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sabato 13 Luglio 2024
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    Il “pagellone” del Gazzettino del Chianti a tutti i 14 candidati sindaco

    I voti (motivati) a campagna elettorale ed esito della contesa alle amministrative di domenica 26 maggio

    CHIANTI FIORENTINO – Chiudiamo il nostro super Speciale Elezioni 2019 con il "Pagellone" del Gazzettino del Chianti ai candidati sindaco nei quattro comuni del Chianti fiorentino che domenica 26 maggio andavano al voto per le elezioni amministrative (qui il "Pagellone" di quelli dei comuni del Chianti senese).

     

    Il voto riguarda sia l'esito finale che la campagna elettorale di candidati e liste. E, ovviamente, senza voler mancare a nessuno di rispetto, esprime la nostra personalissima (e opinabile) valutazione.

     

    BAGNO A RIPOLI

     

     

    FRANCESCO CASINI: 8

    (Partito democratico, lista civica Cittadini di Bagno a Ripoli – Francesco Casini Sindaco, Sinistra Civica e lista Per la Sinistra, Liberi, Uguali, Antifascismo Sempre)

     

    Campagna elettorale con una presenza quotidiana, assidua, fra "apina", apericene, cene, dopo cena, digestivo e ammazzacaffè. 

     

    Non ha lasciato niente al caso. Niente. Una sorta di macchina da campagna elettorale che sente (e cerca) la competizione.

     

    La lista civica che fa un risultato clamoroso, prendendo tre consiglieri comunali è una sua "creatura": moltissimi i voti presi dalla lista, poche le preferenze dei candidati consiglieri. Un dato sul quale riflettere.

     

    Da valutare, nei prossimi mesi, se la "mossa" fosse pensata così massiccia. Oppure se sia un andata po' oltre le aspettative. Soprattutto per il Partito democratico… .

     

    ALBERTO ACANFORA: 5

    (Centrodestra, Lega)

     

    Campagna elettorale partita tardi, tardissimo, nonostante la sua candidatura fosse stata la prima (o quasi) ad essere ufficializzata.

     

    Poi le fibrillazioni interne, la Lega che porta avanti un'altra candidata, il tira e molla e la decisione finale. Corre Acanfora.

     

    Presentazione pubblica a parte, di lui si ricordano solo la presenza al dibattito organizzato dal Gazzettino del Chianti e una comparsata di Alessandra Mussolini.

     

    Lista debole, debolissima. Non viene aiutato neanche dalla Lega che, se possibile, ha la lista ancora più debole. Ma alla fine, trascinata dalle europee, si prende i due consiglieri comunali.

     

    SONIA REDINI: 6,5

    (Cittadinanza Attiva)

     

    La lista è civica nel vero senso della parola, e continua da anni in una difficile quanto meritoria presenza nel dibattito pubblico e in consiglio comunale.

     

    Prende anche qualche voto in più del 2014, quando c'erano addirittura otto candidati sindaco. Qualcuno si aspettava (Redini compresa) che potesse catalizzare maggior consenso, ma forse una parte del suo potenziale elettorato è fra coloro che sono rimasti a casa.

     

    Ha un grave "difetto" (le virgolette non sono messe a caso) in questi tempi: parla molto alla testa e poco alla pancia dell'elettorato. Anche se la candidata, come dice lei stessa, ha cercato di rivolgersi anche al cuore.  

     

    ANTONIO MATTEINI: 6

    (Potere al Popolo)

     

    Su una cosa siamo d'accordo con lui: solo il fatto di aver presentato la lista, considerate le difficoltà anche di tipo burocratico, senza esperienze e senza nessun aiuto, è stata una vittoria.

     

    Farlo con un candidato giovanissimo, con parole talvolta "d'antan" e un filino ideologiche, con una sinistra stra-frastagliata, è stato un salto nel vuoto. Il risultato poteva essere migliore, poteva essere peggiore.

     

    Secondo noi lo si valuterà anche e soprattutto nei prossimi mesi-anni: se Potere al Popolo si strutturerà sul territorio, con identità propria, pronto ad arrivare alle prossime elezioni con maggiori esperienze e presenza, allora il risultato di queste amministrative 2019 sarà stato ancora migliore.

