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martedì 7 Febbraio 2023
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    Ancora caporalato nel Chianti: i retroscena dell’operazione in terra senese. Una vergogna

    Comportamenti vessatori, stipendi trattenuti per fargli pagare gli attrezzi, gerarchie in base alle etnie...

    CHIANTI SENESE – L'operazione anti caporalato, culminata con il blitz della mattina di oggi, venerdì 29 settembre, coordinato dai carabinieri della Compagnia di Poggibonsi, insieme ai colleghi del Nucleo carabinieri Ispettorato del lavoro di Siena, ha portato a tre ordinanze di custodia cautelare in carcere nei confronti di altrettanti stranieri di nazionalità curda, resisi responsabili di “intermediazione illecita” (caporalato) e “sfruttamento del lavoro”.

     

    # ARTICOLO / Caporalato nel Chianti, nuovo blitz, quaranta sfruttati: tre curdi in arresto

     

    L’indagine aveva tratto origine da un esposto presentato nel mese di febbraio scorso da un cittadino di Radda in Chianti, che aveva segnalato le precarie condizioni alloggiative in cui versavano alcuni stranieri, sistemati in un fatiscente appartamento ubicato in località Palagio, nel comune di Radda in Chianti.

     

    I successivi accertamenti investigativi, coordinati dal Procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Siena, dottor Salvatore Vitello e dal sostituto dottor Nicola Marini, hann consentito ai militari dell’Arma e al personale dell’Ispettorato del Lavoro di documentare effettivamente le pessime condizioni di vita di circa 40 operai.

     

    Risultati dipendenti di una società d’intermediazione con sede nella provincia di Grosseto, che risultavano essere stati sottoposti ad orari di lavoro estenuanti.

     

    Venivano accompagnati con numerosi furgoni sui luoghi di lavoro e costretti a sostenere faticose attività agricole, oltre gli orari contrattualmente concordati.

     

    Nel corso dell’indagine sono stati individuati due ulteriori appartamenti a Castellina in Chianti e a Vagliagli (nel comune di Castelnuovo Berardenga), utilizzati come dormitorio per gli operai impiegati nella stessa società.

     

    In questi appartamenti, dagli appunti annotati dagli stranieri sulle loro agende personali e da ulteriori documenti rinvenuti, è emerso che venivano retribuiti solo per una parte delle ore di lavoro realmente effettuate.

     

    In sede di ricostruzione delle loro relazioni lavorative con gli intermediari, procacciatori dell’impiego presso alcune aziende agricole, sono altresì emersi episodi di maltrattamento e comportamenti vessatori ai quali i lavoratori erano stati sottoposti e ai quali avevano dovuto assoggettarsi, pur di conseguire una retribuzione.

     

    All’interno delle squadre di lavoro organizzate, si era venuta a creare una consolidata gerarchia di disparità nei trattamenti economici, a seconda delle etnie dei componenti delle squadre stesse.

     

    Le vittime delle vessazioni erano quindi costrette a trattenute sullo stipendio, addirittura corrispettivo dell’acquisto degli strumenti di lavoro che utilizzavano. Nello stesso contesto e per gli stessi reati, sono indagati ulteriori tre soggetti.

     

    La società alla quale fanno capo tutti gli indagati è stata sottoposta, per ordine della Magistratura senese, a controllo giudiziario da parte di un commissario nominato a questo proposito.

     

    LE PAROLE DEL GOVERNATORE REGIONALE ENRICO ROSSI

     

    "Esprimo la mia viva soddisfazione per l'operazione contro il caporalato condotta dalla Procura di Siena e dai carabinieri".

     

    Questo il commento del presidente della Regione Toscana Enrico Rossi alla notizia dell'arresto di tre persone che sfruttavano lavoratori immigrati nelle aziende del Chianti.

     

    "Tutte le nostre energie – prosegue Rossi – devono essere impiegate nel contrastare il lavoro nero e lo sfruttamento, tutti devono avere paghe giuste e condizioni di lavoro rispettose della propria dignità"

     

    "Come Regione Toscana – ricorda – dopo aver siglato un protocollo d'intesa per contrastare l'illegalità e lo sfruttamento in agricoltura, procederemo con la sospensione di tutti i contributi previsti dalla normativa europea e regionale per quelle aziende che consapevolmente si sono servite di intermediazione illecita e di lavoro nero; al tempo stesso promuoveremo e valorizzeremo quelle imprese che invece garantiscono e assicurano il rispetto dei diritti contrattuali dei lavoratori".

     

    "La nostra risposta – conclude il presidente – sarà, in questo campo come in quello della sicurezza sui luoghi di lavoro, immediata e risoluta".

     

     

    di Redazione

    © RIPRODUZIONE RISERVATA

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