venerdì 7 Agosto 2020
Altre aree

    Cinghiali, le accuse di 4 aziende-top del vino: “Alimentati artificialmente”

    Durissima conferenza al Castello di Brolio: fornite le immagini di tonnellate di pane per "pasturare"

    GAIOLE IN CHIANTI – Non rammentano l'annuncio della nuova Legge Obbiettivo regionale, presentata nei giorni scorsi e pensata per ridurre drasticamente il numero degli ungulati in Toscana.

     

    Ma, per la prima volta, quattro aziende-top del Chianti Classico senese dicono chiaro e tondo che la presenza ipertrofica dei cinghiali nel nostro territorio è causata, anche e soprattutto, da chi li alimenta artificialmente.

     

    L'appuntamento è nella sala convegni del Castello di Brolio. Ci sono le aziende Badia a Coltibuono rappresentata da Roberto Stucchi, Barone Ricasoli con Francesco Ricasoli, Guido Guardigli in rappresentanza del Castello di Meleto e Rolando Bernacchini per Rocca di Castagnoli.

     

    Si parla di migliaia di quintali di uva distrutti da una straripante e numericamente incontrollata fauna selvatica che produce ogni anno centinaia di ettolitri di vino non prodotto. Che danno luogo e milioni di euro di danni.

     

    Come detto, nei giorni scorsi l'assessore regionale all'agricoltura Marco Remaschi ha presentato la nuova Legge Obbiettivo,

     

    Ma qui tengono banco le fotografie di tonnellate di pane (spesso con la protezione di plastica) vengono sparsi nei boschi insieme a mais per "l'allevamento del cinghiale".

     

    Un video ritrae una persona intento a spargere il mais da un secchio, circondato da un numero incredibile di cinghiali: ovviamente indisturbato.

     

    Quattro aziende che hanno deciso di metterci la faccia, e che insieme rappresentano ben 540 ettari di vigna, un fatturato da oltre 30 milioni di euro, lavoro per centinaia di persone.

     

    "Sono nato a Brolio – afferma Francesco Ricasoli e nella mia infanzia non ho mai visto un cinghiale o un daino. Se volevo vedere uno di questi animali dovevo andare al cinema per vedere un film di Walt Disney. Dobbiamo riuscire a trovare una soluzione per eradicare questi animali che non fanno parte del nostro territorio".

     

    Rolando Bernacchini (Rocca di Castagnoli) traccia il profilo dell'ultima annata per l'azienda che rappresenta dicendo che "nei vigneti migliori l'uva è andata praticamente distrutta nonostante siano stati spesi ben 80.000 euro per la recinzione delle coltivazioni".

     

    "Abbiamo dovuto vendemmiare – dice sempre Bernacchini – non in base alla maturazione dell'uva, ma correndo come pazzi da un capo all'altro dell'azienda per raccogliere i grappoli presi di mira di volta in volta dai cinghiali. Alla fine abbiamo avuto un danno quantificato in 700 quintali di uva distrutta che danno luogo a 490 ettolitri di vino".

     

    "Non abbiamo la possibilità di tutelarci – dice ancora – nessuno è contro la caccia ma deve essere svolta nel rispetto delle coltivazioni in atto. E ci sentiamo danneggiati dal vandalismo di recinzioni a protezione delle coltivazioni divelte per fare entrare gli animali e persone che alimentano sempre sui nostri terreni la fauna selvatica. Ti senti accerchiato".

     

    Giuseppe Liberatore, direttore del Consorzio Vino Chianti Classico, afferma che "sono stati presentati continuativamente dal 2007 esposti presso le autorità competenti"; auspica "una rotazione delle squadre dei cacciatori nel territorio e non più come adesso dove ogni gruppo di cacciatori ha un suo territorio fisso".

     

    E spera che il passaggio di consegne dalla Provincia alla Regione "porti alla risoluzione di questi gravosi problemi".

     

    Insomma, servono da un lato abbattimenti per riportare la popolazione di ungulati a un numero tollerabile; ma, dall'altro lato, serve vigilanza e tolleranza zero contro chi ha contribuito ad arrivare ai numeri attuali.

     

    Roberto Stucchi (Badia a Coltibuono) è netto: "Le leggi che regolano l'esercizio della caccia ci sono già, non c'è bisogno di crearne altre, basta solo applicarle. C'è un'economia sommersa che di fatto ha fatto proliferare la popolazione animale a beneficio di pochi".

     

    Ricorda anche che "c'è pure il rischio che si diffonda una malattia pericolosa per l'essere umano, il morbo di Lyme (Borreliosi) che si trasmette da zecche e consiste nell'infezione acuta oppure cronica del sistema nervoso centrale".

     

    "Badia a Coltibuono – continua ancora Stucchi – ha calcolato un danno di 250/300 quintali di uva distrutta che avrebbero dato circa duecento ettolitri di vino, pari quasi a 30.000 bottiglie".

     

    Guido Guardigli, del Castello di Meleto quantifica in 500 quintali l'uva andata persa nell'annata 2015 a fronte di continui danneggiamenti in protezioni dei vigneti, tanto che "due operai sono quotidianamente impegnati a girare i reticolati elettrici o fissi, per effettuare le riparazioni".

     

    Il sindaco di Gaiole in Chianti, Michele Pescini, dice che "la politica deve uscire dal guscio e applicare le leggi che già esistono, che sono già sufficenti a regolare la situazione. Ho un contatto continuo con il Prefetto di Siena, molto interessato alla questione del sovrapopolamento di animali e alla mole di danni che producono".

     

    "Con gli altri comuni – ricorda inoltre in conclusione – abbiamo appena siglato un accordo per creare un percorso di sentieristica che va verso un turismo morbido e di qualità che va a cozzare con le recinzioni a protezione delle coltivazioni, che abbrutiscono il territorio, impediscono il passaggio. Ma che sono allo stato attuale imprescindibili per poter raccogliere uva. Auspico anche un dialogo costruttivo fra aziende e cacciatori per arrivare a ristabilire una logica di caccia più serena e permetta a tutti di svolgere le proprie attività sul territorio".

    di Matteo Pucci

    © RIPRODUZIONE RISERVATA

    Sostieni il Gazzettino del Chianti

    Il Gazzettino del Chianti e delle Colline Fiorentine è un giornale libero, indipendente, che da sempre ha puntato sul forte legame con i lettori e il territorio. Un giornale fruibile gratuitamente, ogni giorno. Ma fare libera informazione ha un costo, difficilmente sostenibile esclusivamente grazie alla pubblicità, che in questi anni ha comunque garantito (grazie a un incessante lavoro quotidiano) la gratuità del giornale.

    Adesso pensiamo che possiamo fare un altro passo, assieme: se apprezzate Il Gazzettino del Chianti, se volete dare un contributo a mantenerne e accentuarne l’indipendenza, potete farlo qui. Ognuno di noi, e di voi, può fare la differenza. Perché pensiamo che Il Gazzettino del Chianti sia un piccolo-grande patrimonio di tutti.

    Leggi anche...

    Sostengono Il Gazzettino