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giovedì 6 Ottobre 2022
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    L’assessore provinciale Pietro Roselli: “Tornare a produrre tutto su questo territorio”

    CHIANTI FIORENTINO – La caratterizzazione del territorio di Greve in Chianti come zona "franca" rispetto a tutto quel che può danneggiare l'ambiente è stato un punto fermo dell'amministrazione comunale guidata dal sindaco Alberto Bencistà.

     

    Da un lato con l'opposizione ferma, al limite della "barricata", all'inceneritore previsto dal piano interprovinciale dei rifiuti a Testi; dall'altro con la creazione del biodistretto, un organismo che metta insieme le esperienze di agricoltura sostenibile.

     

    A guardare a quel che sta accadendo in questo senso è anche l'assessore provinciale all'agricoltura, Pietro Roselli (in foto). Con il quale facciamo una panoramica ampia, partendo da Greve, sul mondo dell'agricoltura e del territorio chiantigiano.

     

    Assessore Roselli, sta seguendo la nascita del biodistretto a Greve in Chianti? Quale la sua valutazione?

    "Certamente, sto seguendo con attenzione l'esperienza della gestione bio, direi quasi biodinamica, della viticoltura a Panzano. Esperienza che la Provincia ha presentato in più convegni e con un propria pubblicazione, dalla cui iniziativa è partita l'idea del Comune come distretto biologico. Ero inoltre presente al consiglio comunale straordinario in piazza di Greve sulla presentazione del Comune distretto biologico".

     

    Secondo lei quanto c'è (e ci può essere) di concreto e quanto invece risulta essere puro "marketing"?

    "Al momento la cosa è piuttosto curiosa, perché a Panzano c'è la concretezza e funziona talmente bene che semplicemente fanno dei prodotti buoni ed eccellenti senza neanche il bisogno di chiamarsi bio. Per il resto del comune per ora è molto marketing".

     

    Quale secondo la sua opinione la direzione che dovrebbe prendere l'agricoltura chiantigiana?

    "Utilizzare al massimo cultivar autoctoni, è l'unico modo per marcare il terroir chiantigiano. Senza il territorio i prodotti sono solo delle commodity. Ricondurre il più possibile tutte le produzioni, vino, olio, formaggi, carni, all'interno delle certificazioni DOP, IGP, DOCG, che restano le forme più serie per garantire una qualità omogenea e diffusa ed una maggiore sicurezza per i distributori ed i consumatori. Diversificare ulteriormente le nostre produzioni, non solo vino. Siamo ancora famosi nel mondo per la nostra gastronomia e la tipicità della dieta, ma la buona dieta si fa con prodotti agricoli tipici e buoni e non con pasta da grano importato, bistecche (senza nulla eccepire sulla bontà della carne spagnola del Cecchini, che è tutt'altra storia) da carne importata, olio del Chianti (ero per dire olearia) quasi tutto spagnolo. Se non riprendiamo noi a produrre tutte le derrate che rendono tipica ed apprezzata la nostra cucina, finirà come per il manifatturiero dove le fabbriche chiudono perché in Cina costa meno produrre e domani potrebbe succedere che la dieta mediterranea è più conveniente in Argentina. Dobbiamo fare come la moda: solo produzioni di alta qualità, con in più il fatto che i prodotti agricoli di eccellenza non possono essere commissionati all'estero".

     

    Quale infine la relazione del "mondo agricolo" con quello circostante e con temi come quello della convivenza con aree artigianali e industriali. O, per rimanere a Greve (ammesso che verra' mai realizzato) con impianti di incenerimento dei rifiuti?

    "Guai a pensare che il mondo artigiano e la piccola industria sono in conflitto con l'agricoltura. Pasolini diceva che quando il contadino e l'artigiano cesseranno il nostro Paese non avrà più storia. Pensiamo a far le cose per bene, è utopico pensare che funziona bene un mondo agreste e bucolico: certamente se un territorio è carbon free si alza l'asticella dell'attrazione, ma funziona bene se un territorio, come si dice oggi è smart, cioè quando è organizzato, vale a dire  se c'è un sistema socio-economico sostenibile. Che è fatto di opportunità di lavoro e occupazione di buoni ed efficienti servizi alla persona,buone infrastrutture. Attenzione, vale anche per l'nceneritore, per i depuratori: non sempre è possibile un mondo con rifiuti zero e scarichi zero e guai a giocare sempre a pallavolo, cioè lanciare il problema a casa d'altri perché sono più brutti di noi. E' chiaro le cose devono essere fatte con la certezza della sicurezza per le persone e per l'ambiente, ma guai a vivere il progresso anche scientifico e tecnologico con atteggiamento quasi superstizioso. Questo vale anche per i prodotti geneticamente modificati. Siamo d'accordo che non abbiamo bisogno di utilizzarli nel Chianti, ma noi troppo spesso viviamo la scienza come minaccia alla stabilità e ci illudiamo pure di fermarla, come diceva Margherita Hack, la scienza non si ferma. Ese non la facciamo noi ci sarà sempre qualcuno in qualche parte del mondo che la svilupperà e tutti ci adegueremo. Il punto è governare in modo corretto e democratico i processi innovativi e non subirli dalle multinazionali".

    di Matteo Pucci

    © RIPRODUZIONE RISERVATA

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