TAVARNELLE – Un presidio di fronte alla biglietteria dello spettacolo di Roberto Benigni, questa sera in piazza Santa Croce a Firenze, per sensibilizzare l'opinione pubblica su quanto sta accadendo a Tavarnelle e sulla situazione del gruppo oleario Deoleo, proprietario del marchio Carapelli.
Gruppo che nei giorni scorsi ha annunciato 55 licenziamenti fra gli stabilimenti di Sambuca, a Tavarnelle e Inveruno, in Lombardia (clicca qui per leggere l'articolo).
"Carapelli è Firenze! Carapelli è Toscana! No ai licenziamenti": questa la scritta che campeggia sul volantino che le Rsu di Carapelli distribuiranno questa sera a Firenze.
"Da oltre sei anni – scrivono – il più famoso e importante marchio fiorentino e toscano di olio extra vergine di oliva è passato alla multinazionale Deoleo. In questi anni la nuova proprietà è riuscita a rovinare un’azienda sana, diven tata famosa grazie alla qualità dei suoi prodotti, legati al territorio e sinonimo di toscanità nel mondo, attraverso una politica industriale fatta di fumo e di aria fritta".
"Ora – dicono ancora – ci vengono a dire che per far fronte ai debiti devono ridurre i costi licen – ziando parte dei lavoratori, con il serio rischio che oltre a licenziare quella “zavorra” che appesantisce i costi (i lavoratori appunto) vengano poi anche venduti i muri".
"Per questo – rilanciano – i lavoratori dicono no alla procedura di mobilità aperta sul proprio sito per ridurre i costi di un debito che non è in Italia. Carapelli Firenze Spa è una realtà che genera utile e non deve servire solo a ridurre il debito della multinazionale Deoleo. Troviamo vergognoso scaricare sui lavoratori e sulle loro famiglie, già in grave difficoltà, debiti generati per colpe che non ci appartengono e dovuti solo agli errori della dirigenza aziendale".
La rabbia sale: "Diciamo basta alla politica aziendale della multinazionale Deoleo dettata solo da ragioni finanziarie e di borsa che mettono a serio rischio l’occupazione e il futuro di marchi storici italiani come la Carapelli".
"Non possiamo permetterci – conclude l'Rsu di Carapelli – di continuare a perdere posti di lavoro. Speriamo che questo possa farvi riflettere e vi strappi un pensiero prima di scendere nei gironi infernali con Benigni. Noi vi aspettiamo già lì! E dove sarà poi imbottigliato l’olio? In Spagna? Sarà Carapelli Madrid? Diciamo no! Dove sono le garanzie per i dipendenti? Carapelli deve rimanere legata al territorio".
di Matteo Pucci
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