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giovedì 2 Febbraio 2023
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    Perché (e come) governa Mario Draghi? Ce lo spiega, dal Chianti, chi il premier lo conosce bene…

    Ernesto Screpanti vive a Tavarnelle. E’ un accademico, docente di Economia della Globalizzazione all’Università di Siena. E ci racconta quello che lui definisce il "draghismo"...

    BARBERINO TAVARNELLE – Ernesto Screpanti vive a Tavarnelle. E’ un accademico, docente di Economia della Globalizzazione all’Università di Siena.

    Recentemente si è impegnato in una serrata critica a diversi provvedimenti del Governo guidato da Mario Draghi, da lui considerati di orientamento liberista, alquanto di destra, e più in generale alla filosofia che li guida. Filosofia che lui stesso ha definito come “draghismo”.

    Screpanti e Draghi peraltro si conoscono personalmente, e da lunga data. Infatti hanno entrambi iniziato le loro carriere accademiche all’Università di Trento, nei lontani anni ’70.

    E già da allora le loro strade divergevano: l’uno (Screpanti) essendo noto come economista socialista, l’altro (Draghi) come liberista.

    Screpanti lo abbiamo quindi incontrato per parlare di Mario Draghi, del suo punto di vista sulle politiche governative in questa fase storica così complessa.

    E per farci spiegare, nel modo più semplice possibile, che cos’è quello che lui ha definito il “draghismo”. Direttamente… dalla campagna chiantigiana.

    Professor Screpanti, Draghi si autodefinisce “socialista liberale”. O lei ha torto o lui mente. Come la mettiamo?

    “È una mezza verità e una mezza bugia. Puro e semplice fumo negli occhi, per giustificare la fiducia che riceve da destra e da sinistra. Liberale lo è senz’altro, come dimostrano le politiche che ha sempre portato avanti. Socialista? Ma neanche nel senso autoironico di Craxi! Cosa ha fatto di veramente socialista?”.

    E cosa ha fatto di tanto destrorso? Spieghi facile…

    “Se avessi tempo ci scriverei un libro e glielo spiegherei bene. Ma alcune cose elementari gliele posso raccontare comunque. Tanto per cominciare, negli anni 1991-2001 Draghi era direttore generale del Tesoro, e da quella posizione lanciò una campagna di privatizzazioni selvagge di imprese pubbliche a prezzi stracciati, quasi un regalo alla salvifica “iniziativa privata”. Inoltre, sempre nella veste di direttore generale del Tesoro, approvò l’emissione da parte dello Stato di titoli tossici (noti come “derivati di Stato”) che piacquero molto alla grande finanza, ma che successivamente costarono cari all’Italia. E negli anni 2002-2005 arrivò alla banca multinazionale americana Goldman Sachs, con un posto di vicepresidente e membro del Management Committee Worldwide”.

    Andiamoci piano. C’è qualcosa che non afferriamo. Lui non è un grande servitore dello Stato?

    “Certo, preferisce l’immagine e la carriera di grande servitore dello Stato. Così dal 2006 al 2011 fu Governatore della Banca d’Italia e dal 2011 al 2019 presidente delle Banca Centrale Europea”.

    E quale valutazione dà di questi incarichi?

    “Le dico soltanto questo. Nel 2011, insieme a Trichet, il suo predecessore alla guida della Banca Centrale Europea, inviò al Governo italiano, che era guidato da Silvio Berlusconi, una lettera in cui si raccomandavano, tra le altre cose, una piena liberalizzazione dei servizi pubblici locali, la riduzione dei salari dei dipendenti pubblici, criteri più rigorosi per le pensioni di anzianità e l’avvio di privatizzazioni su larga scala. Dopo di che, visto che Berlusconi faceva orecchie da mercante, smise di far acquistare titoli di Stato italiani dalla BCE, scatenando così una crisi. E quella speculazione internazionale che avrebbe portato alle dimissioni di Berlusconi e alla sua sostituzione con Mario Monti“.

    E’ molto difficile capire questi passaggi di economia intrecciata con dinamiche politiche, ma sta per caso difendendo Berlusconi?

    “Non voglio difendere il Cavaliere, ma sta di fatto che il suo Governo aveva la fiducia da un Parlamento eletto dagli italiani. Inoltre Berlusconi, alla perenne ricerca del consenso popolare,

    Ernesto Screpanti

    non avrebbe mai scatenato una crisi economica. Monti invece lo fece consapevolmente. Lo fece soprattutto per mettere in riga il movimento operaio e abbassare i salari. Ma disse che lo faceva per tranquillizzare i mercati sul debito pubblico. Draghi gli andò incontro facendo riprendere subito l’acquisto massiccio di titoli di Stato dalla BCE. Dopo di che, nel 2012, inventò il Fiscal Compact. Sì, fu proprio lui a inventarlo, consapevole del fatto che condannava a una morte per asfissia il “modello sociale europeo”, quello fondato sulla sanità pubblica, la scuola pubblica, la previdenza sociale eccetera”.

