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martedì 27 Settembre 2022
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    Cesare e Andrea Cecchi raccontano origini e obiettivi della grande cantina castellinese

    CASTELLINA IN CHIANTI – La casa vinicola Cecchi di Castellina in Chianti festeggia la 120° vendemmia e pone le basi per un progetto da “gustare”… fra cinque anni.

     

    E’ dal 1893 che il vino è l’anima di Cecchi. 120 anni di duro lavoro, quattro generazioni di dedizione, rispetto, amore e passione per la vite, per il territorio e per la divulgazione della toscanità nel mondo. Una storia che ha come tema Castellina in Chianti e il Chianti Classico e come racconto la Maremma, San Gimignano e più tardi anche l’Umbria.

     

    Una fitta trama di relazioni, storie, aneddoti, vittorie e sconfitte, riempie questi anni e fa sì che oggi Cecchi sia tra i produttori di vino più conosciuti nel mondo. Era solo il 1935 quando il primo Luigi Cecchi iniziò l’attività di export e adesso i vini Cecchi si trovano in oltre 50 Paesi del globo per una produzione totale di 7 milioni e 600 mila bottiglie. Oggi a guidare l’azienda ci sono Andrea e Cesare che rappresentano la quarta generazione.

     

    Cesare ricorda i suoi primi viaggi in Belgio o negli Stati Uniti come vere "missioni": “Questi viaggi venivano organizzati con largo anticipo. Anche prenotare in banca le banconote doveva essere fatto per tempo e durante il viaggio, per alcuni giorni, avevamo non poche difficoltà a collegarci con l’azienda e per questo i disagi non mancavano".

     

    "Ma vendere all’estero – dice Cesare – era più affascinante perché riservava mille sorprese. Il primo vino a varcare i confini nazionali è stato il Chianti, che nel suo fiasco è diventato simbolo e icona del vino e della cultura italiana nel mondo. Di “internazionalizzazione” ci occupiamo da molto tempo infatti, già negli anni ’70, gli Usa erano un mercato molto importante, così come la Germania e l’Inghilterra".

     

    "Ed è stato proprio in questo periodo – sono ancora parole di Cesare – che in azienda, abbiamo sentito la necessità di strutturare un ufficio con  persone specializzate che si occupasse esclusivamente di export. Era molto difficile mantenere i rapporti con gli importatori. Oggi i mezzi di comunicazione consentono di avere tutto, ma 30-40 anni fa i tempi erano necessariamente più dilatati. Ricordo ancora quando nel ’78 arrivò il telex che cambiò totalmente modo di lavorare”.

     

    Andrea e Cesare Cecchi fanno tesoro del passato guardando al futuro e impegnandosi quotidianamente in tutta la filiera dell’azienda. Dallo studio e ricerca nel vigneto e in cantina fino alla logistica, con grande dedizione al settore finanziario, gestionale, commerciale, di marketing e comunicazione.

     

    “Solo dopo circa 25 vendemmie posso dire di aver raggiunto la maturità giusta per poter vivere al meglio la complessità di questa impresa dando un più preciso e veloce ritmo alla mia attività” dice Andrea Cecchi.

     

    Che continua: “Il vero passaggio generazionale, il grande cambiamento, è avvenuto fra la fine degli anni ’80 e gli inizi ’90 quando insieme a mio padre e a mio fratello Cesare decidemmo che era tempo di allargare la superficie vitata, comunque già importante con la proprietà di Villa Cerna, acquisendo la tenuta Castello Montauto a San Gimignano e Val delle Rose in Maremma".

     

    "Ogni trasformazione ed evoluzione – sottolinea Andrea – sono state comunque frutto di riflessioni indirizzate a precisi obiettivi. Cecchi non ha mai ceduto a scelte impulsive. Velocità di esecuzione ma con quella ponderatezza tipica dei ‘tempi agricoli’ dove occorrono appunto riflessione e strategia”.

     

    Questi 120 anni di storia equivalgono a 120 anni di esperienza che per Andrea e Cesare non sono altro che la base per costruire un futuro ancor più di successo. E’ proprio in quest’ottica che i  due fratelli Cecchi desiderano celebrare questa 120esima vendemmia dedicandole un

     

    vino. Nelle vigne di Villa Cerna, nella parte in cui il Sangiovese si esprime al meglio, hanno individuato alcuni filari le cui uve verranno raccolte proprio in questi giorni, poi vinificate e invecchiate separatamente. Di questo vino saranno prodotte Magnum e bordolesi numerate che sarà possibile degustare solo al prossimo anniversario, ovvero nel 2018 per i 125 anni.

     

    Il “terroir” della famiglia, la sua storia e la sua produzione non potevano che condurre alla realizzazione di un vino celebrativo che avesse come varietà il Sangiovese del Chianti Classico in purezza. Una sorta di ritorno alle origini. 

    di Redazione

    © RIPRODUZIONE RISERVATA

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