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sabato 20 Luglio 2024
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    Risarcimento per stragi nazifasciste: aumenta il numero dei Comuni nella “battaglia” con l’Avvocatura di Stato

    Il sindaco David Baroncelli: "Prima il Governo ci dà, poi ci toglie. Che senso ha? Vogliamo risposte: perché lo Stato non si è schierato dall'unica parte possibile?"

    BARBERINO TAVARNELLE – Le voci unite e compatte dei Comuni contro la posizione ostile dell’Avvocatura dello Stato.

    Che ha “tirato il freno a mano” sugli esiti delle prime sentenze italiane emesse dal Tribunale di Firenze a favore dei ristori dei danni e delle sofferenze subite dai familiari delle vittime degli eccidi nazifascisti.

    Sono voci unite, che aumentano di giorno in giorno.

    Da nord a sud della Toscana, il coordinamento istituzionale convocato all’alba del 2024 dal Comune di Barberino Tavarnelle, in rappresentanza delle centinaia di vittime coinvolte nelle stragi consumate in Toscana e non solo, si sta estendendo a macchia d’olio.

    Ad oggi sono entrati a far parte della rete oltre venti comuni toscani, teatro di stragi e deportazioni nazifasciste nella terribile estate del ’44. N

    ello specifico si tratta dei Comuni di Barberino Tavarnelle, Stazzema, Buti, Civitella Val di Chiana, San Gimignano, Ponte Buggianese, Massa Marittima, Firenze, Lanciano, Bagnone, Sesto Fiorentino, Cerreto Guidi, Figline Valdarno, Marliana, Radicondoli, Greve in Chianti, San Casciano, Bagno a Ripoli, Fucecchio, Larciano, Cavriglia, Montelupo Fiorentino.

    “Continuiamo a contrastare ad una voce sola l’Avvocatura dello Stato per denunciarne l’atteggiamento ostile e incomprensibile – dichiara il sindaco di Barberino Tavarnelle David Baroncelli, in rappresentanza del coordinamento dei comuni toscani colpiti dalle stragi nazifasciste – Non accettiamo e non ci fermiamo allo stop voluto dall’Avvocatura dello Stato, organo che rappresenta lo Stato nelle controversie legali, rispetto alle sentenze emesse dalla giudice Susanna Zanda“.

    “Che alcune settimane fa – ricorda Baroncelli – aveva stabilito l’assunzione di responsabilità da parte della Germania sui crimini di guerra compiuti nel nostro comune, e il risarcimento a favore dei superstiti e dei familiari attraverso il fondo di garanzia italiano istituito nel 2022 dal Governo Draghi”.

    “Prima il governo ci dà – riprende – poi ci toglie. Che senso ha? Vogliamo risposte e capire perché lo Stato non si sia schierato dall’unica parte possibile, quella della memoria, della verità, della giustizia”.

    Della rete dei comuni toscani fanno parte il senatore Dario Parrini, il consigliere regionale Massimiliano Pescini e i legali dei familiari delle vittime.

    Nel caso di Barberino Tavarnelle, ente al quale lo Stato aveva comunicato la scorsa primavera il conferimento della medaglia d’oro al merito civile per i fatti di Pratale, le sentenze impugnate dall’Avvocatura dello Stato sono due.

    La prima interessa l’eccidio di Pratale a causa del quale furono trucidati dalle truppe nazifasciste dodici contadini all’imbrunire del 23 luglio 1944 mentre nelle stesse ore gli alleati neozelandesi, il 28mo Battaglione Maori, entrava a Tavarnelle per liberare il paese dalla barbarie tedesca.

    L’ultima testimone diretta di quella pagina, tra le più buie della storia locale, è Mirella Lotti che nella strage perse il padre Giuliano e il nonno Carlo, rispettivamente di 30 e 60 anni.

    All’epoca Mirella era una bambina di 8 anni e a distanza di 80 anni il ricordo della sofferenza patita non si è mai affievolito.

    “Non comprendo questo atteggiamento, non è giusto ignorare, anzi calpestare, la memoria di chi non c’è più e il dolore di chi è rimasto – dichiara Mirella – Aver appreso di un simile rifiuto rispetto a quanto è dovuto, al sacrificio dei martiri, alle vittime del secondo conflitto mondiale, per me è come morire due volte”.

    “Ma la fame di giustizia – rincara – è più forte e mi tiene in vita perché ciò che accadde è storia, e come tale deve essere riconosciuta dalla Germania e dallo Stato italiano”.

    L’altra vicenda è legata al massacro di Egidio Gimignani, il partigiano di San Donato in Poggio, che nel giugno del ’44 si fece torturare per non rivelare i nomi dei compagni e tradire la sua comunità.

    Sono i nipoti Katia e Sergio Poneti ad aver fatto istanza per accedere al fondo di garanzia nel ricordo del nonno che fu sepolto vivo e ammazzato crudelmente dalla ferocia nazifascista. Anche la loro richiesta è stata temporaneamente negata dall’Avvocatura dello Stato.

    “L’Avvocatura ha chiesto di escludere la Germania come controparte nel processo – concludono Katia e Sergio Poneti – ma è solo accertando quella responsabilità, come ha fatto la giudice Zanda, che si può fare giustizia”.

    ©RIPRODUZIONE RISERVATA

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