TAVARNELLE – Marco Guarducci, videomaker tavarnellino, ha assistito Cristian Benaglio durante le riprese del suo corto, girato fra il 16 e il 23 settembre a Tavarnelle nell’ambito di Slow Movie Contest. Queste le sue riflessioni sull’esperienza vissuta a fianco del regista.
Ho sempre pensato che la valorizzazione delle arti e dei mestieri, ma soprattutto la tutela del lavoro artigianale fossero aspetti fondamentali per la riqualificazione di un territorio. Questa è stata una delle ragioni per cui ho voluto contribuire direttamente a questo progetto.
Tuttavia, quando mi è stato proposto di far parte della troupe che avrebbe realizzato il corto, inizialmente ho avuto quell’attimo di incertezza che proviamo di fronte alle imprese non prive di difficoltà e mi sono domandato come poteva essere rappresentata con un cortometraggio una realtà dal sapore antico e dalle caratteristiche che hanno radici lontanissime.
Poi leggendo la traccia del film e confrontandomi con il regista Cristian Benaglio e la sua troupe, mi sono reso conto che era possibile rileggere in chiave attuale il significato rappresentato dai vecchi e nuovi mestieri, ma soprattutto che si poteva coniugare l’affermazione di un’arte con gli aspetti emotivi legati al soggetto di un film.
Il lavoro ha trovato il suo incipit nel laboratorio di Lea Bilanci, l’artigiana di Tavarnelle che, attraverso antichi metodi risalenti addirittura al XIII secolo, crea carte lavorate a mano, usando le materie più disparate quali terra, lana, spezie, piante, tessuti. Avvicinarsi all’opera di Lea è stata un’esperienza straordinaria: per certi aspetti è sembrato un salto in un mondo fantastico, dove gli aspetti essenziali della materia prendevano corpo e sostanza. Ho capito allora che il nostro “viaggio” non avrebbe potuto avere inizio migliore, il film si stava delineando ed altre suggestive location attendevano il dipanarsi della storia.
In tutto questo un ruolo importante lo ha giocato senz’altro il territorio, inteso come paesaggio ricco di cultura e di storia. E’ allora è venuto il momento del lago dei Chiostrini vicino alla Pieve di S. Pietro in Bossolo. Un luogo troppo presto dimenticato, che a distanza di alcuni anni ha ritrovato il suo aspetto originario e per questo ideale per dare al film le giuste suggestioni.
Nelle scene successive non poteva mancare uno sguardo sulla campagna ed allora Giovanni Camaiani proprietario dell’azienda agricola “Marcucci Marinella” ci ha accolto nelle sue vigne mettendoci a disposizione anche il suo storico trattore. Ma il momento più complesso e spettacolare è stata quello che ha visto un ”attore” d’eccezione: “Fulmine” un cavallo purosangue del maneggio di Mario Cica, che ha messo a dura prova il lavoro di tutta la troupe.
Alla fine mi sono accorto come i pochi giorni siano passati in un lampo, ma come dentro di me siano rimaste vive e presenti non solo le suggestioni di un lavoro che ci ha portato a contatto con un paesaggio straordinario, ma anche con persone disponibili e vere, legate in maniera indissolubile all’amore per il lavoro e per la loro terra.
Tutto questo è stato visto e vissuto dalla troupe, ma soprattutto dal regista Cristian Benaglio, con animo attento ed incantato, condizione fondamentale per dare un valore aggiunto ad un opera che trova la sua collocazione tra realtà e fantasia e ci racconta una storia che cerca una sua dimensione ideale oltre i confini del tempo e dello spazio lontano dalla fretta e dalla superficialità con le quali troppo spesso siano costretti a convivere e a condizionare le nostre esistenze.
Marco Guarducci
di Redazione
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