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giovedì 6 Ottobre 2022
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    Lo dice Coldiretti: “Ormai sono una seria minaccia economica; serve l’intervento dei cacciatori”

    TOSCANA – Cinghiali, caprioli, daini e storni si stanno letteralemente mangiano il vigneto toscano. Coldiretti rivela infatti che sono spariti, in un anno, 679 ettari di superfici vitate: ora ci restano poco meno di 60mila ettari.

     

    L'associazione agricola lo afferma analizzando i dati forniti dal Corriere Vinicolo relativo all’erosione del vigneto italiano nel 2012.

     

    Secondo la principale organizzazione agricola toscana il numero ormai fuori controllo della fauna selvatica avrebbe "un peso specifico molto elevato nell’abbandono e nella progressiva erosione dei vigneti in tutta la regione in particolare nelle aree montane, marginali e svantaggiate dove la presenza dell’agricoltura e dell’impresa agricole gioca un ruolo fondamentale nel mantenimento dell’assetto e della stabilità idrogeologica dei terreni".

     

    Ad essere minacciate, oltre alle viti che rappresentano un parte importantissima dell’economica agricola regionale, ci sono anche tutte una serie di piccole e particolari varietà autoctone locali “recuperate” e valorizzate con fatica dagli agricoltori che ora rischiano di “sparire” come la mela rotella di Paghezzana, particolare frutto lunigianese, o varietà di viti come il “pollera” o il “marinello”.

     

    Stando ai dati forniti dalla Regione sono 350mila gli ungulati presenti nella nostra regione tra cinghiali, caprioli, storni e mufloni; il 70% dei danni a coltura e produzioni agricole sono imputabili alle scorribande dei cinghiali che da soli rappresentano la metà della popolazione totale di ungulati.

     

    "Nelle ultime settimane – dice Coldiretti – le segnalazioni di danni a colture ed aziende si sono drammaticamente moltiplicate un po’ in tutta la regione con picchi drammatici nella Valdichiana, in particolare Monte San Savino, Montagnano, Castiglion Fiorentino, Lucignano, Cortona, e la Val di Chio, nel Casentino e nel basso Valdarno, nel senese, in numerosi comuni della provincia di Massa Carrara (Comano, Aulla, Podenzana, Pontremoli, Mulazzo, Fivizzano, Fosdinovo e Massa), nella Val diCecina e nel volterrano e nella Valdinievole con casi a Pieve e Marliana".

     

    "Ma il problema – sottolineano – è diffuso e grave in tutto il territorio regionale. Significativi i danni alle viti che rappresentano in queste settimane il più ghiotto dei pasti trovandosi nel bel mezzo della vendemmia, alberi da frutto e seminativi".

     

    “I piani di prelevamento vanno rivisti così come è necessario attivare, la dove la presenza è reiterata, abbattimenti straordinari in difesa delle produzioni – spiega Tulio Marcelli, presidente Coldiretti Toscana – la resistenza e sopravvivenza dell’agricoltura in particolari aree della nostra regione è messa a repentaglio con frequenza quotidiana ormai dalla presenza degli ungulati che distruggono in poche oremesi di fatica ed investimenti. In questa fase l’azione dei cacciatori è fondamentale per riportare in equilibrio la presenza della fauna”.

     

    Secondo Coldiretti la presenza degli ungulati sta contribuendo ad allontanare molti agricoltori e tantissimi hobbisti dalle nostre montagne.

     

    “La presenza dell’agricoltura – conclude Marcelli – professionale ma anche e spesso part-time in territori montani dove la cultura dell’orto domestico è molto radicata, è di estrema importanza. Gli ungulati stanno mettendo a rischio tutte quelle varietà legate al territorio che rappresentano la nostra storia, le nostre radici, la nostra cultura agricola a scapito di varietà internazionali che omologano i prodotti e ci rendono esattamente uguali a tutti gli altri. Non si tratta di un danno solo economico ma culturale ed agricolo incalcolabile”.

    di Redazione

    © RIPRODUZIONE RISERVATA

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