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domenica 26 Giugno 2022
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    Per quarant’anni medico di famiglia a Tavarnelle: la storia di Nadia Gianni, in pensione fra ricordi ed emozioni

    Un’ondata di affetto l’ha letteralmente travolta: ha ricevuto tanti pensieri, la sua casa è stata riempita di fiori e le è stata persino dedicata una poesia che l’ha fatta commuovere

    BARBERINO TAVARNELLE – Sabato 12 marzo la dottoressa Nadia Gianni, dopo quarant’anni di lavoro come medico di famiglia nell’ambulatorio in via Roma 90 a Tavarnelle, è andata in pensione.

    E un’ondata di affetto l’ha letteralmente travolta: ha ricevuto tanti pensieri, la sua casa è stata riempita di fiori e le è stata persino dedicata una poesia che l’ha fatta commuovere, ci confida al telefono. Piccoli grandi gesti per i quali è sinceramente grata.

    La dottoressa Gianni o “la Nadia” – come la chiamano molti dei suoi ex pazienti, perché per loro era anche una confidente – è stata il medico di famiglia che tutti vorrebbero.

    Preparata e competente, sapeva consigliarti la strada migliore. Vicina ai pazienti fino alla fine, ci teneva ad andare a trovarli a casa quando ormai non potevano più uscire.

    Sempre disponibile, rispondeva a qualunque ora, qualunque giorno, anche se era tardi ed era appena tornata a casa. Delicata e gentile, il suo sorriso timido era come una carezza quando non stavi bene.

    Sono i primissimi giorni di pensione per Nadia, che ancora deve abituarsi ai nuovi ritmi, decisamente più lenti: “Prima non avevo mai tempo, adesso ce l’ho per ogni cosa, anche troppo”, dice sorridendo.

    Sicuramente in lei c’è il dispiacere di aver concluso un percorso che ha svolto con passione e dedizione per tutta la vita. Ma c’è anche il desiderio di riposo, che a 68 anni (compiuti il 12 febbraio) l’ha portata a prendere questa decisione, seppur sofferta, consapevole.

    Gli ultimi due anni poi, quelli di pandemia, sono stati particolarmente difficili: “Alla fine della giornata non ero riuscita a fare tutte le chiamate: c’erano tantissime persone malate contemporaneamente – ricorda – E poi dovevo occuparmi di prenotare i vaccini, scaricare il Green Pass, eseguire le vaccinazioni…”.

    “Fortunatamente si è creata una bella collaborazione con le dottoresse Paola Belli e Monica Naldini, con le quali ogni venerdì somministravo le vaccinazioni – aggiunge – Era un’occasione di confronto, di cui fino ad allora nel nostro mestiere non avevamo mai avuto esigenza”.

    Durante le vaccinazioni anti Covid-19, con le dottoresse Paola Belli e Monica Naldini

    Ma ora facciamo un passo indietro e ripercorriamo insieme a Nadia quelle tappe che l’hanno portata dove è ora, alla fine di una carriera da medico di famiglia, amata da tutto il paese.

    “Mi sono diplomata al liceo Scientifico a Colle Val d’Elsa – ci racconta la dottoressa Gianni, con quel fare umile e riservato che la contraddistingue – E poi mi sono laureata in Medicina a a Siena”.

    Come mai la scelta di questa facoltà? “Durante la scuola media – ci risponde – il professore di italiano ci fece leggere il romanzo di Carlo Levi, “Cristo si è fermato a Eboli”, che parla di un medico esiliato in un piccolo paese della Lucania: lì decisi che avrei studiato Medicina”.

    Studi che peraltro Nadia ha sostenuto grazie alle borse di studio vinte, perché – ci spiega – “i miei genitori erano contadini e, oltre a me, dovevano mantenere anche le mie due sorelle”.

    “Una volta laureata – prosegue – sostenni l’esame di stato, che allora era obbligatorio per essere abilitati alla professione. E andai all’Isola d’Elba, dove mi chiamarono per fare la guardia medica”.

    “Successivamente feci la guardia medica a Sinalunga e il medico fiscale in tutto il Chianti – va avanti – Finché non incominciai a sostituire il dottor Roberto Gianni, medico di famiglia di allora a Tavarnelle”.

    “Quando il dottor Gianni – coincidenza del destino, aveva il suo stesso cognome – entrò di ruolo all’ospedale San Giovanni di Dio, presi il suo posto. E lì, in quell’ambulatorio in via Roma, ci sono rimasta per quarant’anni”.

    “Mentre lavoravo, portavo avanti la specializzazione in Pediatria”, ci dice Nadia, che è stata anche il punto di riferimento per molti bambini (ormai adulti) del paese: una pediatra presente, amorevole e scrupolosa con i suoi piccoli pazienti.

    Però questa parte della sua professione, sebbene a malincuore, ha dovuto accantonarla: “Perché – ci spiega – il lavoro del medico di famiglia aumentava e avevo sempre meno tempo”.

    Il che è facilmente comprensibile se si pensa che la dottoressa Gianni ha sempre avuto all’incirca 1.500 pazienti: un numero enorme di persone da seguire e da curare, ciascuno con le sue patologie, i suoi pregressi, il suo carattere.

    Ma, nonostante la complessità di questo lavoro e la responsabilità che ne deriva, Nadia lo ha sempre amato: “Mi ha dato tanta soddisfazione – ci rivela – E’ stato come entrare nelle famiglie, come se queste persone fossero parte della mia famiglia”.

    E ora? “Sicuramente penserò un po’ alla mia salute, cercando di essere meno sedentaria – ci risponde salutandoci – E poi mi piacerebbe fare del volontariato: sono abituata a stare a contatto con la gente e vorrei continuare a farlo”.

    Noi, cara Nadia, ti auguriamo il meglio: ti auguriamo che questo sia soltanto l’inizio di un nuovo straordinario cammino. 

    In studio durante l’ultimo giorno di lavoro

    @RIPRODUZIONE RISERVATA

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