     

    MANUELA CIRIELLO: non giudicabile

    (La Sinistra)

     

    Non è la prima e non sarà l'ultima candidata "di bandiera". Piovuta quasi sul fischio finale nella contesa elettorale, non ne ha mai realmente fatto parte.

     

    Memorabile, in questo senso, un passaggio durante il dibattito organizzato dal nostro giornale, quando parlando della tramvia a Bagno a Ripoli ha detto, rivolta al pubblico, "Ce l'avete rubata…".

     

    Rubata? A chi? Ai cittadini di Campi Bisenzio, suo luogo di residenza. Massimo rispetto per la politica e la pluralità di idee e persorsi, ma forse sarebbe arrivato davvero il momento di voltare pagina rispetto a questo tipo di candidature.

     

    BARBERINO TAVARNELLE

     

     

    DAVID BARONCELLI: 8

    (Centrosinistra Barberino Tavarnelle)

     

    Risultatone. In una contesa che vedeva per la prima volta il voto sul comune unico di Barberino Tavarnelle, con tutte le incognite del caso.

     

    Nervosissimo la domenica sera, di fronte ai risultati delle europee che con una banale somma matematica davano il centrodestra (Lega, Forza Italia, Fratelli d'Italia) al 37%, a fronte di un M5S oltre l'11% e un Pd sotto al 40%.

     

    Per lui, invece, un lunedì da leoni. Con un risultato andato ben oltre ogni aspettativa, frutto della dinamica della "scissione" fra voto locale e voto nazionale. E di una lista di candidati al consiglio ben costruita.

     

    Unica cosa su cui ci sarà da discutere nel post voto, il motivo (anche se si può immaginare) per il quale dalla sua campagna elettorale sia completamente scomparso il Partito democratico. Anche da qui il peggior risultato del Pd alle europee nella nostra area.

     

    MAURO MAIOLI: 5

    (Progetto Futuro)

     

    Non ha funzionato la candidatura dell'ex presidente della Polisportiva, proveniente dal mondo del centrosinistra, unita al percorso civico-barberinese di Obiettivo Comune.

     

    Lo dicono i numeri. Impietosi. Lui ce l'ha messa tutta, ammettendo anche i propri limiti, premendo sempre forte sul fatto della "libertà dai partiti" (sembrava quasi di sentire altri che si dicono liberi dai "poteri forti").

     

    Dimenticandosi, forse, di essere immerso in una contesa in cui (ne parliamo anche sopra) i partiti proprio non c'erano. Assenti su tutta la linea. E non giovandosi per niente neanche del ritiro in estremis del candidato del centrodestra Leonardo Comucci, che fa pure "outing" nei suoi confronti.

     

    Adesso vedremo se l'amalgama con il mondo di Obiettivo Comune (che porta i candidati in consiglio comunale, compreso l'ex sindaco 1999-2004 Michele Bazzani) funzionerà all'opposizione.

     

    GREVE IN CHIANTI

     

     

    PAOLO SOTTANI: 8

    (Paolo Sottani Sindaco)

     

    Uno fra i pochi candidati del centrosinistra nei comuni sotto ai 15mila abitanti a mettere il simbolo del Partito democratico in quello della lista.

     

    Vince su tutta la linea, senza discussioni, conquistando più voti e una percentuale più alta del 2014.

     

    Unica cosa che possiamo notare, vedendo i risultati dei candidati e chi è entrato in consiglio comunale: ci sembra un po' rallentato uno dei suoi intenti evidenziati a inizio campagna elettorale, ovvero quello di lavorare anche per un ricambio generazionale.

     

    CLAUDIO GEMELLI: 5

    (Centrodestra)

     

    Arriva come candidato "imposto", nella querelle del centrodestra che vede una parte (Forza Italia) ostile a quel Simone Verniani indicato anche dal segretario provinciale della Lega, Alessandro Scipioni, come "il candidato ideale".

     

    Sconta quindi uno "schema" che nel centrodestra avviene spesso: basti pensare all'anno precedente con Lorenzo Somigli candidato "in pectore" a Impruneta sostituito poi da Matteo Zoppini.

     

    Gemelli ce la metta tutta. Con educazione e garbo. Mette come capolista Giuliano Sottani. Punge un po' (ma nemmeno più di tanto) sui temi della sicurezza.