    Venendo al presente, non si può negare che come presidente del Consiglio dei Ministri stia facendo riprendere l’economia italiana dopo una crisi da Covid senza precedenti…

    “Un rimbalzo post crisi era previsto, e sarebbe accaduto indipendentemente da ciò che avrebbe fatto il Governo, che comunque non sta facendo nulla di sostanzialmente diverso da ciò che era stato avviato da Giuseppe Conte. Comunque guardi che secondo le previsioni della Commissione Europea il rimbalzo dell’economia italiana sarà piuttosto debole e certamente meno forte di quelli di Francia, Spagna, Regno Unito e media dell’Unione Europea. A parte questo, il presidente Draghi, ha fatto anche altro…”.

    In che senso scusi?

    “Le faccio un breve elenco. Ha decretato il condono fiscale, ha rifiutato la proposta di reintrodurre una seria tassa di successione, vuole abolire quota 100 (la legge che permette di andare in prepensionamento) dall’inizio del 2020, vuole affossare la riforma dell’ex ministro Bonafede sulla prescrizione. Non ha sostenuto la proposta di India e Sud Africa di sospendere i brevetti sui vaccini anti-Covid (salvo poi adeguarsi alle decisioni dei partner europei); non ha rinnovato il decreto che blocca i licenziamenti, e ne abbiano subito visto le conseguenze con il licenziamento dei 422 operai della GKN di Campi Bisenzio”.

    Ma allora perché è stato preferito a Conte?

    “Per due ragioni specifiche. La prima è che, quando saremo fuori dalla crisi Covid, diciamo nel 2023, sarà necessario ritornare a politiche di austerità, di privatizzazioni, di attacco ai salari eccetera, rispettando le raccomandazioni della Commissione Europea. E chi meglio di Draghi può garantire un tipo di politica del genere, visto che l’ha concepita proprio lui? Conte non sarebbe stato egualmente affidabile”.

    E l’altro motivo?

    “L’altro motivo è che nell’immediato futuro sarà forse necessario ristrutturare il debito pubblico italiano, che la crisi ha portato alle stelle. Un Governo che cerca il consenso popolare potrebbe voler fare pagare la ristrutturazione agli speculatori. Un Governo presieduto da Draghi invece non avrà dubbi sul fatto che dovranno pagare gli italiani, ad esempio con un prelievo sui conti correnti bancari e/o una tassa ad hoc”.

    Lei ha coniato il termine “draghismo”. Vuole spiegarci cosa vuol dire?

    Ernesto Screpanti

    “Vede, l’Italia ha inventato il fascismo, la democrazia cristiana, il berlusconismo, tanto per dirne alcune. E abbiamo fatto scuola. Ciò che nonostante tutto ci rende simpatici agli occhi del mondo è che da noi queste cose assumono i caratteri della commedia dell’arte, mentre tra gli imitatori assumono quelli della tragedia (Mussolini-Hitler, Andreotti-Kohl, Berlusconi-Trump). Io penso che il “draghismo” sia una di queste innovazioni. Consiste in un esperimento politico con il quale un leader che fa gli interessi dei poteri forti viene fatto passare per un tecnico, cioè per un politico al di sopra delle parti. Così riceve la fiducia di tutti i partiti, compresi quelli populisti e qualunquisti, che si affannano a correre in soccorso al vincitore. Conclusione: un governo che lavora contro il popolo riceve una plebiscitaria legittimazione populista”.

    Non proprio tutti i partiti…

    “Infatti, stranamente non è appoggiato dai Fratelli d’Italia. Dico stranamente perché nel 2015 Draghi riuscì in un’impresa che era già stata tentata senza successo da Mussolini: spezzare le reni alla Grecia”.

    Insomma non le piace proprio per niente Draghi.

    “No. Una cosa mi è piaciuta. In occasione del 25 aprile dichiarò: “noi italiani non fummo tutti brava gente”; “indifferenza e non scegliere è immorale”; “non si appanni il confine tra vittime e carnefici”. Ma allora – mi domando – se è sincero, perché accetta i voti di Salvini, uno che tende a confondere le vittime dell’immigrazione con i loro carnefici?”.

    @RIPRODUZIONE RISERVATA

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