CHIANTI – Lo presenterà domenica 22 dicembre a Panzano in Chianti, in un dialogo che sicuramente non mancherà di essere brillante e interessante con Dario Cecchini (ore 17 Antica Macelleria Cecchini).
Si chiama "Il Chianti dalla A alla Z – Territorio, vino, folclore, aneddoti, storia e leggenda" (Sarnus) il libro in cui Enrico Fiori si concentra su un territorio sempre pieno di angoli da mettere in luce. Il Gazzettino del Chianti lo ha incontrato.
Qual è il "tuo" Chianti? Come lo hai contestualizzato nel libro?
"Il "mio" Chianti è una terra bellissima, una manciata di chilometri tra Siena e Firenze che non finirei mai di percorrere e, una volta, arrivato in fondo, ricomincerei daccapo. Il "mio" Chianti è tante cose insieme: dal vino più famoso al mondo al favoloso Chiantishire, dai maestosi castelli agli incantevoli borghi, dalle antiche pievi alla fastose ville, dalle rustiche taverne alle raffinate osterie. E' come un forziere colmo di storia, arte, paesaggi, feste, curiosità, ricette e molto altro ancora. Chianti è per me anche sedersi a un tavolo a Volpaia a contemplare lo splendido panorama; passeggiare tra le curatissime case di San Donato in Poggio; andare vedere una volta di più la Rana Beona a San Sano; girare per l'ariosa piazza di Greve e poco dopo andare a Panzano per gettare lo sguardo sulla stupenda campagna circostante. Si è ricchi quando si hanno tanti soldi, ma si è ricchi anche quando apprendiamo che Michelangelo acquistò casa nel Chianti, quando veniamo a sapere che la Gioconda dipinta da Leonardo apparteneva a una famiglia facoltosa e proprietaria di terreni tra Greve e Castellina in Chianti, quando scopriamo che Machiavelli scrisse Il Principe a Sant'Andrea in Percussina, poco fuori San Casciano. Eppoi ci sono loro, i chiantigiani: bruschi, schietti, bercioni, generosi, laboriosi, beffardi, una varia umanità che in questi anni ho imparato a conoscere e apprezzare. Ecco, questo è il "mio" Chianti".
Raccontaci un po' chi sei e come arrivi a scrivere il libro.
"Diciamolo subito: non sono nato nel Chianti; sono originario di Caprese Michelangelo, un piccolo paese della Valtiberina toscana, ai confini con l'Umbiria e che ha dato i natali proprio al divino Michelangelo, ma praticamente da sempre sono innamorato delle terre del Gallo Nero. E quando, dieci anni fa, all'età di 43 anni, mi sono stabilito a Castelnuovo Berardenga, questa passione mi ha davvero catturato in modo irresistibile; dapprima ho iniziato a mettere insieme un po' di materiale a scopo didattico; sono un insegnante di scuola primaria, uno degli ultimi maestri di scuola rimasti, e mi piaceva l'idea di fare una ricerca da trasmettere agli alunni. Poi leggendo il libro dello scrittore inglese Peter Mayle, "Provenza dalla A alla Z", mi è venuta l'ispirazione di dare vita ad una specie di alfabeto chiantigiano, una pubblicazione che non fosse solo una tradizionale guida per turisti, ma prendesse in considerazione diversi aspetti di questo meraviglioso territorio. Ho dunque cercato di creare qualcosa d'insolito: non ho preso in considerazione le parti del territorio per tracciare degli itinerari terrestri e descriverli, ma ho tentato di assemblare un dizionario, partendo dalla A di Accento fino alla Z di Zuppa frantoiana, passando per la C di Cinghiale e per la M di Macellerie. Oggi mi definirei un chiantigiano d'adozione, ma forse sarebbe meglio dire un chiantigianista, ovvero un appassionato sostenitore del mondo del Gallo Nero. Ci tengo a dire che non ho dimenticato i miei alunni: ho dedicato questo lavoro ai miei ragazzi di Castellina in Chianti, dove ho insegnato per anni, e di Pianella, dove insegno tuttora".

Come lo hai "costruito" il libro? Quanto tempo è stato necessario?
"Il libro è stato costruito sul campo, attraverso tante uscite per visitare borghi e badie, chiese e selve, enoteche e librerie e attraverso anche tante chiacchierate con giovani e anziani, osti e cacciatori, preti e mangiapreti. Ma c'è stato anche molto lavoro a tavolino per leggere libri e riviste, per consultare siti, per rielaborare il materiale a disposizione. Tutto questo è durato alcuni anni: dal 2015 ai … giorni nostri! Ma ne è valsa la pena!".
Hai percorso un Chianti che conoscevi? Hai scoperto cose nuove?
"Inizialmente ho percorso un Chianti che conoscevo: frequentavo le contrade del Gallo Nero fin da giovane e tante delle sue zone mi erano note; ma poi più giravo e più avevo voglia di scoprire posti nuovi; una pieve che non avevo ancora visto, una fortezza che non avevo ancora osservato, un ristorante che non avevo ancora sperimentato. Ho vagato in lungo e in largo e mi sono divertito molto imparando molte cose nuove".
E' rimasto qualcosa fuori da questo alfabeto chiantigiano e che magari avresti voluto inserire ma non sei riuscito?
"Riassumere tutto il Chianti nelle pagine di un libro non è possibile: qui ci sono tanti fatti storici, tanti racconti leggendari, tante creazioni artistiche, tante ricette enogastronomiche (e non entriamo nel mondo del vino!) che non basterebbero dieci trattati. Tante cose sono purtroppo rimaste fuori: qualche piccolo paese non sono riuscito a inserirlo, alcune ricette non hanno trovato spazio, diverse storie legate a chiantigiani le ho dovute tagliare. Ma non vi svelo nulla di più: forse tutto questo sarà l'argomento di un pro
di MATTEO PUCCI
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