BARBERINO VAL D'ELSA – “Il treno che bucò il fronte” nei giorni scorsi ha fatto tappa anche al circolo Arci Semifonte.
Nonostante le avversità del tempo, che non invogliava certo a uscire di casa, c’è stata una buona partecipazione di persone nella caratteristica e accogliente saletta del circolo ricavata in un vecchio fienile.
A introdurre quello che è un vero e proprio documento di storia è stato l’autore, Stefano Ballini, coadiuvato dalla criminologa tavarnellina Silvia Ciotti Galletti.
"Ho scelto di mettere il documentario gratuito su internet – ha detto Stefano Ballini – piuttosto che su dei dvd, questo per rendere la visione ad un pubblico più ampio. E’ un video completamente no profit, lo si può vedere gratuitamente on line su www.treno1944.com. Al momento siamo sulle 4.500 visioni, quindi la scelta devo dire ha funzionato".
Ma Ballini non si ferma qui…: "Ci sono dei progetti che sto valutando – ha proseguito – vediamo quello che riuscirà più ad appassionarmi. Il mio lavoro punta su racconti di storie vissute".
Silvia Ciotti Galletti criminologa, ha fornito il suo contributo professionale all’interno del documentario, parlando dal punto di vista criminologico di una cosa così particolare e drammatica come un eccidio nazista.
"La guerra – ha detto a fine proiezione Silvia Ciotti Galletti – porta tutta una serie di crimini collegati. Si parla di vittimologia e dobbiamo pensare com’è pesante per i sopravvissuti solo sopravvivere a tutto questo. Parlo, ad esempio, del senso di colpa da parte di chi per caso si è salvato da una strage, magari perché rimasto sotto i corpi di genitori o parenti uccisi".
"Così – ha proseguito – oltre al senso di “colpa” si forma la responsabilità di essere coloro che devono conservare la memoria di un evento simile, per trasferirla agli altri".
“Il treno che bucò il fronte” parte da una storia vera, accaduta al chiantigiano David Ballini detto “Carlino”. Si occupa, anche con documenti originali, delle stragi avvenute a Pratale (Tavarnelle), Fabbrica, Le Corti, (San Casciano) e quelle commesse a Sant’Anna di Stazzema, Marzabotto.
Le voci dei sopravvissuti fanno rivivere e interagiscono verso chi ascolta, trasmettendo quei sentimenti che hanno segnato la loro vita. Il documentario è stato particolarmente apprezzato anche dal presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, oltre al presidente della Repubblica federale di Germania Joachim Gauck.
di Antonio Taddei
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