     

    Raccoglie, oggettivamente, un risultato insufficiente, e lo dice lui stesso: e questo gli fa onore. Avrebbe potuto attaccarsi al fatto di aver più che raddoppiato i voti del 2014. Ma lo sanno anche i sassi che la situazione politica di quest'anno era unica. Forse irripetibile.

     

    SIMONE SECCHI: 5,5

    (Viva – Cittadini di Greve in Chianti)

     

    Forse quello uscito meglio dal dibattito fra candidati sindaco organizzato dal nostro giornale. Con qualche passaggio un po' troppo… teorico.

     

    Persona di grande educazione anche Secchi, con sguardo sincero e ideali di ferro. Che però, numeri alla mano, raccoglie (con una lista in meno) 350 voti in meno dell'omologa lista di sinistra che nel 2014 candidò sindaco Giulio Pecorini.

     

    Adesso siederà in consiglio comunale accanto a quello che in molti hanno chiamato il "candidato sindaco ombra", Fabio Baldi

     

    MAURIZIO MARZIALI: non giudicabile

    (Rifondazione comunista)

     

    Vale anche per lui il discorso fatto sopra per Manuela Ciriello a Bagno a Ripoli. Con qualche distinguo però.

     

    Quella di Marziali è sì una candidatura di bandiera, ma arriva anche dopo un mancato accordo con la lista Viva. Che diceva sì a Rifondazione ma no alla presenza di Marziali in lista. Insomma, se volete chiamatela pure "ripicca".

     

    Che fa pure del male alla lista di Secchi visto che, dati alla mano, Marziali raddoppia i voti che aveva preso nel 2014, praticamente senza fare campagna elettorale. E questo dovrebbe far riflettere anche Viva… .

     

    SAN CASCIANO

     

     

    ROBERTO CIAPPI: 8

    (Partito democratico, Sinistra per San Casciano, Lista Volpe-Il Cuore Civico di San Casciano)

     

    Esce da vincitore vero. In un comune sopra i 15mila abitanti in cui le dinamiche del possibile ballottaggio influenzano strategie e dinamiche.

     

    Arriva al nastro di partenza portando con sé il candidato principale di opposizione del 2014 (Francesco Volpe) e una lista civica con buone candidature (alla quale il Pd intelligentemente dà campo). Oltre ai "tradizionali" compagni di viaggio di Sinistra per San Casciano.

     

    Mette in campo una campagna elettorale di grande presenza (un po' come Francesco Casini a Bagno a Ripoli, ma senza inaugurazioni e meno spregiudicatezza), si pone con sincerità e con la sua personalità, diversa dal predecessore Massimiliano Pescini.

     

    Impostazione che premia su tutta la linea, con un risultato finale che parla chiaro. E un Pd che a livello comunale perde, come da previsione, un po' di voti "travasati" nella lista civica. Con una situazione che prefigura però equilibri già definiti per il post-voto.

     

    DANIELA MANZOLI: 5,5

    (Centrodestra per l'Alternativa, Lega)

     

    Qui bisogna fare un distinguo. Il voto sarebbe più alto se dovesse essere dato solo alla candidata. Davvero una piacevole sorpresa.

     

    Evidentemente però il risultato finale non è dei migliori, in particolare per il dato modesto della lista che l'aveva indicata come candidata sindaco, Centrodestra per l'Alternativa. Che non a caso non entra neanche in consiglio comunale.

     

    Dove Manzoli si troverà con accanto due consiglieri della Lega. Che, a lume di naso, avranno bisogno di una "full immersion" per capire bene le dinamiche sancascianesi.

     

    LUIGI VENZI: 6,5

    (San Casciano Civica)

     

    E' stato oggettivamente la "variabile impazzita" che ha dato anche un po' di vita, di brio alla campagna elettorale sancascianese.

     

    Il risultato finale lo premia, andando a sfiorare il 10% partendo da un percorso iper territoriale (anzi iper… iper) e una lista che rispecchiava appieno questa partenza. Ovvero il quartiere del Gentilino.

     

    Adesso lo aspetta il consiglio comunale: vedremo se riuscirà, in senso positivo, a "de-Gentilinizzarsi".

     

    E se alcuni toni sopra le righe usati in campagna elettorale rimarranno nel cassetto, figli della contesa pre-voto. O ne caratterizzeranno lo stile.

    di Redazione

    © RIPRODUZIONE RISERVATA

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