mestiere Mathilde fa la pittrice, tiene un corso di cucina toscana tre volte a settimana e ogni tre mesi si reca in Danimarca per tenere dei corsi in una università locale. Da 23 anni vive in Italia.
     

    Intervistata dal Gazzettino, ripercorre quei drammatici minuti del pomeriggio del 1 novembre. Dalla finestra di casa sua indica il luogo dove ha subito l'attacco. “Erano circa le 17.20 stavo facendo ritorno a casa, avevo appena accompagnato mia figlia più piccola al cinema a San Donato”.
     

    Il cane, un habituè dell'abbaiata ai passanti, non è in casa; sta infatti facendo ritorno da una passeggiata al guinzaglio assieme al nonno della famiglia. Appena nota la donna in lontananza, inizia ad abbaiarle. Il padrone le dice di mettersi da parte, sulla strada e Mathilde obbedisce. A quel punto il cane inizia a strattonare forte: l'uomo cade e il lupo cecoslovacco si scaglia contro Mathilde, le salta sulla schiena, la morde, la butta in terra e continua a mordere, in testa questa volta.

     

    “Il primo istinto – racconta la donna – è stato quello di coprirsi la gola, di difendersi in ogni modo possibile, in quei momenti pensavo che sarei morta, pensavo ai miei due figli, a mio marito, a come avrebbero potuto superare il fatto che la loro mamma e moglie fosse morta per colpa di un cane”.
     

    Per fortuna il proprietario, rialzatosi riesce a strapparle di dosso la bestia. Mathilde, piena di adrenalina, scappa, è sotto shock, chiama suo marito (che era in città a Firenze), non si ricorda il numero per chiamare l'ambulanza, viene soccorsa da alcuni abitanti, vengono chiamati i soccorsi. Orologio alla mano, l'ambulanza proveniente da San Casciano arriva 45 minuti dopo l'aggressione. “Non gli era stato spiegato bene dove venire, né le mie condizioni, come mi hanno detto successivamente, quindi non è colpa loro… C'era sangue dappertutto. Mi sentivo scalpata, svenivo continuamente”.
     

    I giorni successivi all'aggressione sono stati difficili per tutta la famiglia: il cane che in un momento di follia aveva quasi strappato la vita di una madre di famiglia era sempre lì, sulla strada per il paese. Non poteva essere portato via perché non compariva nel registro dei cani morsicatori tenuto obbligatoriamente dalla Asl. Vi vengono iscritti i cani “impegnativi” per tutelare l'incolumità pubblica.

     

    Per questo motivo sono arrivate le ordinanze del sindaco Sestilio Dirindelli, la prima evasa con un atto di vendita dell'animale interno alla famiglia, la seconda andata “a segno”. “Non potevo più andare a piedi – ci dice Mathilde – tanto meno mandare i miei figli, avevo troppa paura”.
     

    “Poi –-continua Mathilde, riferendosi al percorso riabilitativo che affronterà il cane – siamo sicuri che con l'istinto mordace di un cane possa essere cambiato?. E quanti soldi dei cittadini sono stati spesi per questo lungo e complesso processo di allontanamento?”.

     

    “In tutto questo – conclude Mathilde – mi aspettavo più vicinanza da parte delle autorità. Mi viene da pensare che se fosse successo a qualcuno di qua sarebbe stato diverso. E nonostante le persone del paese mi siano state vicine, adesso so meglio cosa voglia dire essere stranieri”.
     

    Dall'anno prossimo, nei quadri di Mathilde compariranno i paesaggi e il mare di una cittadina nella periferia di Londra.

    di Andrea Alfani

    © RIPRODUZIONE RISERVATA

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