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domenica 2 Ottobre 2022
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    San Donato in Poggio: fu torturato e ucciso dai nazisti. I nipoti chiedono risarcimento alla Germania

    Venne sepolto vivo. La storia di Egidio Gimignani, partigiano sandonatino: il Comune affianca e sostiene Katia e Sergio Poneti

    SAN DONATO IN POGGIO (BARBERINO TAVARNELLE) – Aveva un fazzoletto rosso conservato in tasca: fu la “carta di identità” di Egidio Gimignani.

    In lui vissero la fierezza, l’orgoglio di fare la Resistenza: con le azioni concrete e non solo con le parole.

    Gesti che difesero e protessero dalla furia nazifascista i compagni e la comunità di San Donato in Poggio.

    Il 20 giugno 1944 il partigiano Egidio Gimignani, un boscaiolo quarantenne di Tavarnelle, moriva barbaramente trucidato dalle truppe nazifasciste per non essersi fatto delatore dei compagni.

    Alcuni giorni prima di quella estate intrisa di sangue e morte, il 13 giugno, si era verificato uno scontro a fuoco in cui rimase ucciso un soldato tedesco.

    A seguito di questo episodio i tedeschi, durante un rastrellamento, catturarono Egidio Gimignani, accusato di far parte del gruppo perché trovato in possesso di un fazzoletto rosso.

    Fu l’inizio della fine di un partigiano che, nel tentativo di salvare i propri ideali e i compagni appartenenti alla formazione “Faliero Pucci”, subì terribili torture fisiche e psicologiche prima di essere seppellito vivo e lasciato morire agonizzante in una fossa che i cugini furono costretti a scavare.

    Torna a farsi sentire oggi la voce di uno dei protagonisti della Resistenza del Chianti, soffocata dalla crudeltà nazifascista. E’ la storia di un uomo, vittima di un omicidio brutale, ennesimo episodio di violenza e sopraffazione.

    E’ il vuoto lasciato nella famiglia, schiacciata dal dolore: della moglie e della figlia Maria Teresa, che tornano a chiedere a testa alta verità e giustizia.

    Il ricordo di Egidio Gimignani cammina sul filo del tempo, tenuto in vita dalle testimonianze e dalla volontà ferma dei familiari di chiedere l’ammissione di una responsabilità al governo tedesco.

    Egidio Gimignani

    Il Comune di Barberino Tavarnelle, nell’ambito della rete regionale dei comuni colpiti dalle stragi nazifasciste, che lanciò lo scorso anno in occasione dell’anniversario della Strage di Pratale con una ventina di comuni, poi accolta dalla Regione e ufficializzata con la firma di un protocollo a Stazzema, affianca e sostiene l’iter giudiziario dei fratelli Katia e Sergio Poneti, nipoti del partigiano di San Donato in Poggio, che hanno presentato un atto di citazione per chiedere un risarcimento danni alla Germania.

    La famiglia può intraprendere infatti tale azione in virtù del decreto-legge n.36 del 2022 all’art. 43 che ha istituito un fondo per risarcire le vittime, o i loro familiari, per crimini compiuti dalle forze del terzo reich. La loro prima udienza si terrà nel mese di novembre.

    “Siamo sempre stati orgogliosi della figura del nostro nonno – commentano Katia e Sergio Poneti – e della sua lotta politica per la libertà e la democrazia, anche se non è stato sempre facile convivere con la ferita costantemente aperta nel cuore di nostra madre”.

    “Il processo giudiziario – continuano – può avere anche lo scopo di riconoscere il valore delle singole persone, di accoglierle e tradurre la storia privata di una famiglia in un percorso più ampio e di interesse collettivo, per questo auspichiamo che l’iter che abbiamo avviato porti ad un riconoscimento dell’azione compiuta dal nonno e ad una condanna della tortura e degli atti inumani commessi dai soldati nazifascisti”.

    Il sindaco di Barberino Tavarnelle ricorda che il termine per presentare l’atto di citazione è ancora aperto, e scade il prossimo 27 ottobre 2022.

    “Quando abbiamo saputo dell’istituzione del fondo – aggiungono Katia e Sergio – non abbiamo esitato a decidere di far partire la causa, anche se inizialmente era previsto solo il termine di 30 giorni, per questo vogliamo ringraziare lo studio legale che ci segue che ha predisposto gli atti in tempi brevissimi, vogliamo ringraziare l’amministrazione comunale di Barberino Tavarnelle per l’attenzione che ha sempre dedicato al caso del nostro nonno”.

    I nipoti di Egidio con il sindaco David Baroncelli, davanti alla lapide a lui dedicata sulle mura sandonatine

    Ad Egidio Gimignani è intitolata anche la sezione Anpi di Barberino Tavarnelle, presieduta da Adelmo Franceschini che ha dato un contributo significativo nella ricostruzione storica della dolorosa vicenda.

    “Un fatto – rimarca Franceschini – che deve rimanere viva nella conoscenza collettiva della comunità di Barberino Tavarnelle”.

    I fatti del 1944

    Il partigiano Egidio Gimignani, figlio di Antonio e Monica Magnani, nato a Tavarnelle il 13 marzo 1900, venne catturato dalle SS il 19 giugno 1944 a seguito di una sparatoria che, tra le vittime, seminò un soldato tedesco.

    Egidio faceva parte del gruppo di partigiani, appartenente alla formazione “Faliero Pucci”, presente già dal maggio 1944 nelle vicinanze di San Donato in Poggio, presso il santuario di Santa Maria delle Grazie si Pietracupa.

    Dopo lo scontro a fuoco il gruppo decise di trasferirsi nella vicina località di Montebernardi, nei pressi di Panzano in Chianti.

    I tedeschi volevano conoscere la collocazione dei partigiani e condussero Gimignani più volte in giro per il paese di San Donato. Messo a confronto con alcune persone del luogo, persino con il parroco, Gimignani finse di non riconoscerle, negò qualsiasi relazione con gli abitanti del luogo e non cedette alle minacce dei tedeschi: non rilasciò alcuna informazione.

    Venne tenuto prigioniero una notte presso la pieve di San Donato, tra il 19 e il 20, e portato in luogo isolato. In questa area di campagna fu scavata una fossa dove venne gettato il corpo di Gimignani ancora in vita, dopo essere stato ripetutamente pugnalato e poi brutalmente sgozzato dai militari tedeschi. A recuperare il cadavere fu il fratello Ottavio Gimignani.

    “Ricordi il tuo sacrificio alle future generazioni

    quanto costi  di lacrime e di sdegno la riconquista della libertà

    sia monito a tutti per custodire sempre gelosamente

    la dignità di una libera Italia”

    Sono queste le parole impresse nella memoria della comunità, scalfite nella grande lapide di marmo che si staglia sulle mura medievali del castello di San Donato in Poggio, alle quali ogni anno puntualmente rende onore il Comune di Barberino Tavarnelle durante il percorso nei luoghi della memoria in occasione della Festa di Liberazione.

    Egidio con la moglie Argia Salvietti

    @RIPRODUZIONE RISERVATA

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