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martedì 6 Dicembre 2022
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    Una mecenate dell’arte finanzia il recupero degli affreschi dell’abbazia di Badia a Passignano

    Elisabetta Bertol, docente universitaria in pensione, ha sostenuto l'intervento di restauro degli affreschi di Cesare e Benedetto Veli riferibili alla seconda metà del sedicesimo secolo

    BADIA A PASSIGNANO (BARBERINO TAVARNELLE) – Barberino Tavarnelle ha la sua mecenate dell’arte.

    La trentina Elisabetta Bertol, chiantigiana di adozione, ha scelto di realizzare un sogno.

    E contribuire concretamente alla valorizzazione e alla tutela di un tesoro storico-artistico conservato in una delle abbazie più antiche d’Italia, simbolo monumentale delle radici millenarie del Chianti.

    Ha investito una somma considerevole sul restauro di alcuni affreschi dell’abbazia di Badia a Passignano.

    Innamorata del complesso monastico e del borgo, dove risiede in alcuni periodi dell’anno, la professoressa in pensione, già docente di tossicologia forense presso la Facoltà di Medicina e Chirurgia dell’Università di Firenze, ha legato il proprio nome ad un’importante operazione culturale.

    Che ha permesso di dare nuova vita e luce agli affreschi di fine Cinquecento che adornano le pareti laterali del refettorio monastico al centro del quale campeggia il celebre dipinto “L’ultima cena” di Domenico Ghirlandaio.

    “È la passione per la cultura e l’arte – spiega Elisabetta Bertol – che mi ha spinto a finanziare la realizzazione di questo importante intervento di restauro, iniziato lo scorso anno e che si concluderà entro la primavera prossima”.

    “Ho scelto di festeggiare gli oltre 40 anni di attività professionale – prosegue – con un omaggio a ciò che più ho amato e amo, l’arte. Con un regalo che offro sia all’abbazia e ai monaci benedettini vallombrosani che vi risiedono, sia alla comunità, accogliente e inclusiva, che anima questo straordinario luogo. E mi fa sentire parte integrante della sua vita sociale e culturale”.

    Gli affreschi eseguiti da Cesare e Benedetto Veli e ascrivibili al 1570, successivi di circa un secolo al capolavoro del Ghirlandaio, rappresentano le figure religiose, tra santi e beati, appartenenti all’ordine benedettino vallombrosano che per secoli ha abitato nell’abbazia fondata intorno all’anno Mille da San Giovanni Gualberto.

    Il restauro è stato coordinato e visionato dalla storica dell’arte, nonché direttrice dei lavori Maria Maugeri, e dalla restauratrice Manola Bernini. Alla realizzazione del progetto hanno contribuito la Pro Loco di Badia a Passignano e il comitato “Aiuta La Badia”.

    L’inaugurazione dei lavori di restauro è prevista domenica 30 ottobre alle ore 17 nel Salone del Cenacolo dell’Abbazia di San Michele Arcangelo a Passignano.

    Ad illustrare il restauro saranno la storica dell’arte Maria Maugeri, la restauratrice Manola Bernini e la stessa Elisabetta Bertol.

    Gli interventi saranno preceduti dai saluti del sindaco di Barberino Tavarnelle David Baroncelli, del superiore dell’Abbazia Jinsho Kuriakose, dell’abate generale della Congregazione benedettina dei monaci vallombrosani Giuseppe Casetta e del comandante della Stazione dei Carabinieri di Barberino Tavarnelle Giuseppe Cantarero.

    L’iniziativa sarà arricchita dalla proiezione del documentario sul patrimonio artistico di Badia a Passignano e da un intervento musicale eseguito dal Duo Cherubini, costituito da Andrea Sernesi al violoncello e Anna Bodnar alla fisarmonica.

    “Con il suo stile, la sua eleganza, la sua capacità di vedere nell’arte non solo un simbolo di bellezza ma uno strumento di crescita sociale e culturale per il territorio e la comunità – dichiara il sindaco Baroncelli – Elisabetta Bertol mostra a tutti noi quali grandi motivazioni e aspirazioni possa favorire la cultura”.

    “Quale profonda sensibilità – conclude – possa stimolare l’arte per realizzare un concetto e un obiettivo nobile come la donna che lo ha maturato e realizzato. La cultura è da interpretare come la migliore espressione umana per nulla fine a se stessa che si pone in relazione con il mondo, in quanto bene prezioso di un patrimonio comune condiviso e condivisibile”. 

    @RIPRODUZIONE RISERVATA

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