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lunedì 15 Agosto 2022
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    Noemi Morandi, ricamatrice a 98 anni. Il Punto Tavarnelle, compagno di una vita

    La donna, originaria di Tavarnelle, residente a San Casciano, è una delle ultime eredi della tradizione del ricamo tavarnellino che vestì le grandi dive del cinema

    SAN CASCIANO – “O fo il ricamo o non sto ferma”.

    Con queste parole e il tono perentorio di un’adolescente, determinata e volitiva, Noemi Morandi faceva sapere alla mamma che al futuro di “pantalonaia”, sarta specializzata nella realizzazione di pantaloni, preferiva di gran lunga quello che investiva sull’arte del ricamo.

    Una passione che si tradusse in un vero e proprio lavoro, un percorso professionale costellato di successi e soddisfazioni, portato avanti dagli anni ’30 agli anni ’80, insieme al gruppo delle ricamatrici di Tavarnelle che crearono per le grandi marche di moda italiana lenzuola, tovaglie, tende, centrotavola, copriletto, vari tipi di articoli da corredo e le famose scarpette ricamate per le grandi dive del cinema come Sofia Loren e Audrey Hepburn.

    Oggi l’anziana è una delle ricamatrici chiantigiane tenute in vita dal filo della passione per il ricamo.

    E’ stata la figlia Gisella Crocchini, insieme alla sorella Simona, a rispondere all’appello del sindaco di Barberino Tavarnelle David Baroncelli.

    Che dalla sua pagina Facebook si era messo alla ricerca delle ultime ricamatrici di Tavarnelle, sottolineando “il prestigio e l’importanza dell’attività artigianale sviluppata grazie all’abilità di tante donne del territorio che trasformarono la loro passione in un tratto identitario, culturale ed economico in grado di favorire la crescita del paese”.

    “Mani d’oro, mani umili – aveva scritto il sindaco Baroncelli sui social – mani segnate dalle strade del tempo e del lavoro, quelle delle merlettaie di Tavarnelle. Le nostre nonne, le nostre zie, le nostre mamme seppero trasformare una passione, un’abilità manuale, fatta di creatività, costanza e determinazione, in un’attività professionale famosa in tutto il mondo”.

    “Le artigiane di casa nostra crearono il Punto Tavarnelle – aveva ricordato – Un merletto di altissimo valore che fu utilizzato per la realizzazione di capi di pregio e oggi i loro manufatti, accolti come veri e propri tesori d’arte, si possono riscoprire e ammirare tra le sale del Museo di Arte Sacra di Tavarnelle, adiacente alla bellissima pieve di San Pietro in Bossolo, gestito dalla Parrocchia e dagli Amici del Museo di Tavarnelle”.

    Avvolta da due strati e un velo di carta, la farfalla dalle ali spiegate prende forma sul ricamo di Noemi Morandi.

    Per lei il Punto Tavarnelle, ricamo tradizionale coltivato dalle abili mani delle artigiane di Tavarnelle, nato ai primi del Novecento, non è solo un ricordo ma un amore che la tiene in vita. Un punto dopo l’altro, l’ago e il filo scorrono lentamente.

    Tra le mani puntuali che sanno dove andare, seguono la linea che traccia il profilo della sagoma. A più di 98 anni Noemi Morandi, originaria di Tavarnelle, erede di un patrimonio che rischia di scomparire, sferruzza ancora, accanto alla finestra della cucina che si affaccia su una delle vie centrali di San Casciano.

    L’anziana aveva imparato dalla mamma a poco più di dieci anni e ha ricamato per mezzo secolo davanti all’uscio di casa, in piazza Domenico Cresti a Tavarnelle.  

    Con le sue mani piene di energia oggi Noemi tiene stretto il gomitolo di cotone rosa, il filo lucente che passa da un foro all’altro. E’ così che le opere d’arte, costituite da farfalle e altri bellissimi motivi, fiori, tulipani, coppie di sposi, figure maschili e femminili, prendono vita sui tessuti della ricamatrice, oggi presenti e diffusi nelle abitazioni delle figlie Gisella e Simona.

    Mentre ricama Noemi ricorda alcuni dei momenti più cruciali del suo passato, primo fra i quali il drammatico periodo della seconda guerra mondiale.

    Durante il passaggio del fronte, mentre fuori imperversavamo i bombardamenti, rifugiata con la famiglia, sfollata in un casolare del Morrocco, la giovane Noemi ricamava e placava il suo terrore con il Punto Tavarnelle.

    “Erano tempi bui, vivevo nella paura, notte e giorno, avevo fame – rievoca – ma quando iniziavo a lavorare con l’ago e il filo, avevo più di venti anni e il fidanzato in guerra, la mia mano debole non tremava più, trovavo pace in quello che amavo più fare”.

    A quasi un secolo di vita il cotone treccia ritorto fiorentino 12, appoggiato sul davanzale della finestra, continua ad essere un punto di riferimento e un motivo per alzarsi la mattina, serena e decisa a non disperdere quell’antico sapere che le ha conferito dignità professionale, indipendenza economica e morale.

    “Per me gli anni passano – tiene a dire l’anziana in conclusione – ma il Punto Tavarnelle è destinato a non invecchiare se sarà trasmesso alle nuove generazioni”.

    @RIPRODUZIONE RISERVATA

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