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domenica 31 Agosto 2025
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    “Impronte di un cammino”: le opere di Paolo Morandi al Giardino Sottovico

    Inaugurazione sabato 22 dicembre: vi raccontiamo la sua storia, di passione e amore per l'arte

    VICO (BARBERINO VAL D'ELSA) – Si chiama "Impronte di un cammino" la personale di Paolo Morandi che si inaugura sabato 22 dicembre, alle 15.30, nel Giardino Sottovico a Vico d'Elsa.

     

    La mostra rimarrà aperta da sabato 22 dicembre a giovedi 31 gennaio con i seguenti orari: sabato e domenica dalle 10 alle 12 e dalle 14.30 alle 19; nei giorni feriali dalle 9 alle 11 o telefonare al 3314048373.  Ingresso libero.

     

    E' lo stesso Paolo Morandi a raccontare il suo percorso artistico: "Nel 1967 mio padre Enzo (di Poggibonsi), mia madre Marcella  (di Colle Val d’Elsa) e i miei due fratelli maggiori Marco e Anna, si trasferirono a Monte San Giovanni Campano (FR) per lavoro. In quel paesino sono nato io. Mio padre era un tecnico del legno , mia madre era maestra di taglio e cucito, poi casalinga".

     

    "I sabati  e le domeniche – prosegue – andavamo con mio padre che, “per amor dell’arte,” li passava nella ditta dove era direttore e trascorreva il suo tempo  facendo esperimenti chimici su  quadri e  sculture fatte da lui. Questo ha portato me e i miei fratelli ad amare fortemente l’arte. Ho sempre ammirato quell’estro che mio padre aveva nel manipolare le materie. Ancora oggi mi ricordo benissimo la bellezza delle sue opere  e perfino come faceva a realizzarle, anche se avevo 4-5 anni".

     

     

    "Negli anni a venire – prosegue il racconto, che diventa incredibile – nacquero Leonardo e Caterina… siamo ben 5 figli. Un giorno successe che un caporeparto sparò ad una dipendente (per disguidi tra loro) e mio padre per sedare la lite fu colpito da un proiettile. Furono momenti tremendi per mio padre, ma anche per noi Non sapevamo se ce l’avrebbe fatta a sopravvivere. Passarono molti mesi e piano piano si riprese. Ci trasferimmo per un periodo in montagna, a Rocca Priora, perché mio padre aveva bisogno di stare a una  quota più alta per migliorare la respirazione".

     

    "Malgrado i momenti fossero brutti – continua nella sua storia Paolo Morandi – l’odore dei pini mi ricorda spesso mio padre, seduto in quel vasto giardino mentre ci insegna a fare le barchette con le cortecce di pino. Qui è nata la mia passione per la scultura. Con me avevo sempre un coltellino per poter scolpire qualcosa nel legno. Dopo un po’ di tempo ci siamo trasferiti di nuovo in Toscana. Mio padre stava meglio".

     

    "Ho sempre continuato a lavorare il legno – ricorda – e un giorno trovai una pietra in cui vedevo
    un volto dentro. Provai a scolpirla e venne fuori quel volto. Mi innamorai della pietra . Da quella volta non ho potuto più farne a meno. Decisi così che, dopo diverse sculture scolpite, avrei avuto bisogno di qualcuno che mi insegnasse qualche tecnica , qualche segreto per poter scolpire le parti del corpo. Decisi di andare da un maestro inglese che vive a Casole ed ha una scuola, Nigel  Konstam".

     

    "Il corso – rammenta – durava un mese. Ero felicissimo di poter imparare. Eravamo nove iscritti, otto inglesi e un italiano… io. Il primo giorno spiegò la scultura. Non ci capii nulla, parlava solo inglese. Il secondo gli feci capire che così non poteva andare, allora mi portò del cemento espanso (un materiale morbido) chiedendomi di farci quello che ci vedevo. Gli risposi “un cane". Così dopo poche ore gli portai il cane finito. Allora mi dette la creta e mi chiese di rifare un volto greco. Il giorno stesso gli consegnai la scultura finita".

     

    E' un percorso affascinante: "Il giorno dopo mi disse… “e adesso che ti faccio fare?” Te la senti di scolpire la pietra? “Non vedo l’ora” risposi. Dovevo scolpirci un Mosè con un libro tra le braccia. Quasi alla fine si ruppe una parte del libro, lui arrivò dicendo con l’accento inglese “Ahi ahi ahi peccato !! mi…piaceva, e adesso come fai?”. “Faccio un Tritone invece di Mosè e al posto del libro ci faccio un serpente con dei pesci intorno” E così finii, consegnando il Tritone. Lui si alzò, mi prese da una parte e mi disse “Tu non puoi stare qui , perché hai il dono di Dio e nessuno deve interferire in quello che fai”. Andai via il quarto giorno, desolato, perché non mi aveva insegnato nulla".

     

    "Con il tempo però – conclude – ho capito che con quella frase invece, mi aveva insegnato tante cose. A quel punto ho cercato di migliorarmi continuamente e ancora oggi non essendo contento di me stesso, cerco la mia espressione modellando e scolpendo qualsiasi materiale, Pietra, legno, ferro. Finalmente un anno fa si è avverato un mio sogno nel cassetto! C’era un bando per ottenere una stanza nel mio paese, Casole d’Elsa e… ho vinto!! Adesso ho il mio atelier e sono felicissimo. Viva L’arte".

    di Redazione

    © RIPRODUZIONE RISERVATA

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