domenica 9 Maggio 2021
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    Un gruppo di amici di Barberino Tavarnelle. E un “Fondo di Amicalità” per aiutare chi ha bisogno

    L’ideatore è Francesco Morlacchi, per tutti Francis. Supportato sin da subito dalla moglie Luigia Gianatti, conosciuta come la Gianni: questa è la loro storia...

    BARBERINO TAVARNELLE – Il “Fondo di Amicalità” si chiama così perché nasce da un giro di amici. In maniera del tutto spontanea.

    Con l’obiettivo di aiutare chi, a causa della pandemia, si è trovato a dover fronteggiare un’emergenza anche economica, oltre che sanitaria.

    L’ideatore è Francesco Morlacchi, per tutti Francis. Supportato sin da subito dalla moglie Luigia Gianatti, conosciuta come la Gianni.

    Due “trapiantati” (così si definiscono loro): lui milanese, lei valtellinese. Che abitano nelle campagne di Barberino Val d’Elsa ormai da 34 anni, cioè dalla nascita della loro figlia Chiara: fu allora che scelsero il Chianti “per cambiare aria” (ci spiega Francis).

    Lui ha 75 anni, faceva il falegname. Lei, 56enne, era una maestra. Sono entrambi in pensione, ma certo non se ne stanno con le mani in mano. Anzi, sono pieni di energia e di entusiasmo.

    E, tra le varie attività a cui si dedica (come, per esempio, la “danza libera”, la meditazione), a Francis è venuto in mente di creare un fondo per supportare economicamente chi avesse più bisogno. Attraverso un sistema, fatto di mail ironiche e cordiali, da lui ideato.

    Un fondo che ha permesso a diverse persone, grazie alla cifra ricevuta e grazie agli “amici” che l’hanno donata, di pagare l’affitto o le bollette, fare la spesa, comprare qualcosa per i figli.

    Un gesto straordinario che a Francis, uomo altrettanto straordinario, sembra “una cosa banale”: “E’ stato come un impulso a cui non mi sono potuto sottrarre”, ci dice semplicemente, con quella sua voce pacata che sa di buono.

    “L’idea mi è venuta un anno fa, mentre facevo meditazione – a parlare è Francis – Vedendo che i miei conti (di solito… al pelo) abbondavano (dato che non si spendeva né in cene né in vacanze) e sapendo che alcuni amici non erano in buone condizioni, mi sentivo in colpa di avere più soldi di quelli che mi servivano”.

    “Il gruppo che anima questa iniziativa è quello di danza libera – spiega – Prima della pandemia, io e mia moglie, insieme ad altre persone, ci trovavamo una volta alla settimana e ciascuno a turno ballava, mettendo la propria playlist”.

    “Grazie a questo gruppo di contatti, ho iniziato a raccogliere dei fondi – prosegue – Poi la cosa si è allargata anche ad amici di amici. Siamo rimasti stupiti dalla grandissima generosità delle persone”.

    “Prima chiedo a chi ha bisogno che si faccia vivo, per capire quanti sono – questo è il modus operandi – Poi mando una mail ai donatori, che hanno tempo di donare fino a fine mese: ciascuno mette quanto vuole. Una volta ricevuti i soldi, li distribuisco in parti uguali (sempre tramite bonifico) a chi si era prenotato”.

    “E’ bello perché c’è onestà – dice, orgoglioso – Chi ha ricevuto, se non ha più bisogno, non richiede. Oppure, se riesce, è lui stesso a donare la volta successiva”.

    “Dopo il lockdown siamo stati un po’ fermi, perché ci fu una ripartenza – conclude Francis – Ad ottobre abbiamo ricominciato. E penso che continueremo finché durerà l’emergenza, se avremo donatori”.

    E poi la testimonianza di chi del “Fondo di Amicalità” ha usufruito e a cuore aperto ci racconta la sua esperienza.

    “Lavoro in un agriturismo – interviene Rudha Landolfi, che da molti anni abita a Barberino Val d’Elsa – Ma è da marzo 2020 (come tanti altri, purtroppo) che sono ferma. L’aiuto da parte dello Stato è stato esiguo. Me la sono vista brutta: ho tre figli e l’affitto da pagare”.

    “Per fortuna ci sono persone come Francis e la Gianni – dice – Ho chiesto loro aiuto, perché ero in seria difficoltà economica. Non me ne vergogno. E nessuno dovrebbe: non abbiamo alcuna colpa”.

    “Il “Fondo di Amicalità” è un’iniziativa meravigliosa – la voce è emozionata – Mi piacerebbe che fosse un esempio per la collettività. Bisogna tornare ad essere accoglienti, a sostenersi l’un l’altro. Dobbiamo essere quel cambiamento che vorremmo vedere nel mondo. Non servono azioni eclatanti, sono i piccoli gesti che fanno la differenza”.

    “Dei marciallini – va avanti – una volta, mi raccontarono che durante la guerra i contadini si trovavano in piazza una volta alla settimana e si dividevano ciò che avevano. La pandemia è una pseudo-guerra, ci sono persone che stanno vivendo realtà terribili. E’ bello che riemerga il valore della condivisione, che purtroppo con l’avvento del benessere era andato nel dimenticatoio”.

    “Colgo l’occasione – ci tiene ad esprimere la sua riconoscenza – per ringraziare le persone che si sono prestate a questo “gioco”. A donare senza volere nulla in cambio, se non sapere che stai bene”.

    “Per adesso non ho potuto dare niente, se non un grande abbraccio virtuale di ringraziamento a chi mi ha aiutato – ci saluta così Rudha – Ma, se potrò, mi piacerebbe restituire ad altri ciò che ho ricevuto”.

    Chi fosse in difficoltà può rivolgersi a Francis ([email protected]). Così come chi avesse piacere di donare… .

    @RIPRODUZIONE RISERVATA

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